Queste le novità del decreto “Rilancio salute”

Le principali: ridisegno del Servizio sanitario nazionale, grazie all’esperienza dell’emergenza coronavirus, potenziamento della rete territoriale, riorganizzazione della rete ospedaliera
Vincenzo Michelessi - 17 Maggio 2020

Il nuovo provvedimento, il cosiddetto decreto “Rilancio Salute”, ha destinato risorse per 55 miliardi, pari a due manovre finanziarie, per affrontare l’emergenza del coronavirus, prolungata fino al 31 gennaio 2021.

Uno dei settori maggiormente interessati da questo decreto è stato quello della Sanità che ha ottenuto tre miliardi e 250 milioni di euro che si aggiungono agli 1,4 miliardi previsti dal decreto Cura Italia.

Per avere una sanità di qualità a disposizione di tutti i cittadini, è stato ridisegnato il Servizio sanitario nazionale grazie all’esperienza acquisita nella prima fase dell’emergenza coronavirus.

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Tra le novità vi é il potenziamento della rete territoriale, la vera chiave per affrontare l’epidemia, come ha dichiarato il Ministro della Salute, investendo risorse importanti, equivalenti complessivamente a 1 miliardo e 256 milioni di euro. Il maggiore impiego delle risorse sul territorio è dedicato all’assistenza domiciliare e alle azioni terapeutiche. A tale scopo “le Aziende Sanitarie, tramite i distretti, provvedono ad implementare le attività di assistenza domiciliare integrata o equivalenti, per i pazienti in isolamento anche ospitati presso le strutture individuate, garantendo adeguato supporto sanitario per il monitoraggio e l’assistenza dei pazienti” come recita il decreto.

Per potenziare l’assistenza domiciliare è previsto, quindi, il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, istituendo la figura dell’infermiere di famiglia, con l’obiettivo di assistere i pazienti in isolamento domiciliare, i malati cronici, i disabili, le persone con disturbi mentali o in situazione di fragilità, destinando 240.000.000 milioni di euro per le assunzioni di 9.600 nuovi infermieri e 190.000.000 milioni per incentivi ai medici, infermieri e a tutto il personale sanitario, facendo passare l’Italia dal 4 per cento dell’insieme  di assistiti al 6.7 per cento, ossia lo  0,7 per cento in più della media OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico).

Inoltre, parte delle risorse destinate al territorio andranno a finanziare, per 60 milioni di euro nel 2020, le USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) e saranno integrate, per la valutazione complessiva dei bisogni degli assistiti e per l’integrazione dei servizi socio-sanitari, dalla figura degli assistenti sociali, a cui sono stanziate risorse pari a 14.256.000 euro.

Le Unità Speciali hanno il compito di provvedere, fra l’altro:

– alla gestione domiciliare dei pazienti affetti da COVID 19 in isolamento domiciliare e che non necessitano di ricovero ospedaliero;

– alla valutazione domiciliare dei casi sospetti e alla loro gestione;

– alle attività burocratiche/amministrative (cartella clinica, compilazione flussi, ecc.).

Le Regioni, secondo la relazione illustrativa del decreto, dovranno adottare piani di potenziamento e riorganizzazione della rete assistenziale. Sarà cura dei Dipartimenti di Prevenzione delle ASL adottare misure di identificazione e gestione dei contatti, di organizzazione dell’ attività di sorveglianza attiva in collaborazione con i medici di medicina generale, pediatri di libera scelta nonché con le Unità speciali di continuità assistenziale, finalizzate ad un monitoraggio costante e ad un tracciamento precoce  dei casi e dei contatti per la relativa identificazione, isolamento e trattamento.

L’altra colonna portante del decreto “Rilancio Salute” sono le risorse di 1 miliardo e 467 milioni di euro destinate alla riorganizzazione della rete ospedaliera, con l’obiettivo di assicurare un’assistenza pronta e adeguata ai pazienti più gravi che hanno bisogno di cure intensive. Le misure più urgenti adottate sono garantire il mantenimento o l’implementazione dei percorsi rigorosamente distinti per pazienti Covid o non Covid. Sono mantenuti i 3.500 posti in più in Terapia Intensiva, da 5.179 nella fase pre-emergenza a 8.679 con un incremento del 70 per cento. Sono previsti ospedali mobili di 370 posti letto di terapia intensiva, disponibili in breve tempo nelle zone dove è aumentato il fabbisogno.

Tutti i pronto soccorso e i Dipartimenti di Emergenza e Accettazione (D.E.A.) verranno ristrutturati e riorganizzati con la separazione delle strutture (Covid e non Covid) e la creazione di percorsi distinti per i malati Covid e aree di permanenza per gli assistiti in attesa di diagnosi.

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Ci voleva lo tsunami della pandemia per far capire alla società italiana il valore del nostro sistema sanitario nazionale come bene comune. È auspicabile che i provvedimenti presi in emergenza diventino stabili e le misure che sono state sollecitate per anni, dettate dall’urgenza, sopravvivano all’emergenza. La difesa di una rinnovata sanità come argine delle disuguaglianze e garanzia della salute di tutti deve spingerci ad avere una visione ottimistica della società che sarebbe bello ritrovare dopo questa drammatica esperienza.

 

 

Vincenzo Michelessi


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