Quartiere Flaminio: una groviera di parcheggi sopra le falde acquifere

Appena approvato il pacchetto di parcheggi interrati, Associazioni e Comitati ne denunciano l'inutilità e la pericolosità
di Claudia Tifi - 19 Maggio 2009

L’Ufficio Giardini ha dato parere favorevole all’abbattimento di 36 platani su viale del Vignola per la costruzione del parcheggio interrato sulla stessa via. “La lettera era sul tavolo dei destinatari la mattina dell’11 maggio 2009 – segnala Maria Pia Montesi, vice presidente dell’associazione Ananke, l’Associazione Laboratorio Flaminio, Associazione La Goccia nel Pozzo, L’Associazione Culturale S. Croce – ma è rimasta inascoltata, come sempre.” 

Davanti al viale delle Vignole lunedì 18 maggio 2009  sotto il sole delle 14 un cospicuo gruppo di cittadini, oltre all’Associazione Ananke e a Italia Nostra, hanno sfilato per manifestare il proprio disaccordo nei confronti del pacchetto parcheggi al Flaminio.

In quella lettera Maria Pia Montesi, le associazioni e i comitati hanno denunciato a numerose autorità l’inutilità e la pericolosità dei parcheggi al quartiere Flaminio: “l’area ricade tra quelle definite in fascia B con rischio idrogeologico di livello R3, così come individuate dagli atti di pianificazione redatti dalla scrivente Autorità di Bacino, nel caso in fattispecie il “P.a.i. – Piano di Assetto Idrogeologico”, approvato e pubblicato nella G.U. n.33 del 9/2/2007, ed il “P.S.5 – Piano stralcio per il tratto metropolitano del Tevere da Castel Giubileo alla foce”. Tali piani prescrivono “l’assenza di realizzazione di vani interrati, anche se adibiti ad impianti, e di livelli interrati”.

“In occasione dell’ultima piena del Tevere – ricorda la Montesi – il Sindaco Alemanno ed il Capo della Protezione Civile Bertolaso hanno affrontato il rischio di una esondazione del fiume Tevere proprio all’altezza del Quartiere Flaminio, facendo evacuare tutte le zone interrate, molte delle quali sono state allagate: da tale episodio è possibile valutare le gravissime conseguenze che ne derivano.

La natura idro-geologica del Quartiere Flaminio consiste in terreno di riporto di poco spessore e da falde acquifere a varie profondità. In considerazione di tale particolare natura le fondazioni di tutti i palazzi del Flaminio sono state costruite su ‘zatteroni’ ed ogni intervento successivo, anche minimo, mette a rischio la loro stabilità.”
Perché mettere a rischio la stabilità degli edifici del Flaminio?
“Riportiamo – continua la lettera – soltanto il titolo di per sé significativo dell’articolo pubblicato su ‘Il Sole-24 Ore’ di mercoledì 18 febbraio 2009: ‘Parcheggi in primo piano per consolidare il business’.

Ma ai cittadini servono davvero questi parcheggi?

“Su una superficie totale dell’intero Quartiere di 1,1788 Km2 con una popolazione di 13.000 abitanti – spiega la Montesi – nel solo tridente del Flaminio risultano a tutt’oggi funzionanti, ma non totalmente utilizzati, i seguenti parcheggi: quello interrato di piazza Melozzo da Forlì, 49 posti. Conseguenze di questo intervento: una piazza distrutta nella sua specificità, tenuta in uno stato di abbandono e degrado da far vergogna nonostante tutti i nostri solleciti, con aumento delle auto in sosta in superficie, arrivato al punto che l’autobus di linea n.910 non riesce a girare per le auto parcheggiate al centro dell’incrocio. Pur essendo stato costruito ad un piano, anziché due come era previsto in origine, recentemente, a causa della piena del Tevere, si è allagato. Ora la ditta costruttrice installerà delle paratie per far deviare il flusso dell’acqua che non sappiamo cosa e chi andrà ad inondare.
C’è poi il parcheggio interrato all’Auditorium (550 posti) sempre semivuoto anche in occasione di grandi eventi; i 2 parcheggi a raso adiacenti l’Auditorium sempre semivuoti, 2 parcheggi a raso su piazza Mancini, 1 di prossimità e 1 gestito dal Municipio, 1 parcheggio interrato su viale XVII Olimpiade di cui non conosciamo l’utilizzo.

Nessuno si adopera perché l’esistente venga sfruttato in modo razionale, ma si continua a trasformare la zona in una groviera.

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Secondo il pacchetto di interventi appena approvato, a questi se ne aggiungerebbero molti altri:
il parcheggio di piazza Gentile da Fabriano: 139 box privati che mettono a rischio la stabilità dei palazzi che circondano la piazza e la vita di oltre un migliaio di persone; quello di via Guido Reni: 407 posti da realizzare in project financing; largo Jacometti: 96 box. Si trova sulla strada dei recenti ritrovamenti archeologici, attorno allo Stadio Flaminio, di un intero quartiere sepolcrale dell’antica via Flaminia; via del Vignola: 80 box dove i palazzi sono già a rischio accertato di stabilità, a prescindere dal parcheggio; via Stern: 83 box. In palazzi anch’essi già a rischio di stabilità; piazza Ankara (122 box) e piazza Manila (100 box) in aree dei più significativi ritrovamenti archeologici attualmente venuti alla luce; piazza Mancini: 202 box dove all’epoca della realizzazione della piazza non fu possibile costruire il parcheggio interrato per la presenza di una consistente falda acquifera.”
Alla delusione, perché “i nostri appelli sono rimasti inascoltati”, si aggiunge la consapevolezza della follia -parole di Renzo Piano – insita nel fare parcheggi.
“Secondo uno studio dell’Aci – dice la Montesi – a Roma si consumano in auto una media di 500 ore l’anno con un costo di oltre 40 miliardi per il tempo perso e si muore di smog (1.000 morti l’anno secondo uno studio Asl Rme).
I parcheggi funzionano comunque da poli di attrazione di traffico ed andrebbero pertanto aboliti dal centro storico e dalla città storica, incrementando invece parcheggi di scambio in luoghi strategici lontani dal centro.
Sarebbe opportuno ridurre la sosta libera (strisce bianche) che è davvero eccessiva per le esigenze del quartiere e far utilizzare a pieno regime tutti i parcheggi esistenti.
La criticità che si verifica in occasione delle serate al Teatro Olimpico si può risolvere benissimo con la presenza di un vigile che obblighi gli automobilisti a sostare nel parcheggio di prossimità di piazza Mancini, completamente libero di sera. Soluzione molto semplice e razionale che non ha mai trovato attuazione, nonostante le ripetute richieste.
L’altra criticità davvero pesante si verifica in occasione di eventi sportivi allo Stadio Olimpico, ma si potrà risolvere soltanto portando lo Stadio lontano dal centro , oppure istituendo una serie di navette, pulmini, bus, mezzi pubblici dai punti critici di arrivo fino allo Stadio e convincendo i tifosi ad utilizzarli.”
“Alla luce di quanto sopra – conclude la lettera – chiediamo un incontro urgente, prima che vengano affidati incarichi e date concessioni, con tutte le Autorità competenti per un confronto doveroso , auspicato anche dall’Assessore Marchi (Corriere della Sera, mercoledì 24/4/2009), con i cittadini che vivono quotidianamente i problemi del loro quartiere e possono esprimere con cognizione di causa criticità e soluzioni.”


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