Referendum, cinquemila firme per il ‘banchetto’ di via Nobiliore

Record straordinario della piccola task force della sezione dell’IDV del Quadraro
di Alvaro Colombi - 24 Settembre 2011

Riceviamo e pubblichiamo

Malgrado l’informazione sia colpevolmente (o dolosamente) mancata a livello di media (dai giornali alle tv e a internet) o fornita in modo parziale e approssimato; malgrado la campagna referendaria sia iniziata con grande ritardo; malgrado il più grande partito d’opposizione, il più strutturato sul territorio, iniziasse la raccolta delle adesioni (ma solo nella sua corrente favorevole) appena dieci giorni prima del termine di legge; malgrado alcune tra le organizzazioni proponenti non siano state nemmeno in grado di disegnare una mappa precisa sulla dislocazione dei (loro) luoghi di raccolta firme; malgrado i municipi amministrati dal centro destra (questo era nel conto) e dal centro sinistra (questo non era nel conto), tranne alcune eccezioni, non abbiano provveduto ad approntare dei presidi per la raccolta firme all’interno degli uffici anagrafici; ebbene, malgrado ciò la faticosa corsa ad handicap dei generosi “peones” di partito ha avuto successo: la gente, dove ha potuto, ha risposto in maniera straordinaria.

Mentre scriviamo sono state raccolte 500 mila firme. Ce ne vorranno altre 200 mila per stare sicuri. Dal nostro osservatorio, il quartiere di Cinecittà, che ingloba quasi tutto il X Municipio, il risultato è stato eccezionale. Il tavolo di raccolta più prolifico (quasi cinquemila firme!) è risultato quello di via Tuscolana angolo via M. F. Nobiliore (fermata metro Agricola), allestito dal circolo dell’Italia dei Valori del Quadraro, o meglio dalla “sezione”, secondo l’ostinato lessico di volontari che tradisce il marchio di provenienza. Grazie a questi “compagni”, come amano ancora chiamarsi tra loro, il “banchetto” della firma, per lo spaesato elettore, diveniva punto di riferimento per chiarimenti, indicazioni (colmando quel vuoto informativo dei media) , ma anche di discussione e confronto politico. Un ritorno al passato, insomma, quando la politica si faceva in mezzo alla gente.

E sulla gente di Cinecittà si apriva finalmente un barlume di luce sulla duplice iniziativa dei comitati promotori.
La prima, di referendum abrogativo, contenente due quesiti: uno di totale e l’altro di parziale abrogazione della legge elettorale (necessarie 500 mila firme). Due quesiti analoghi – così spiegavano i volontari del “banchetto” – per mettersi al riparo da un eventuale rigetto della Corte Costituzionale che riguardasse uno dei due.
La seconda, una iniziativa popolare di legge costituzionale che, seguendo la procedura stabilita dall’art. 138, dovrebbe portare all’eliminazione delle provincie (necessarie 50 mila firme).

Tra le altre cose, il cittadino elettore veniva a sapere che entro la data del 30 settembre le firme dovranno tassativamente pervenire alla Corte di Cassazione debitamente autenticate e complete dei relativi certificati elettorali e che, quindi, la loro raccolta dovrà terminare qualche giorno prima della scadenza per consentire ai Comuni di far fronte in tempo utile a queste ultime incombenze.

Non siamo lontani dal vero se diciamo che questa piccola task force, splendida appendice di una politica d’antan, rappresenta la componente più ideologizzata del giovane partito dell’IDV, formato per lo più da transfughi provenienti (o cacciati?) da altri partiti (molti da Forza Italia o dalla ex Dc) alla ricerca di una nuova visibilità (o verginità) col fine di occupare, non uno spazio politico, ma solo elettorale. Proprio al contrario dei vari Siena, Gasparini, Branciaroli, tutti eredi di un partito da cui hanno mutuato quella grossa esperienza politica e organizzativa, legata soprattutto al territorio, che ora cercano di mettere al servizio di un partito con i cui principi si identificano pienamente. Meno con alcuni suoi uomini.
 


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