Referendum anti casta, bufala o verità?

Il 26 luglio scade la campagna referendaria di Unione Popolare
A.M. - 17 Luglio 2012

Da giorni si sta diffondendo sui social network l’invito a presentarsi presso il proprio comune di residenza per sostenere il referendum anti casta contro l’indennità parlamentare. Eppure il silenzio dei media è così evidente da far sorgere il dubbio che possa essere una bufala.

A scanso di equivoci confermiamo l’esistenza della raccolta firme anche se permangono i dubbi sull’iter procedurale: secondo la legge che disciplina i referendum "non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime". E, considerando che i promotori devono raccogliere almeno 500.000 firme entro 3 mesi, se le consegnassero nel gennaio 2013, le firme raccolte in tutta fretta adesso non sarebbero valide.

Rispetto alla non chiara data di scadenza il dubbio nasce dal fatto che esistono due comitati promotori e quindi due raccolte firma: una promossa da Unione popolare in cui si richiede l’abrogazione della diaria, l’altra dal Comitato del Sole per l’abrogazione della diaria e di altri privilegi.

Ottimista il leader di Unione Popolare. “La legge del ‘70 è lacunosa – spiega Maria Di Prato – faremo ricorso e anche questa raccolta sarà valida. In ogni caso, se necessario, a ottobre ricominceremo da capo. Noi non siamo professionisti e la nostra intenzione era quella di sollevare un serio dibattito”. 

La campagna referendaria, partita il 12 maggio su iniziativa di Unione Popolare, ha come obiettivo l’abrogazione dell’articolo 2 della legge 1261 del 1965 che prevede una diaria a titolo di rimborso delle spese di soggiorno a Roma: circa 3500 al mese per ogni deputato e senatore.

L’iniziativa si concluderà il 26 luglio eppure spesso questi moduli non si trovano negli uffici comunali e gli impiegati non sanno neanche dell’esistenza della raccolta firme. Una situazione paradossale che assume sempre più i tratti di una commedia all’italiana.

Eppure sul sito del comune di Roma un apposito link mette nero su bianco i termini per la raccolta delle firme di referendum di iniziativa popolare, tra questi quello di Unione Popolare.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti