Quanto sei bella Roma

Ettore Visibelli - 14 Dicembre 2019

Non so perché dovrei essere felice di vivere nella Capitale, andata progressivamente verso un degrado che ne attesta, purtroppo, anche il declino culturale. Occorreranno parecchi anni, forse una trentina, affinché si possa avvertire un’inversione di tendenza, ammesso che qualcuno prenda il toro per le corna e, a muso duro, faccia comprendere a una cittadinanza, sopraffatta dall’ignoranza e dal menefreghismo di una ristretta minoranza, che è davvero un peccato ridurre nella condizione attuale (o magari, anche peggio) una città dalle bellezze indiscutibili, ma coperte dal velo della trascuratezza amministrativa, quale da anni è affetta.

Crisi nelle infrastrutture primarie: strade, rifiuti, trasporti pubblici di superficie – dimenticando la rete metropolitana insufficiente, difficile da mettere in piedi in una città a strati secolari sovrapposti – fognature, alberi, periferie lasciate in balia dello spaccio. Queste le piaghe più dolorose.

È chiaro che in tale situazione degradata, sarebbe ingiusto attribuirne la colpa o responsabilità soltanto all’ultima amministrazione in carica. Il discorso parte da molto lontano e si tinge di incapacità amministrativa, mista a ignavia, malaffare, tolleranza del mondo di mezzo, corruzione e, permettetemi, rassegnazione – successiva all’entusiasmo – da parte di chi ha creduto di poter raddrizzare, solo a volerlo, una situazione ormai divenuta difficilmente governabile.

Fresco Market
Fresco Market

Torniamo indietro alla metropolitana. Se è vero che è difficile scavare il sottosuolo di Roma, tre linee sono già in funzione e la A e la B da diversi anni. È mai possibile che non si riesca a non farle allagare al primo scroscio d’acqua? E come spiegare la chiusura, per mesi, di fermate importantissime per il turismo, al quale l’amministrazione dovrebbe tenere come a un bene di famiglia, la cui rendita è fondamentale per il mantenimento delle spese capitoline?

E la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti? E’ decoroso lo spettacolo di un’incuria e incapacità gestionale, per non sapere che cosa farne della monnezza urbana, se non raccoglierla a singhiozzo, riempiendo fino all’incredibile centri di stoccaggio, prima o poi destinati a essere dati alle fiamme per un fortuito corto circuito? Quando il centro di raccolta va a fuoco, lo sa il cittadino che cosa si sprigiona nell’aria di tossico e nocivo per la salute? Mi chiedo se per smaltire il rifiuto urbano si possa parlare di comportamento decoroso raccomandarsi a discariche limitrofe alla Capitale, o in alternativa spedirlo all’estero, pagando cifre spropositate a chi la incenerirà, ricavandone energia. Ma da noi, la sola parola incenerire i rifiuti è tabù, perché, delle due l’una: o non siamo bravi come altri Paesi europei, che non è sufficiente prendere ad esempio; o siamo molto più avanti di tutti loro che non sanno a quali pericoli andranno incontro, liberandosi dei rifiuti per combustione controllata. Intanto, qua a Roma, va a fuoco, senza alcun controllo o prevenzione, un autobus urbano ogni due per tre. E allora?…

Ci sarebbero da scrivere diverse pagine sulle disfunzioni che affliggono la città, a partire dalla mancanza di senso civico, rintracciabile in una larga parte dei cittadini, per finire al rispetto del prossimo, altrettanto latitante.

Oggi piove e tira un vento anomalo per Roma, al quale ci dovremo abituare, se  è vero essere un aspetto ineluttabile del cambiamento climatico. La Sindaca ha decretato per oggi un giorno di vacanza supplementare per tutte le scuole. Non mi è chiaro se per il timore di uragani, trombe d’aria, alluvioni, o più semplicemente perché gli edifici scolastici non sono a norma e in sicurezza per resistere a una sventolata più marcata di sempre, o a una pioggia battente che potrebbe allagare le aule penetrando dal tetto.

Voglio bene alla mia Capitale. Ci abito da più di quindici anni e non nascondo quanto mi rattristi vederla tanto degradata. Il turista del fine settimana, quello della visita mordi e fuggi, forse non prova il mio stesso disagio.

Per amare veramente Roma, è indispensabile viverci e questo, al momento, mi fa stare molto male.

La speranza in un cambiamento è lenitivo, ma non è vero che sperare non costa niente.

 

Ettore Visibelli


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti