Regione Piemonte, vini e parole d’eccellenza

Nella sede romana di via delle Quattro Fontane 116
Enzo Luciani - 1 Ottobre 2009

44 vini d.o.c., 12 vini d.o.c.g., il 33% dell’export agroalimentare regionale. Numeri da capogiro che rendono bene l’idea di quanto il vino sia il motore trainante dell’economia piemontese per quanto riguarda la produzione agricola. Anche in momenti di forte crisi internazionale sono centinaia le aziende, in forma singola, associativa o consortile che in tutto il Piemonte hanno creduto nella qualità del prodotto, nell’innovazione tecnologica e nei mercati stranieri. La Regione Piemonte è da sempre vicina alle aziende, ancor più in questi momenti, sia nella fase di start up sia in quella di approccio al mercato, dove la promozione diventa un momento molto importante, strategico.

Per il Piemonte il vino è cultura e tradizione; proprio per questo l’abbinamento del prodotto al territorio permette di far conoscere pagine di storia, stili di vita, capacità di innovare e migliorare anche nel campo dell’enogastronomia come in quelli, del design, delle nuove tecnologie e della tutela dell’ambiente. Chi visiterà il Piemonte cercando i luoghi di produzione di etichette ormai conosciute ed apprezzate in tutto il mondo, troverà paesi incantati, castelli e borghi antichi, filari di vigne a due passi da centri di ricerca e da grandi marchi industriali che hanno fatto la storia dell’Italia manifatturiera. Questo binomio permetterà al Piemonte di vincere importanti sfide a livello mondiale. Una sfida che la Regione Piemonte è pronta a cogliere.
Regione Piemonte.

Scrivere di vino e riuscire a stimolare l’interesse dei lettori non è cosa facile, soprattutto se l’obiettivo è quello di portare informazione, cultura e spirito critico in un mondo dove al tempo e alla riflessione viene dato sempre meno spazio.

Piemonte, Parole e Vini d’Eccellenza vuole essere uno stimolo a far conoscere attraverso le parole e i sensi i mille volti di una regione, il Piemonte, straordinariamente ricca di cultura, tradizione, eccellenze vinicole e agroalimentari che una volta scoperte vi conquisteranno.

Il Piemonte è una terra da gustare sotto ogni punto di vista, da percorrere con ritmi slow, partendo dalle città principali per raggiungere i borghi che hanno ispirato, tra gli altri, Cesare Pavese e Beppe Fenoglio.

Monferrato, Langhe, Roero, Canavese territori unici al mondo, da scoprire e da amare.  Consorzio Operatori Turistici Asti e Monferrato Eventualmente snc

Giovedì 8 ottobre – ore 18,45

Luca Bianchini – Nato a Torino nel 1970, è scrittore e conduttore radiofonico. Per Mondadori ha pubblicato tre romanzi Instant love nel 2003, Ti seguo ogni notte nel 2004 e Se domani farà bel tempo nel 2007, oltre alla biografia ufficiale di Eros Ramazzotti, Eros lo giuro uscita nel 2005. Scoperto da Fiorello a “Vivaradio2”, dal 2007 fa “colazione” da Tiffany tutte le mattine dalle 6,00 alle 7,30, sempre su Radio2. Ogni puntata si apre con la lettura di un incipit famoso. Collabora con “Vanity Fair”.

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Barbera d’Asti – Un vino DOC dal 1970. Viene prodotto in un’ampia area collinosa nelle province di Asti e di Alessandria con uve Barbera. Questo vino che deve presentare un’alcolicità non inferiore a 12° e un invecchiamento di almeno quattro mesi, è considerato ancora il vino della quotidianità con il quale accompagnare molte specialità alimentari piemontesi. Il Barbera d’Asti si sposa perfettamente con piatti tipici della cucina piemontese come agnolotti al brasato, Bagna Caoda e grigliate di carne.

Grignolino d’Asti – Prodotto da prima del Settecento nella zona collinare che ha come epicentro Portacomaro d’Asti, questo vino ha un caratteristico colore rosso rubino con tendenza all’arancione se invecchiato, un profumo delicato e un sapore gradevolmente amarognolo con persistente retrogusto. La gradazione minima deve essere di 11° e l’uso è da tutto pasto. Luigi Veronelli lo definiva “anarchico e testabalorda” per sottolinearne il carattere fuori dal comune. 

Giovedi 15 ottobre – ore 18,45

Nicolai Lilin – Nato nel 1980 in Transnistria, al confine tra Moldavia e Ucraina è cresciuto nell’arcaica comunità dei siberiani deportati nel sud dell’Unione Sovietica durante l’era staliniana. Molti dei suoi antenati furono uccisi, fucilati dall’esercito zarista o trucidati dal Kgb nelle prigioni sovietiche e nei Gulag. Dai “nonni” siberiani, è stato allevato come “criminale onesto” in base all’etica fuorilegge di un gruppo sociale irriducibile, da sempre ostile al potere autoritario di Mosca. Nel romanzo d’esordio, Educazione siberiana pubblicato nel 2009, Lilin attribuisce grande importanza all’insegnamento degli anziani, figure struggenti di ex “criminali onesti”: fuori servizio, rigorosamente nullatenenti, vivevano come monaci allevando colombi, ma la loro parola era ancora legge. A Torino, dove vive, oltre a dedicarsi alla scrittura e all’arte del tatuaggio siberiano tradizionale, collabora con l’associazione culturale “Libre” con cui ha realizzato il video Siberian Criminal Style.

Special Guest: Niccolò Fabi & GnuQuartet

Caluso – Vino ottenuto con le uve del vitigno Erbaluce coltivate in una ristretta zona viticola tra Torino, Caluso e vercellese. Si tratta di un vino brillante dal colore giallo-paglierino e dal profumo vinoso fine e caratteristico; il sapore è secco e fresco e la gradazione minima è di 11°. Con le uve di Erbaluce sottoposte ad un periodo di appassimento che deve durare fino al 1 febbraio dell’anno successivo alla vendemmia, si ottiene l’Erbaluce di Caluso Passito o “Caluso Passito”.

Castagnole Monferrato – Questo vino si produce con le uve di Ruchè, in sette comuni della provincia di Asti tra i quali è incluso quello di Castagnole Monferrato da cui prende il nome. Il colore è rosso rubino non troppo carico con leggeri riflessi violacei talvolta tendenti all’aranciato. L’odore è intenso, leggermente aromatico e fruttato, mentre il sapore è secco, di medio corpo. Viene prodotto in due versioni, secco e amabile. Il primo è un vino adatto all’abbinamento con arrosti, cacciagione e formaggi; mentre la versione amabile può essere consigliata con i dessert e anche come vino da dopo pasto.

Giovedi 22 ottobre – ore 18,45

Enrico Brizzi – Nato nel 1974, il suo romanzo d’esordio, Jack Frusciante è uscito dal gruppo lo ha collocato appena ventenne in testa alle classifiche di vendita e gradimento fra i ragazzi. Con l’opera seconda Bastogne e il successivo Tre ragazzi immaginari completa un’imprevista e scintillante “trilogia della giovinezza”. Elogio di Oscar Firmian e del suo impeccabile stile segna l’allontanamento dal mondo dei ragazzi per raccontare una storia d’amore che è anche uno spaccato del mondo editoriale italiano, mentre si sposta nelle acque del Madagascar con Razorama. Fra i due romanzi pubblica una raccolta di racconti, L’altro nome del rock, firmata a quattro mani con Lorenzo Marzaduri. Seguiranno il romanzo Nessuno lo saprà. Viaggio a piedi dall’Argentario al Conero, e due titoli grafici Apriti sesamo, per disegni di Bonvi e Bastogne. Graphic novel con disegni di Maurizio Manfredi, nel 2006 è la volta del viaggio lungo la Via Francigena fra Canterbury e Roma, tre mesi di cammino dai quali nascono prima I diari della Via Francigena e quindi il recentissimo romanzo Il pellegrino dalle braccia d’inchiostro.

