Quei magistrati in carriera dopo il “flop Tortora” – La seconda raffica di mitra della Procura di Stoccarda – Il lamento di Paolo – Ma non è da educare anche il padre?

Fatti e misfatti di ottobre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 2 Ottobre 2012

Quei magistrati in carriera dopo il "flop Tortora"

"Il celebre presentatore Enzo Tortora – ha appena finito di ricordare agli italiani un "reality" televisivo – fu condannato a dieci anni di reclusione con le accuse di spaccio di droga e di affiliazione alla "Nuova camorra organizzata", ma poi la Corte d’Appello di Napoli, facendo crollare il debole e assurdo castello di carte costruito solo su false dichiarazioni di falsi collaboratori di giustizia, tre anni dopo lo assolse con formula piena. Ma Enzo Tortora, ormai, era rimasto minato nel fisico e nella psiche e così, a 59 anni, morì nemmeno due anni dopo l’assoluzione".

Ecco, però, una domanda più che pertinente: quale fine hanno fatto quei magistrati i quali, costruito quell’incredibile castello di carte accusatorie, segnarono la fine di Enzo Tortora come professionista e come uomo? La risposta è nel libro "Applausi e sputi" di Vittorio Pizzuto (Sperling e Kupfer editori) ed è precisamente questa: Felice De Persia è arrivato al rango di membro del Consiglio superiore della magistratura e di procuratore capo della Repubblica a Nocera Inferiore, Lucio Di Pietro al rango di procuratore aggiunto della Direzione nazionale antimafia e procuratore generale della Repubblica a Salerno, Diego Marmo al rango di procuratore generale a Torre Annunziata, Luigi Sansone al rango di presidente delle sesta sezione penale della Corte di Cassazione, Orazio Dente Gattola al rango di presidente di sezione del Tribunale di Torre Annunziata. Tutti ampiamente promossi, dunque. Sicuramente, però, per altri meriti

La seconda raffica di mitra della Procura di Stoccarda

"Voglio dire ai sopravvissuti e ai parenti delle vittime di Sant’Anna di Stazzema – ha dichiarato alle agenzie Claudia Krauth, procuratrice capo a Stoccarda – che abbiamo fatto tutto il possibile per chiarire le responsabilità dei militari tedeschi nel massacro".

Tutto il possibile? Ma se le precise responsabilità erano state già documentate e provate fino alla Cassazione italiana e, dunque, sarebbe stato sufficiente chiedere le carte alla nostra Magistratura. E se Marco De Paolis, procuratore militare a Roma, ha confermato, addirittura, che alcuni degli accusati si erano dichiarati, già da tempo, rei confessi. Quale tutto il possibile, dunque? Assolutamente e clamorosamente falso. Per cui due possibilità. La prima: alla Procura di Stoccarda non sono stati capaci di fare giustizia sulla strage di Sant’Anna di Stazzema, ma allora sarebbe giusto cambiassero perlomeno mestiere. La seconda: alla Procura di Stoccarda non hanno volontariamente cercato di fare giustizia sulla strage di Sant’Anna di Stazzema, ma allora sarebbe stato perlomeno opportuno non uscirsene, subito dopo la vergognosa sentenza, con un’altrettanto vergognosa dichiarazione. Dopo lo schiaffo, insomma, no lo sputo. No la seconda – e, per di più, intollerabilmente beffarda – raffica di mitra contro 560 innocenti, fra i quali cento bambini.

Il lamento di Paolo

"Durante la mia detenzione nel carcere vaticano – ha denunciato, alla Corte che lo sta giudicando, quel Paolo Gabriele accusato di furto di importanti documenti papali – ho subìto pesanti maltrattamenti".

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Male, se vero. Tuttavia nulla in confronto a come venivano trattati gli accusati ai tempi dei Papa-re e della santa Inquisizione.

Ma non è da educare anche il padre?

"Calogero Sgrò, sua moglie e il suo figlioletto Alessandro – l’episodio è del 7 dicembre scorso – erano stati investiti da un’auto che aveva ucciso il bambino e ferito i genitori. Un ragazzo era corso sul luogo dell’incidente, si era impossessato di un iPhone trovato accanto alle tre vittime, l’aveva portato a casa, l’aveva mostrato al padre e questi gli aveva consigliato di gettare via la "scheda sim" che vi era contenuta per poter riutilizzare l’apparecchio con una scheda nuova".

Ma poi che cosa è successo? E’ successo che, scoperto il fatto, era scattata la denuncia ed era stato avviato il procedimento giudiziario. Che si è concluso, in questi giorni, così: per il ragazzo cinico e ladro, in quanto minorenne, un "intervento educativo", per il padre cinico e di negative qualità genitoriali, in quanto patteggiatore, tre mesetti per ricettazione. Ma perché non anche per lui, vista la sua mancanza di onestà e la sua conseguente incapacità di trasmetterla al figlio, un altrettanto opportuno "intervento educativo"? 


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