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Risolto con il buon senso il caso del ripetitore in via Frigento al Prenestino

Servono norme urgenti per disciplinare l’elettrosmog a Roma e nel Lazio
di Luciano Di Pietrantonio, ex Consigliere Comunale di Roma - 13 Aprile 2012

Alla fine, dopo quattro mesi, l’ipotesi dell’installazione di una antenna/ripetitore per la telefonia mobile sul terrazzo di via Frigento,18 al Prenestino, non esiste più.

E’ prevalso il buon senso. Nell’Assemblea condominale del 5 marzo, che ha revocato la propria decisione di affittare il lastricato che doveva ospitare l’impianto/ripetitore, il senso civico e lo spirito di responsabilità, hanno determinato la decisione attesa nel quartiere.

Per arrivare a questo risultato quante discussioni nel territorio: dalla raccolta di firme alla Scuola Giovanni XXIII a viale Partenope contro l’elettrosmog alla decisione di molti condomini di non far utilizzare il proprio terrazzo per questo tipo di impianti, dalla costituzione di un Comitato Spontaneo per la difesa dell’ambiente a una grande assemblea pubblica con la Giunta del Municipio VI e tutte le forze politiche locali, gli amministratori di condominio, le associazioni e tanti cittadini.

Si è creata una forte e sorprendente mobilitazione di cittadini, che hanno fatto opinione pubblica sui problemi dell’inquinamento elettromagnetico.

La conoscenza e l’informazione, ha determinato una sorta di principio di precauzione fra i cittadini, condividendo come sostenuto da “ l’Organizzazione Mondiale per la Sanità e tutti gli studi condotti a livello internazionale, sull’inquinamento dei campi elettromagnetici, non hanno escluso – nel medio e lungo termine –in maniera chiara ed evidente, possibili effetti negativi sulla salute umana”.

qui la necessità e l’urgenza che le Istituzioni assumano iniziative regolamentari e legislative per non far proliferare il caos e il pericolo dell’elettrosmog, lasciando arbitri i singoli condomini, che non pongono particolare attenzione ai luoghi sensibili come asili nido, scuole, case di cura e abitazioni.
Significativa la decisione della Giunta del Municipio Roma VI, assunta ai primi di aprile, che ha richiesto – tra l’altro – che ogni installazione sia soggetta al parere preventivo del competente Municipio e che tutti i condomini del territorio deliberino sull’indisponibilità ad accogliere sul proprio tetto antenne radio base per telefonia mobile.

Importante è la richiesta al Sindaco di Roma ed all’Assemblea Capitolina di predisporre un “piano regolatore” per le antenne, dove siano indicate le aree in grado di ospitare tali strutture senza creare rischi per la salute pubblica.

In Campidoglio è depositata, dal giugno 2005, una delibera di iniziativa popolare sottoscritta con 22 mila firme, promossa dai Comitati contro l’elettrosmog, ed è ancora in attesa di esame da parte dell’Assemblea Capitolina per mancanza dei pareri dei Dipartimenti e delle Commissioni Consiliari competenti.

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Analoga situazione alla Regione Lazio, dove una proposta di legge del maggio 2010, per “Norme concernenti gli impianti radioelettrici e gli elettrodotti” che detta le condizioni per salvaguardare ospedali, case di cura e di riposo, ed edifici, nell’ambito della legge quadro n°36, del 22 febbraio 2001, è in attesa dei pareri delle Commissioni e degli Organismi competenti, per la discussione in Consiglio.

E’ possibile da parte della Giunta Alemanno al Comune di Roma e della Giunta Polverini alla Regione Lazio, coinvolgendo l’Assemblea Capitolina e il Consiglio Regionale, un colpo di reni o uno scatto d’orgoglio per colmare questo opaco vuoto normativo e legislativo ?

Queste problematiche non hanno colore politico, ma vanno risolte perché sono fondamentali per la protezione delle esposizioni a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, di tutti i cittadini di Roma e del Lazio.

La qualità della vita e la cultura della prevenzione, dipendono anche dalle norme che le Istituzioni riescono a scrivere e ad applicare, in maniera corretta, e questo determina anche la civiltà di una comunità.


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