Premio Tom Benetollo

La quarta edizione si è svolta a a Palazzo Valentini
di Elisabetta Ruffolo - 10 Luglio 2011

Si è svolta a Palazzo Valentini la quarta edizione del premio Tom Benetollo, istituito dalla Provincia di Roma nel 2006, rivolto agli enti locali che si sono resi protagonisti di buone politiche locali. Hanno partecipato oltre novanta Enti locali.

Duplice obiettivo del Premio è quello sia di ricordare Tom Benetollo, presidente dell’Arci prematuramente scomparso che di proseguire i suoi ideali incoraggiando soggetti pubblici a lavorare per far crescere la cultura della legalità e costruire il cambiamento dal basso.Solidarietà e cooperazione, valorizzazione del bene comune. Non bisogna mai perdere il gusto della ricerca. Buone pratiche per dimostrare che la Pubblica Ammnistrazione può cambiare le cose se scommette su valori come l’impegno. Il riconoscimento viene attribuito a Comuni e Province italiane che hanno contribuito attraverso varie iniziative a migliorare la qualità della vita dei cittadini. I premi erano oggetti artistici e di artigianato (due maschere in malachite provenienti dal Congo realizzate da Amka Onlus, due vasi di terracotta provenienti dalla colombia e realizzate da una Cooperativa di donne della comunità indigena Coco Viejo (Guainià)e altri due piatti provenienti dal Marocco. Zone del mondo che hanno caratterizzato l’impegno di Tom Benetollo, volto a garantire la pacifica convivenza tra i popoli.

Per l’edizione 2011, il primo premio è stato assegnato alla Provincia di Pesaro e Urbino per il Progetto “Lontani da dove?” Recuperare attraverso la memoria, vecchie e nuove immigrazioni. Aiutare i giovani a sfruttare le proprie risorse per aiutare gli altri. I giovani sono più predisposti a fare ciò perché non hanno i pregiudizi degli adulti.

“I venti del cambiamento non arrivano mai per caso, perché sono le energie degli uomini ad alimentarli”. Arretrano i diritti umani ad ogni latitudine, nel 2011 emergono con forza dei cambiamenti. Umanità oppresse dalle guerre, dal colonialismo, la nuova generazione è consapevole di avere in mano il destino dei popoli. Il Sud del mondo ha capito che si può partire dalla povertà per affermare le libertà.

Il vento del cambiamento sta soffiando anche da noi. Studenti e mondo della cultura in difesa del sapere. C’è indignazione contro la precarietà e l’illegalità. C’è un’inversione di tendenza. I diritti umani, la Costituzione, il bene della vita, valgono più della logica del profitto e non può essere sacrificato ad esso. E’ una rivoluzione culturale che propone un’altra idea di società, quello di concorrere alla scelte fondamentali del paese, ha ribadito Beni dell’Arci. 


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