La scuola ai tempi del coronavirus

Rapporto Cittadinanzattiva Lazio Onlus
Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio,  - 6 Aprile 2021

Sono passati dodici mesi dal primo Lockdown e Cittadinanzattiva Lazio Onlus aveva fatto proposte che andavano nel senso di mettere in sicurezza una fragilità di un mondo che da anni, prima del Covid, era in sofferenza. Oggi, a distanza di 12 mesi con nettezza occorre dire che non va per niente bene e che esiste il fondato sospetto che tutto non andrà bene affatto.

Sintesi del Rapporto

“Il monitoraggio “La Scuola ai tempi del Coronavirus – Marzo 2021”  promosso da Cittadinanzattiva Lazio Onlus ha visto l’adesione di oltre 900 cittadini (911) dal 12 al 27 marzo 2021.

Le adesioni sono arrivate da molti comuni del Lazio, principalmente da genitori o nonni (58,7%) e docenti (26,4%),  ma anche da alunni della scuola secondaria di II grado (2,2%),  educatori (1,2%), non docenti (3,4%) e dirigenti statali / direttivi comunali (0,7%).

Abbiamo osservato in questi mesi le aperture e chiusure a fisarmonica della scuola nelle diverse Regioni, apprezzando sicuramente gli sforzi di chi nella scuola lavora per rendere gli ambienti i più sicuri possibili.  Ma allo stesso tempo la scuola, soprattutto i ragazzi delle superiori, hanno subito il deficit del nostro paese sul Trasporto Pubblico Locale, infrastruttura del welfare familiare, miseramente naufragato alla prova della ripresa delle lezioni.

I dati segnalano innanzitutto che prima della pandemia solo una scuola su dieci svolgeva attività specifiche ‘a distanza’ come Elearning e solo un altro 10% è riuscita ad introdurre ‘in corsa’ attività digitali propriamente dette, mentre l’80% delle scuole si è limitata alle videolezioni. Ancora oggi una scuola su dieci non sembrerebbe offrire la Didattica a Distanza per tutte le discipline.

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Per inciso di digitalizzazione se ne parla da oltre 20 anni, ma vediamo classi pollaio che si dividono a seconda dell’organizzazione scolastica in DAD o in presenza; DAD che si riduce, spesso, a tele-lezione; problemi di connessione alla rete e problematiche extrascolastiche hanno tratteggiato l’anno scolastico 2020-2021.

E, ancora oggi, un 20% di classi usano diversi strumenti digitali, mentre secondo i sondaggi solo il 10% delle classi delle superiori starebbe funzionando in DaD per tutto l’orario scolastico.

A contraltare, quasi l’80% delle famiglie si è dotata di una buona od ottima connessione e tanti sono diffusamente in grado di farla funzionare, ma resta un 20% di famiglie che non hanno una connettività adeguata alle esigenze della Didattica a Distanza o ne sono del tutto prive.

E  sono sempre i ragazzi e le ragazze quelli che pagano pesantemente la situazione:  il 76% fruisce della DaD tramite lo Smartphone, la metà non ha una stampante.

Un altro effetto che nessuno pare voler nominare, ma è profondamente presente, sarà legato al deficit formativo di alcune generazioni: pensiamo a chi l’anno scorso era, rispettivamente in 4 elementare, in 2 media, in 3 superiore.

Stiamo parlando di anni fondamentali nella formazione, nel consolidamento e nello sviluppo educativo. Questi anni non tornano più. Nemmeno con un Decreto per far finire la scuola a luglio.

E, tanto per non farci mancare nulla, nel Lazio a seguito della riapertura per due giorni prima di Pasqua il forfait di molti insegnanti con annessi problemi organizzativi. Anche qui un’amara constatazione, che di questo si tratta: la scuola in Italia non è per i ragazzi, ma per chi ci lavora.

Intanto, la confusione regna sovrana, se un quarto degli intervistati non esprime un giudizio sulle Videolezioni ed un quinto da un giudizio negativo, mente il 90% non risponde riguardo lo studio individuale dei figli/e.

Le richieste e le proposte che proponiamo partono dai dati: il Covid ha fatto emergere tutti i limiti della scuola, li ha ingigantiti e resi evidenti.

E’ ora di mettere in piedi un piano strutturale di riforma radicale del “mondo scuola”, cosi come della salute e dei servizi pubblici locali, partendo da elementi strutturali (ammodernamento degli edifici scolastici, adeguamento alle norme antisismiche etc etc), informatici e di rete (lavagne elettroniche, LIM, investimenti veri sulla rete, sulle connessioni e sui prodotti digitali…) e, infine, nel settore dell’impiego scolastico sulla base delle nuove professionalità necessarie.

Non credo che si possa continuare a parlare di scuola solo per le legittime aspettative di chi ci lavora: va aperta una stagione che metta sul tavolo il tema della qualità del servizio scuola che veda tutti, e sottolineo tutti, i diversi attori con uno spirito da generosi protagonisti.

È tempo che dirigenti, insegnanti, personale amministrativo, famiglie, studenti siano protagonisti nel ridisegnare un servizio che deve essere prioritario nel nostro paese e nella nostra Regione.

I dati che avrete la pazienza di leggere ci danno tendenze preoccupanti per il futuro.”

 

Elio Rosati, segretario regionale di Cittadinanzattiva Lazio


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