Ricordiamo i 150 anni di Roma Capitale ma speriamo in una città diversa

Avvenne il 3 febbraio 1871, attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, dieci anni dopo la costituzione del Regno d’Italia (marzo 1861)
Luciano Di Pietrantonio - 2 Febbraio 2021

Non è una data che si ricorda facilmente e non è neanche troppo nota come quelle del 21 aprile Natale di Roma e del 20 settembre 1870, ricorrenza della Breccia di Porta Pia.
Il riferimento è al giorno 3 febbraio 1871, giorno in cui Roma diventa formalmente, attraverso la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, la nuova Capitale del Regno d’Italia che si era costituito nel marzo 1861. Nell’immaginario collettivo rimane un giorno per addetti ai lavori e studiosi. La prima capitale fu Torino, poi dal 3 febbraio 1865 fu trasferita a Firenze e successivamente a Roma, dopo la fine del potere temporale della Chiesa. In dieci anni di Regno d’Italia, la Capitale cambiò tre volte.

Non fu un periodo facile per il giovane Stato Italiano, che viceversa si manifestò molto turbolento, perché non tutti accettarono il trasferimento da Torino a Firenze della Capitale.

Tra l’altro ci furono sommosse e scontri fra cittadini della città torinese e il Regio Esercito Italiano, con 52 morti e 187 feriti, nel settembre 1864, fra civili e militari, definita dalla stampa dell’epoca “la strage di Torino”. Questi fatti destarono forte scalpore in Italia e all’estero, oltre a conseguenze politiche e sociali che si manifestarono per un lungo periodo

La popolazione fiorentina visse con un certo scetticismo la presenza della Corte a Firenze, il Re, Vittorio Emanuele II, preferì vivere nella Tenuta di San Rossore, e quando la Capitale si trasferisce, a Roma i fiorentini non ne risentirono affatto. Infatti quando l’apparato statale se ne va, la città si svuota con la stessa velocità con cui si era riempita. Interi quartieri rimangono sfitti; circolava fra i fiorentini un aforisma, dove il nome Prence che significa Principe, riferito ai Reali di Casa Savoia, riassume lo spirito dei sei anni della Capitale nel capoluogo toscano: “Torino piange quando il Prence parte, e Roma esulta quando il Prence arriva. Firenze, culla della poesia e dell’arte, se ne infischia quando giunge e quando parte.”

A Roma l’accoglienza popolare fu grande per il nuovo ruolo della Città Eterna a Capitale d’Italia, ma il Papa, Pio IX, non accettò la decisione dello Stato italiano, che considerò un atto unilaterale e le successive guarentigie, una legge del Regno d’Italia che regolò i rapporti con la Santa Sede.
Fu un periodo di grandi contrasti, ove i rapporti fra Stato italiano e Chiesa furono difficili e conflittuali, con polemiche e problemi. La città, come conseguenza di questo passaggio di status, subì importanti trasformazioni urbanistiche, funzionali e sociali, per diventare una grande città europea e moderna.

Gli abitanti di Roma nel 1871, erano circa 220 mila, con una popolazione italiana di oltre 28 milioni, oggi sono 2 milioni e 800 mila nella Capitale, e circa 60 milioni in Italia.

Nel febbraio 1929 si concluse la “questione romana” con la sottoscrizione degli accordi chiamati Patti Lateranensi fra  il Regno d’Italia e la Santa Sede, a distanza di 58 anni dalla proclamazione di Roma Capitale. (Sono stati sottoposti a revisione nel 1984 i Patti che regolano ancora oggi, i rapporti fra la Repubblica Italiana e la Santa Sede).

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Le celebrazioni del 150° di Roma Capitale

L’inizio delle celebrazioni per i 150 anni di Roma Capitale, sono iniziate con un evento d’eccezione con personaggi della musica e della cultura, un Concerto al Teatro dell’Opera, il 3 febbraio dello scorso anno, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, di Autorità civili e religiose e i vertici del Campidoglio. Forse a causa della mancanza di un reale Comitato organizzatore e le vicende della pandemia, che hanno condizionato la vita e le attività del nostro Paese, questo importante anniversario, essenziale per l’Unità d’Italia, non ha avuto il risalto dovuto.

Eppure a Roma oltre ad Associazioni culturali esistenti, si sono costituiti alcuni comitati della società civile, per ricordare con incontri e riunioni questa storica data. Un esempio come quello del “Comitato Roma 150” che ha promosso iniziative e predisposto un programma per riqualificare la Città Eterna. Un comitato composto da varie personalità appartenenti al mondo della cultura, del giornalismo e della politica, impegnati a restituire e ridare vigore all’immagine della Capitale. Per la verità il Comune di Roma non ha considerato queste utili indicazioni.

In un messaggio letto dal cardinale Parolin, al Concerto al Teatro dell’Opera per l’inizio delle celebrazioni di Roma Capitale, Papa Francesco scrive: “In 150 anni Roma è cambiata molto passando da ambiente umano omogeneo a comunità multietnica, in cui convivono, accanto a quella cattolica, visioni ispirate ad altri credo religiosi e a concezioni non religiose dell’esistenza. Ricordiamo che la Chiesa ha condiviso gioie e dolori dei romani, ed è una grande risorsa dell’umanità, e sia sempre più fraterna.” Inoltre ha richiamato tre argomenti su vicende che ancora  vanno ricordate e sono attuali, come: la fraternità fra Chiesa cattolica e la Comunità ebraica, gli anni del Concilio Vaticano II e il convegno sui “mali di Roma” in ascolto alle periferie.

Il 3 febbraio 2021, le celebrazioni per i 150 anni della proclamazione di Roma Capitale d’Italia si svolgono nei Musei Capitolini alla presenza della Sindaca Virginia Raggi e una Lectio Magistralis del giornalista Paolo Mieli a una delegazione di studenti, su tematiche inerenti i Comuni e l’Unione Europea.

Poi viene presentato un francobollo speciale delle Poste dedicato a Roma Capitale e  una moneta coniata dalla Zecca con il volto della “Dea Roma”.

Probabilmente qualcosa di più significativo per la Città Eterna si poteva realizzare, ma quello che vediamo e ascoltiamo è lo specchio dei tempi che viviamo.

Quale futuro per Roma?

Chiuse le celebrazioni dei 150 anni, l’interrogativo che oggi i romani, e per la verità non solo i romani, si pongono anche in questo periodo di covid 19, è sempre lo stesso: qual è il futuro di Roma?
Come superare il degrado, come creare sviluppo, come trasformare le periferie, come combattere le diseguaglianze, come garantire servizi efficienti anche ai più bisognosi?
Sono risposte difficili, ma non impossibili. Sperare di vivere a Roma, in una città diversa, deve essere una visione di futuro, che deve motivare non solo cittadini ma la classe dirigente, intesa nel senso più ampio possibile.

Esiste la necessità di aprire un confronto concreto, non solo fra le forze politiche, per il rinnovo del Campidoglio, anche nella società, nell’associazionismo, nell’imprenditoria, nei luoghi di studio e di ricerca, per rendere Roma una risorsa straordinaria non solo per i romani ma per il Paese.
Il prestigio mondiale di cui gode in virtù della sua millenaria storia di civiltà, per il suo ruolo di capitale della Cristianità e di capitale europea, rendono non più rinviabile una forte azione di rilancio della città. Anche se questo richiede il coinvolgimento delle istituzioni del nostro Paese; a Roma esistono le potenzialità per questo salto di qualità.
E’ ormai finito il tempo dell’improvvisazione, occorre tornare alla professionalità, all’impegno motivato e allo spirito di servizio, per il bene dei cittadini.


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