Barbaresco – Ha origini antiche, Tito Livio lo citava infatti nella Storia Romana. Questo vino deriva dal vitigno Nebbiolo coltivato sulle colline che dominano il Tanaro, nei comuni di Barbaresco, Treiso, Neive e Alba. Presenta un colore rosso granato, ha un profumo intenso e un sapore asciutto, austero, robusto e armonico. Il Barbaresco, che deve essere servito ad una temperatura tra i 16° e i 18 °, si sposa perfettamente con formaggi stagionati e secondi di carne come lo “stracotto” di manzo.

Moscato d’Asti – Questo tipico vino piemontese si produceva nel Monferrato e nelle Langhe già nel 1200. La produzione avviene nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo esclusivamente con le uve di Moscato bianco. La denominazione “Asti” o “Asti Spumante”, è riservata alla tipologia di vino spumante, “Moscato d’Asti” è riservata al vino bianco non spumante. “Asti” e “Moscato d’Asti” si abbinano perfettamente con tutta la pasticceria fresca e secca. In Piemonte il Moscato entra a far parte degli ingredienti dello zabaione al posto del tipico marsala.

Giovedi 29 ottobre – ore 18,45  Luca Ragagnin – Nato a Torino nel 1965, scrive prosa, poesia, teatro e testi di canzoni. Ha esordito nel 1996 con le sillogi Piccoli crolli sinfonici (Premio Montale per l’inedito) e L’angelo impara a cadere. I suoi libri sono Adone fatto a pezzi, Anime pixel, Fabbriche Lumière (Premio San Domenichino), Pulci, Biopsie, Il piccolo libro degli addii, Lìnkati Stockhausen, Marmo rosso, La balbuzie degli oracoli, Canzoni da mangiare, Videre Leviter, Elogio della sbronza consapevole, con Enrico Remmert, Viaggi verso la fine, Misfatti unici, Elogio dell’amore vizioso, con Enrico Remmert, Granny Smith, Il libro delle meduse, Amori boomerang, con Gero Giglio, Praga alla fiamma, Smokiana, con Enrico Remmert, 29 manifesti per le nostre menzogne e Un amore supremo.

Barolo – Un vino dalla lunga storia le cui caratteristiche erano apprezzate anche da Camillo Benso di Cavour. Si produce con le uve Nebbiolo maturate in una ristretta zona delle Langhe che fa capo al comune di Barolo, in provincia di Cuneo. Questo vino ha un colore rosso granato con riflessi aranciati, profumo caratteristico, intenso e sapore asciutto, pieno e vellutato. Il Barolo deve avere una gradazione alcolica di almeno 13° e invecchiare non meno di tre anni (dei quali almeno due in botti di rovere o di castagno) e si accompagna in modo ottimale agli arrosti. Servibile a 18° in calici per vini rossi di gran corpo e tannici, non prima di otto anni dalla vendemmia a seconda delle annata.

Loazzolo – Vino dolce dal colore giallo dorato, viene prodotto nel comune di Loazzolo dalle uve del vitigno moscato che devono essere sottoposte a graduale appassimento ed eventuale infavatura da Botrytis Nobile sulla pianta stessa o in locali idonei. Il Loazzolo non può essere commercializzato, se non dopo essere stato sottoposto a un periodo di affinamento di almeno due anni a decorrere dal 1 gennaio dell’anno successivo a quello di produzione delle uve. Deve invecchiare per almeno sei mesi in piccole botti di legno ed essere servito tra i 14° e i 16 °, può essere considerato un vino da meditazione.


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