Pup fiction. Parcheggi o cantine?

I parcheggi sotterranei inventati da Tognoli mostrano l’usura del tempo. Corrispondono sempre meno allo scopo di aumentare l’offerta aggiuntiva di posti auto
di Aldo Pirone - 31 Ottobre 2009

 Li ha inventati il ministro Tognoli nel 1989. Lo scopo era quello, parliamo dei Pup, di aumentare l’offerta parcheggi nei quartieri densamente popolati delle grandi città. L’edificazione intensiva e speculativa, infatti, del primo boom economico non aveva previsto la motorizzazione altrettanto veloce e intensiva degli italiani. A Roma i grandi palazzi delle periferie romane cresciuti in pochi anni come funghi erano circondati all’inizio da strade e marciapiedi vuoti, qualche volta occupati, nelle calde e pigre serate estive, da partitelle di calcio di gruppi di ragazzi a cui la città non offriva altro svago e divertimento. Negli anni ’70 quelle strade si sono coperte di lamiere di auto in sosta. Come gramigna hanno occupato ogni spazio vuoto, aggredendo anche i marciapiedi che per proteggersi sono stati circondati dai cosiddetti ‘’parapedonali’’. E’ aumentato a dismisura il numero delle auto. Da una per famiglia a due o tre. Ne è aumentata anche la stazza: dalla piccola ‘’500’’ ai giganteschi ‘’Suv’’. Contemporaneamente invece di aumentare sono diminuiti i grandi garages pubblici, lasciando campo, con i dissennati cambi di destinazione d’uso, a grandi negozi e a market di tutti i tipi e dimensioni.

Insomma un grande delirio. Si è calcolato che se a Roma tutte le auto fossero in movimento ci sarebbe la paralisi del movimento: un vero e proprio infarto urbano.

I parcheggi sotterranei il buon Tognoli li pensò per trovare non una soluzione ma almeno un alleggerimento al problema di dove lasciare l’auto vicino casa. Li pensò sotto forma di box pertinenziali sotterranei da far acquistare agli abitanti dei palazzi limitrofi. In molti casi hanno funzionato in altri no. Complessivamente l’idea sembra non funzionare più. Molte le cause. Gli alti costi che nelle zone popolari ne impediscono l’acquisto ai ceti economicamente più disagiati Quando questo succede di solito viene allargato il raggio della pertinenzialità per cui chi acquista il box sotterraneo, se abita lontano, lo fa, a volte, per adibirlo a magazzino o ripostiglio magari, per il proprio negozio se è un commerciante o un artigiano. Con l’andare del tempo questi usi alternativi tendono ad allargarsi per cui gli scopi originari dell’aumento dell’offerta complessiva di posti auto viene a mancare. Tanto più che non esistono controlli da parte dell’amministrazione per verificare periodicamente che i box siano adibiti effettivamente all’uso per cui sono stati concepiti. Inoltre la realizzazione di un Pup comporta in superficie una riduzione oggettiva di posti auto anche perché le riqualificazioni dei tratti stradali o delle piazze soprastanti, fatte per lo più con i soldi degli oneri concessori, incidono ulteriormente su questa diminuzione. E ciò induce chi non può acquistare il box e al tempo stesso subisce questa restrizione di possibilità di parcheggio a ritenersi vittima di una discriminazione sociale. In cambio, però, strade, marciapiedi e piazze prima degradati assumono un aspetto e una funzione più decorosa e gradevole. A Cinecittà è stato questo il caso dei Pup di via Pulvillo e piazza dei Decemviri nel quartiere Don Bosco e di piazza Aruleno Celio Sabino, davanti alla chiesa di San Policarpo, all’Appio Claudio. Non è stato questo il caso di piazza dei Consoli perché si è ancora in attesa della riqualificazione della piazza medesima essendosi persi per la città gli oneri concessori del Pup sottostante e più controverso appare quello di via S.G. Bosco sia per la sistemazione in superficie – giochi per i bambini fra due carreggiate stradali limitrofe, qualche panchina, un bel filare di ulivi, evitato per l’intervento del Municipio un demenziale campo di Basket – sia per l’effettivo aumento di posti auto. In quest’ultimo caso infatti si è prodotto il caso in cui la società Parkroi che gestisce il Pup non è riuscita a vendere tutti i box disponibili nel raggio dei 500 metri di pertinenzialità. Per cui le è stato concesso da parte del Comune nel novembre del 2007 di allargare il raggio alle zone ‘’immediatamente limitrofe’’ all’area pertinenziale ma, non si sa perché, la società dice che possono acquistare i box anche coloro che abitano semplicemente dentro il raggio dell’anello ferroviario di Roma. Insomma anche chi abita, per ipotesi, a piazza Ragusa che, con tutta la buona volontà, non appare essere ‘’zona limitrofa’’. Il costo varia fra i circa 40 mila per chi è pertinenziale e i circa 50 mila euro per chi non lo è. Le amministrazioni municipale e comunale sono a conoscenza della questione ma non si sa se e come intendano intervenire.

Quel che appare certo è che lo strumento Pup fondato su box chiusi non appare più idoneo, in generale, ad aumentare l’offerta di parcheggio nei quartieri densamente edificati. Rischia di diventare una ‘’fiction’’.

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Pup fiction tre. Cosa succederà nel X municipio
Previste altre 15 strutture nei quartieri densamente edificati. Il pericolo dei box invenduti

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