Raggi e Federalberghi, hotel Roma per asintomatici in modo da evitare contagi familiari

Lettera congiunta a Conte e Zingaretti per decongestionare presidi sanitari e sostenere strutture alberghiere ora inoperose
Redazione - 31 Ottobre 2020

Ospitare pazienti asintomatici, paucisintomatici e le persone in quarantena nelle strutture alberghiere inoperose di Roma, al fine di isolare i soggetti positivi al Covid-19 da familiari o conviventi nel caso in cui le abitazioni non consentissero un effettivo isolamento, limitando così la diffusione del contagio. È quanto richiesto dalla sindaca di Roma Virginia Raggi e dal presidente di Federalberghi Bernabò Bocca, in una lettera inviata al Presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte e al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti.

Nella lettera si specifica che Roma Capitale, Federalberghi nazionale e Federalberghi Roma sono pronti a fare la propria parte nel supportare ogni iniziativa utile nell’individuazione di queste strutture alberghiere. Si sottolinea che tale modalità è già stata attuata nel corso della prima ondata di contagio per gli equipaggi e i passeggeri di navi da crociera messi in stato di quarantena dalle autorità sanitarie.

Nella lettera, realizzata in accordo con Federalberghi Roma, si evidenzia che questa ipotesi di collaborazione sarebbe resa possibile dalle risorse che il Governo destina straordinariamente alle imprese economiche in difficoltà e che, in questa evenienza, verrebbero assegnate agli alberghi impegnati nell’accoglienza di cittadini romani in isolamento fiduciario o quarantena.

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L’utilizzo di queste strutture permetterebbe di scongiurare il sovrappopolamento degli ospedali, dove talvolta le persone positive vengono ricoverate, seppur prive di particolari sintomatologie. Allo stesso tempo, questa azione sarebbe di sostegno alle imprese che oggi soffrono per la ripresa dei contagi e per la conseguente crisi del settore turistico.

Inoltre, si suggerisce che l’ospitalità presso queste strutture possa essere associata all’assistenza medica delle USCA (Unità Speciali di Continuità Assistenziale) in modo da non gravare sui medici di famiglia e dando loro la possibilità di occuparsi di altri malati, a partire da quelli ordinari.


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