Pietà l’è morta – “Famiglia in crisi” – Di Cetto in Cetto – “Pierconfusy” o “Pierfurby”? – Questioni di coscienza – Cartolarizzazione scandalo

Fatti e misfatti di maggio 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 7 Maggio 2012

Pietà l’è morta

"Il giovane tra i 25 e i 35 anni trovato morto, a Taggia, nel torrente Argentina – hanno ipotizzato i carabinieri di Imperia – potrebbe essere stato un operaio straniero "in nero" e senza permesso di soggiorno, vittima di un incidente sul lavoro e gettato in quelle acque per evitare guai".

Se l’ipotesi dei carabinieri di Imperia dovesse tradursi in realtà, sarebbe davvero mostruoso. Sarebbe da gridare, di nuovo, "pietà l’è morta". O peggio – come stanno dimostrando, giorno dopo giorno, episodi sempre più terribili per ferocia e per cinismo – "pietà l’è sempre morta".

“Famiglia in crisi”

""Famiglia cristiana” – dichiarato lo stato di crisi – taglierà dal suo organico undici giornalisti".

Mandare a casa dipendenti quando si è in difficoltà economiche, allora, non è peccato. E dunque, quando altre "testate" hanno adottato le stesse decisioni, perché "Famiglia cristiana" è saltata su con le sue severe scomuniche? Oppure è peccato e, dunque, "Famiglia cristiana" dovrebbe fare penitenza recitando almeno undici volte al giorno (una per ogni dipendente tagliato) undici "Pater", undici "Ave" e undici "Gloria". Gloria, naturalmente, nel più alto dei cieli e non certo nel più basso della sua crisi terrena. Amen.

Di Cetto in Cetto

"Nel suo nuovo film – ha confermato il regista Giulio Manfredonia – Antonio Albanese continuerà ad apparire come "Cetto La Qualunque", ma, contrariamente al solito, senza riferimenti politici al Governo in carica".

Adotta Abitare A

Profonda ammirazione e devoto rispetto per il "premier" Monti e la sua squadra di illustri professori? Di meno, di meno. Solo perché – anche se molti non lo sanno – lui è il marito di Maddalena Gnudi e Maddalena Gnudi è la figlia del Ministro del turismo, Piero Gnudi. Attaccare il Governo in carica, dunque, per "Cetto La Qualunque" non sarebbe oggi un affare: il suocero Piero Gnudi potrebbe "non aiutare" il finanziamento dei suoi film e la moglie Maddalena Gnudi potrebbe assestargli, magari, qualche mazzata tra le quattro mura domestiche. "Cetto", insomma, sarà pure "La Qualunque". Ma non è, evidentemente, il qualunque scemo.

"Pierconfusy" o "Pierfurby"?

"L’ "Unione di centro" di Pierferdinando Casini – come è apparso nelle schede elettorali delle amministrative parziali – in 17 Comuni si è presentata da sola, ma in tre (Verona, Isernia e Palermo) con il Pdl, in uno (Gorizia) con il Pdl e la Lega Nord, in uno (Frosinone) con il Pd, in uno (Brindisi) con il Pd e Vendola, in tre (La Spezia, Trani e Taranto) con il Pd, Vendola e Di Pietro".

Due, allora, le ipotesi. La prima: Pierferdinando Casini continua a non avere chiaro quali debbano essere, per coerenza con i suoi principi e con le sue idee, i suoi amici e i suoi sodali. La seconda e più probabile: Pierferdinando Casini ha ben chiaro tutto, ma se ne infischia della coerenza ed è interessato soltanto a fare i conti di cosa gli convenga ogni volta fare per ottenere più poltrone possibili. Alla faccia delle lezioni di etica e di serietà che, con faccia severa e indignata, continua ogni giorno a dispensare – senza la minima vergogna – sui giornali e sui teleschermi.

Questioni di coscienza

"Poiché ho un reddito di oltre 400 milioni di dollari e, dunque, sono molto ricco – si è messo la mano sulla coscienza lo scrittore americano Stephen King – sarebbe giusto che mi si facessero pagare più tasse".

La stessa cosa avevano sostenuto, ultimamente, anche altri super-ricchi americani come il magnate Warren Buffet, i "big" delle finanze Michael Steinhardt e Morris Pearl, Bill Gates e l’inventore di "Facebook", Mark Zuckerberg. In Italia, invece, il silenzio più assoluto. Nessuna mano sulla coscienza. Nessun eplicito invito ad una opportuna equità fiscale. Né da Michele Ferrero e famiglia (reddito 19 miliardi di dollari) né da Leonardo Del Vecchio (11 miliardi e mezzo) né da Giorgio Armani (più di 7 miliardi), né da Miuccia Prada ( qiasi 7 miliardi). E neppure da Silvio Berlusconi e famiglia (quasi 6 miliardi). Quanto è lontana, tante volte, l’Italia dall’America! E non solo – come è possibile constatare – perché c’è di mezzo un oceano.

Cartolarizzazione scandalo

"Niente ipocrisie – ha dichiarato, in una intervista, l’onorevole Luciano Violante – tagliare i rimborsi elettorali di quest’anno ai partiti è impossibile perché alcuni li hanno già cartolarizzati con le banche".

E’ vero. Ma perché alcuni partiti hanno cartolarizzato questi rimborsi? Perché la legge lo consente. Ma perché la legge lo consente? Perché assurda e varata dai partiti "pro domo" loro. Trattandosi infatti di rimborsi elettorali, giustizia, etica ed equità avrebbero dovuto consentire che la differenza positiva tra quanto elargito con manica larga ai partiti per le spese elettorali e quanto effettivamente da loro speso di gran lunga in meno fosse in qualche modo restituito allo Stato. Invece no. La differenza, mentre gli italiani continuano ad essere tartassati, viene dai partiti vergognosamente cartolarizzata. Se non – come in qualche caso ancor più scandaloso – investita in diamanti, in lingotti d’oro, in operazioni finanziarie da vergogna, in esborsi incontrollati e, addirittura, in spese personali di questo o quell’esponente più o meno di rango. 


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