Precipita sempre più in basso il livello dell’istruzione in Italia. I nuovi inconsapevoli analfabeti

Una lucida ed efficace analisi di Arturo Marcello Allega nel libro “Analfabetismo. Il punto di ‘non ritorno’. Teoria dell'evoluzione della popolazione istruita”
Enzo Luciani - 18 Dicembre 2012

“Analfabetismo. Il punto di ‘non ritorno’. Teoria dell’evoluzione della popolazione istruita” è un interessante libro del preside dell’Istituto Tecnico Giovanni XXIII di Roma Arturo Marcello Allega (H.E.-Herald Editore, 2011 pp. 112.
Il volume aiuta a comprendere dove sta andando l’istruzione e quel che sta accadendo all’istruzione. In esso emerge il dolore di chi, per missione e passione, ha dato e vuol donare cultura, e si rende conto che molto spesso va predicando in uno sterile deserto. Il libro aiuta a capire che l’istruzione deve essere considerata un "vantaggio sociale" e non uno "svantaggio sociale" e come la crisi economica, con l’aumento dei tassi di disoccupazione, stia portando gli istruiti verso un triste adattamento a posti di lavoro più modesti per contrastare l’analfabetismo di ritorno e per lottare contro la dealfabetizzazione "di massa" come livellamento verso il basso delle conoscenze medie della popolazione. Serve anche a capire perché oggi è difficile insegnare l’importanza dello studio nella società della conoscenza e come l’analfabetismo tecnologico porti ad altre forme di analfabetismo.

Del libro se ne è occupato il 18 dicembre 2012 il Corriere della Sera in un articolo di Paolo Di Stefano intitolato “Il prestigio sociale dei nuovi analfabeti” che qui di seguito riportiamo:

“Un recente rapporto della Pearson sui sistemi educativi certificava quanto il livello dell’istruzione in Italia sia precipitato, se è vero che il nostro Paese si colloca al ventiquattresimo posto tra i cinquanta presi in considerazione. Si è già accennato al doppio fenomeno dell’analfabetismo di ritorno e dell’analfabetismo funzionale: pare, secondo i dati Ocse, che quasi il 70 per cento degli italiani non sia in grado di leggere e scrivere se non testi di livello elementare. A scanso di equivoci, è bene sottolineare che non si tratta di persone ai margini sul piano economico-sociale, ma di cittadini che, pur avendo un conto in banca e pur occupando ruoli importanti della società, non sono (più) capaci di comprendere ed elaborare criticamente testi complessi: discorsi, opere teatrali, articoli di giornale, romanzi, saggi (non a caso le classifiche di vendita vedono ormai il primato dei para-libri). È ovvio che tutto ciò dovrebbe preoccupare i nostri governanti, ma la sordità politica a questi temi fondamentali per la qualità della democrazia è una malattia che, alla resa dei conti (cioè al netto dei proclami), tocca l’intero arco parlamentare o quasi.
Questi numeri sono stati ripresi e analizzati con efficacia da Arturo Marcello Allega, nel suo libro Analfabetismo: il punto di non ritorno. Allega offre un contributo ulteriore sull’argomento: egli mostra, attraverso una proiezione matematica, quali potranno essere gli scenari futuri qualora i dati Ocse venissero confermati nei prossimi anni. Se la crescita esponenziale dei cosiddetti «dealfabetizzati» (iniziata dal 2001) continuerà di questo passo anche grazie all’effetto «contagio», gli «istruiti» diventeranno stabilmente meno numerosi dei «non istruiti» (che disporranno comunque di una avanzatissima preparazione tecnico-scientifica): è peraltro una forbice, molto simile a quella precedente la Seconda guerra mondiale, che già dal 2006 si configura come «punto di non ritorno». Con l’aggravante che oggi per lo più l’analfabetismo è vissuto inconsapevolmente.
Certo, si dirà che parlare di «non istruiti» è una semplificazione da umanisti ammuffiti (ancora — peggio per loro! — convinti del primato cognitivo della lettura tradizionale, su carta, per esempio), poiché la diffusione delle nuove tecnologie e della comunicazione web in realtà non ha prodotto neoanalfabeti tout court ma «nuovi alfabeti» o «nuovi barbari» che dir si voglia. Sarà, ma la curiosa conseguenza che Allega avverte come devastante è quella sorta di «selezione sociale» per cui i «non istruiti» godranno di notevoli vantaggi rispetto a quelli che possiedono una cultura capace di elaborazione critica. Tutto ciò non può che frustrare anche il più apprezzabile impegno degli educatori, inevitabilmente percepiti come anacronistici e tutto sommato inutili. Bisognerà vedere se per renderli più attraenti basterà una lavagna elettronica o un ebook?" 


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