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Riflessioni sugli Stati Generali del Sociale e della Famiglia del comune di Roma Capitale

Dell'assessore alle politiche sociali e di bilancio del Municipio Roma Capitale VII
Riceviamo e pubblichiamo - 10 Luglio 2012

Alcune riflessioni sugli Stati Generali del Sociale e della Famiglia del comune di Roma Capitale.
Spenti i riflettori, se mai si sono accesi, su quella cosa che si è voluta chiamare Stati Generali del Sociale e della Famiglia, credo sia opportuno fare un primo bilancio. Un bilancio che senza tanti giri di parole credo si possa considerare fallimentare sotto tutti i punti di vista. Un fallimento, annunciato d’altronde, visto che, i presupposti non c’erano.

Il bilancio di previsione, e sottolineo previsione, di Roma Capitale, nonostante siamo nel mese di luglio, è ancora una chimera, e non si hanno notizie sulla sua approvazione e, senza di esso all’amministrazione comunale e ai municipi viene, di fatto, interdetta la possibilità di programmazione e di intervento.

Non ci sono certezze per il terzo settore e gli operatori economici che sono costretti a garantire la continuità dei servizi senza essere pagati, visto che la maggior parte dei mandati di pagamento vengono considerati dalla ragioneria, non processabili per mancanza di liquidità di cassa.

Non è stato nemmeno approvato il Piano Regolatore Sociale, strumento indispensabile per definire il modello di welfare per la città e progettare le innovazioni necessarie per garantire a tutti i cittadini, i servizi che facciano di Roma una città sempre più accogliente e solidale.

Con queste premesse non so cosa ci si dovesse raccontare, forse l’obiettivo era di fare un pò di propaganda ma, nemmeno quello sono stati in grado di fare nonostante la presenza di "truppe cammellate". Chissà quanto è costata ai romani questa kermesse. Più che di Stati Generali del Sociale e della Famiglia possiamo parlare degli stati dei "Generali". Nessun organismo del terzo settore, se non i "generali" appunto, ha avuto la possibilità di intervenire, così come non sono state coinvolte le tante professionalità che Roma Capitale ha nel suo organico e tra queste il servizio sociale professionale e, il colmo dei colmi, nemmeno il dirigente dell’ U.O. Azioni di Sistema del Dipartimento delle politiche sociali, che dovrebbe essere colui, se mai verrà approvato, ad attuare il Piano Regolatore Sociale.

Gli effetti speciali, non sono serviti a nascondere la totale mancanza di proposte in grado di affrontare le mille e mille problematiche che in questi anni la giunta Alemanno non ha saputo affrontare, o ha trascurato o addirittura ha aggravato.

Nulla sulle risorse che questa amministrazione è in grado di mettere in campo per evitare di chiudere i servizi, nulla sul piano casa, nulla sulla capacità di accoglienza della città, nulla sui campi Rom, nulla su serie politiche per la sicurezza e di contrasto alla malavita organizzata, nulla su politiche inclusive e rispetto delle diversità religiose, culturali, sessuali ed etniche.

L’assessore De Palo continua a parlare, parlare e parlare della famiglia ma, almeno i fondi per le famiglie affidatarie che hanno ricevuto l’ultimo contributo un anno e mazzo fa è in grado di assicurarli?

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A ricordare questi "dissetatti generali", così come sono stati definiti, non saranno le proposte programmatiche perché non ci sono state ma, due cose: l’enorme dispiegamento di forze dell’ordine, fortuna che le politiche sociali sono prima di tutto accoglienza, e poi l’arresto di Claudio Tosi.

Una persona pacifica, rispettosa delle istituzioni, rappresentante del terzo settore, forse per questo, che non ci sta e non accetta di assistere alla demolizione di un modello di welfare, che pur con tanti limiti ha garantito negli anni passati diritti fondamentali ai cittadini romani.

Lo slogan di quella politica, che certamente dovrà essere rielaborata e adeguata per rispondere in modo positivo ai vecchi e nuovi bisogni della città era: che nessuno resti solo.
Oggi, senza una seria politica di welfare e di bilancio, che in questi anni è stata solo annunciata, soli lo siamo tutti, amministratori dei municipi, utenti, terzo settore, professionalità interne all’amministrazione.

Qualcuno potrebbe obiettare che queste cose avrei potuto dirle , visto che ero stato inserito tra gli oratori, intervenendo agli stati generali del sociale e della famiglia, ma ho pensato che partecipando, oltre a legittimare un’operazione di sola immagine e di autopromozione della giunta Alemanno sarei stato uno dei pochi "soldati" tra tanti "generali".

Giuseppe Pungitore, Assessore alle politiche sociali e di bilancio del Municipio Roma Capitale VII


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