Rischio errato conferimento delle mascherine usate

Benvenuti (Ecoitaliasolidale): Finalmente ma in ritardo il Ministero dell'Ambiente ha avviato una campagna di comunicazione
Redazione - 8 Luglio 2020

Immediatamente dopo la decisione di far utilizzare le mascherine per arginare il diffondersi del Coronavirus, il Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale ha pubblicamente sollecitato le Istituzione per l’avvio di una capillare campagna d’informazione sull’esatto conferimento e per impedire che possano diventare un problema a livello ambientale.

Finalmente il 30 giugno 2020 il Ministro Costa ha avviato una campagna sullo smaltimento corretto di mascherine e guanti denominata “All’ambiente non servono”,  dimostrando la poca tempestività rispetto a numerose sollecitazioni non solo di Ecoitaliasolidale,  ma di
numerosi giornalisti e trasmissioni televisive. L’oggetto  che ci ha  protetto a livello globale da un rischio sanitario,  ci potrebbe  causare un gigantesco disastro ambientale in caso di una inadeguata strategia di raccolta e smaltimento.

È quanto dichiara in una nota Piergiorgio Benvenuti, Presidente Nazionale del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale, green manager ed esperto nella gestione dei rifiuti.

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“Infatti se le mascherine – prosegue Benvenuti – una volta utilizzate verranno  abbandonate in strada e non adeguatamente conferite  potrebbero causare un forte livello di inquinamento e gli effetti negativi purtroppo già da tempo si stanno osservando nel mare. In Italia ad esempio si ha notizia di numerose mascherine e di guanti raccolte nelle acque davanti al porto di Ancona dall’imbarcazione antinquinamento Pelikan. Le spiagge di Hong Kong e dell’isola di Soko sono  già sommerse di mascherine usate, ma purtroppo Sono numerose quelle abbandonate nelle strade e sui marciapiedi delle città italiane, Capitale compresa. Ancora  oggi le mascherine debbono essere conferite nella raccolta Indifferenziata come da indicazione del ministero della salute, ma la loro carica virale imporrebbe uno smaltimento speciale, al pari dei rifiuti ospedalieri,  soprattutto per i rifiuti prodotti dai soggetti positivi che seguono il decorso presso la propria abitazione. Ad oggi si  ipotizza un fabbisogno di circa 40 milioni di mascherine al giorno, oltre un miliardo al mese, che producono anche 300 tonnellate di rifiuti quotidiani. Gettare fuori da queste regole e abbandonare le mascherine in terra vuol dire lasciare in natura oggetti fortemente inquinanti, che potrebbero anche essere contagiosi, dispositivi  prodotti in polipropilene o altre materie plastiche e quindi mettendo a rischio ancor di più l’ambiente e i mari, la vita dei pesci e dei mammiferi negli oceani.
Avremmo voluto una tempestiva comunicazione istituzionale invitando i cittadini all’esatto conferimento dei presidi sanitari, ma al solito la campagna del Ministero è risultata ampiamente fuori tempo, comunque  meglio tardi che mai. Vi è altresì la necessità di prendere in considerazione la produzione nazionale, maggiormente controllabile per i materiali utilizzati e per la diminuzione dell’inquinamento complessivo collegato al trasporto, oltre a dettare regole certe e uguali in ogni Regione circa  le varie modalità di smaltimento finale. Inoltre proponiamo una raccolta apposita magari con contenitori simili a quelli utilizzati per la raccolta dei farmaci all’ingresso delle farmacie, da posizionare anche all’ingresso dei supermercati e centri commerciali.  Infine si potrebbe prevedere un accordo con le Farmacie per il ritiro diretto delle confezioni di mascherine usate, debitamente sigillate, che  potessero valere un rimborso o sconto rispetto alle nuove da acquistare.
Quindi oltre a pensare all’oggi, a proteggersi dal Covid-19, è bene iniziare già da ora  considerare ed evitare l’inquinamento che potremmo produrre nei mari e nell’ambiente con l’errato conferimento delle mascherine e per una mancanza di programmazione sulla raccolta e lo smaltimento.”


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