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Respinta la mozione di sfiducia al presidente del VII Roberto Mastrantonio

Nella seduta del 5 ottobre 2012, con 14 voti contro e 9 a favore. Francesco Figliomeni e Alfonso Rossetti (Pdl) si dimettono
di V. L. - 5 Ottobre 2012

Una seduta del Consiglio del VII municipio terminata in maniera sorprendente e paradossale quella del 5 ottobre 2012.

La riunione si era aperta con lo schieramento compatto di tutti i consiglieri: 24 (assente solo Alberto Recine, Udc, causa malattia), dei quattro assessori, Ferrari, Pungitore, Moriconi, Galli e del presidente Mastrantonio.

In discussione la mozione di sfiducia al Presidente Mastrantonio, presentata dai 9 consiglieri Pdl e dal consigliere Claudio Giuliani, Lista Rutelli, 10 in totale. La maggioranza richiesta per sfiduciare il presidente era di 13. Si attendevano aiuti esterni dal consigliere Udc e di qualche esponente della traballante maggioranza.

Il risultato finale è stato invece questo: la mozione ha avuto a favore solo i 9 voti dei consiglieri del Pdl; 1 astenuto, il consigliere Udc Platania; e 14 voti contrari alla mozione: oltre a quello del Presidente, quello di 13 consiglieri: 10 Pd, 1 Api, 1 Sel e, sorpresona, quello di Giuliani della Lista Rutelli, che pure aveva firmato la mozione per far cadere Mastrantonio).

Sono seguite le immediate dimissioni del primo firmatario della mozione Francesco Figliomeni (che l’aveva preannunciata nel corso del suo intervento) e quella di Alfonso Rossetti. Le dimissioni sono immediatamente esecutive ed il Consiglio, entro 10 giorni (entro il 15 ottobre), dovrà procedere alla surroga dei due consiglieri dimessi con i subentranti Walter Pacifici e Carmine Arena.

Già nel corso della puntigliosa e appassionata requisitoria contro Mastrantonio e la sua giunta, svolta dal consigliere Francesco Figliomeni che ha addebitato loro numerose inadempienze di leggi e regolamenti, si sono avute le avvisaglie dell’insuccesso della mozione quando il consigliere Pdl si è rammaricato della mancata adesione del consigliere Udc Platania alla mozione di sfiducia (e quindi era parso imbrobabile il raggiungimento dei necessari 13 voti, perché avrebbe comportato lo sfilamento dalla maggioranza di due consiglieri, nonostante i mal di pancia e le critiche palesi e velate, emerse anche nel corso del dibattito fiume. Infatti il consigliere Figliomeni, dopo aver denunciato il sostanziale fallimento dell’operato della maggioranza del VII, dei suoi assessori e del Presidente, ha preannunciato le sue dimissioni in caso di insuccesso della mozione di sfiducia. Cosa che si è poi verificata.

Il presidente del VII municipio ha replicato a Figliomeni sui singoli addebiti ed ha invitato lo stesso ad inviare alla procura i documenti comprovanti le irregolarità di legge; ha difeso l’operato della sua giunta che, a suo dire, ha operato bene nonostante i tagli e le mancate risposte del Campidoglio e della giunta Alemanno.

Risparmieremo ai nostri lettori in questo articolo di fare il resoconto di tutti gli interventi perché sarebbe assai faticoso (nei prossimi giorni, se ci verrà fornito dalla presidenza del Consiglio, allegheremo a questo articolo il verbale della seduta) e quindi ci limiteremo qui a fornire l’elenco dei consiglieri intervenuti. Per il Pd: Antonio Orlandi, Alfonso Tesoro, Armilla Berchicci, Biagio Valente, Alessandro Rosi, Michela Di Biase. Per l’Api, Cecilia Fannunza. Per l’Udc Agostino Platania. Per il Pdl: Emiliano Corsi, Lorena Vinzi, Alfonso Rossetti, Cheren Tedesco, Aldo Mercuri. Per la Lista Rutelli: Claudio Giuliani, il quale pur avendo fortemente criticato l’operato della Giunta ed aver apposto la sua firma alla mozione di sfiducia ha poi votato contro la mozione da lui stesso presentata. E la cosa ha suscitato più di un interrogativo.

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Breve commento finale: il Pdl ha perso questa battaglia, non riuscendo nel tentativo di disarcionare Mastrantonio e la sua giunta, anzi perdendo l’apporto di due sperimentati amministratori che hanno ritenuto di doversi dimettere; ma è altrettanto vero che la maggioranza, esito della votazione a parte, si è dimostrata tutt’altro che coesa e compatta.

E’ prevalsa insomma la volontà di tirare innanzi, anche perché mancano ormai pochi mesi ai comizi elettorali. 


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