Rifiuti: il Lazio ricorre al Consiglio di Stato dopo la sentenza del Tar

Il piano di gestione dei rifiuti approvato dalla giunta Polverini violerebbe le direttive comunitarie. Annullamento dopo la bocciatura del Tar, ma la sentenza è contraddittoria
di Eleonora Cianfrini - 11 Gennaio 2013

"La Regione Lazio presenterà immediato ricorso al Consiglio di Stato contro il pronunciamento del Tar del Lazio relativo al piano rifiuti regionale”. Questo quanto riportato il 10 gennaio 2013 in una nota della Regione Lazio, a seguito di ricorso proposto dai Verdi ed appoggiato dalla provincia di Latina. Sembra infatti che la sentenza del Tar mal si concili con la posizione della Commissione Europea che “proprio sulla base del piano rifiuti adottato dalla Giunta Polverini e approvato il 18 gennaio 2012 dal consiglio regionale del Lazio, ha chiuso la procedura di infrazione risalente alla sentenza del 14/06/2007, con cui la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha condannato l’Italia per violazione della direttiva 75/442/Cee”.

Dalla nota rilasciata si può facilmente riscontrare come lo scorso 21 giugno 2012 la commissione UE avesse chiuso la procedura di infrazione definendo i piani della Commissione assolutamente in linea con la legislazione europea. Da qui la discordanza con la sentenza del Tar contro cui la Regione sta preparando ricorso. Le direttive del Piano regionale varato dall’amministrazione Polverini ponevano l’accento su prevenzione, riduzione dei rifiuti, raccolta differenziata, sull’utilizzo residuale delle discariche e la definizione dei confini amministrativi di gestione dei rifiuti. Il ricorso punta il dito soprattutto contro quegli errori di natura meramente tecnica quali “le considerazioni svolte sui deficit di trattamento meccanico biologico in cui si confondono le capacita’ di impianti di trattamento con le volumetrie delle discariche”.

In aggiunta a ciò si continua a leggere nella nota “la sentenza si spinge in affermazioni a dir poco opinabili come quella inerente la strategia dell’aumento delle discariche in luogo della raccolta differenziata”, con una chiara volontà di rispondere più alle censure della Commissione europea che a quelle degli effettivi ricorrenti. Bisognerebbe in effetti ricordare che i problemi ecologici e di difesa ambientale sono sempre più ostativi alla reperibilità di aree da adibire a discariche e nelle quali immettere materiali di vario genere, ivi compresi quelli inquinanti e quelli riciclabili.

Eppure proprio due giorni fa la governatrice dimissionaria Renata Polverini aveva detto “Questa è una strada senza ritorno e oggi si mette in moto il meccanismo che dovrebbe portare alla chiusura definitiva dell’emergenza”. Lo stesso ministro Clini, in merito al problema dei rifiuti che da anni attanaglia Roma, si è sempre detto fiducioso in una pronta risoluzione. Come? Con un provvedimento che affronta tutto il ciclo dei rifiuti e non solo l’individuazione di una discarica.

Il vero obiettivo, diceva non troppo tempo fa, è non mandare più in discarica l’immondizia non trattata. Invece “il risultato di tale pronuncia che annulla il piano è paradossalmente quello di lasciare le cose come sono, non consentendo la realizzazione del piano teso all’aumento della raccolta differenziata e alla autosufficienza regionale degli impianti di Tmb o trattamento meccanico biologico (tecnologia di trattamento a freddo dei rifiuti indifferenziati). In sostanza, il risultato di questa sentenza sarebbe quello di esentare Province, Comuni e privati dagli obblighi definiti dal Piano potendo così disattendere alle funzioni previste a loro carico dal codice dell’ambiente”.
 


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti