Risparmi del cavolo – Un Tassone da “rottamare” – Dicci “quando, quando, quando…” – La notifica del mistero

Fatti e misfatti di ottobre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 18 Ottobre 2012

Risparmi del cavolo

"Sui 1500 aspiranti carabinieri che avevano superato il concorso per entrare nell’Arma – ha fatto conoscere la "Federconsumatori" – ne sono stati arruolati, per risparmiare, soltanto 375".

Ecco, dunque, l’ennesimo risparmio del cavolo. Nel senso che, dovendo fare necessariamente delle spese, è come se il Governo, dopo avere acquistato tartufo bianco, ostriche pelose e "champagne" francese, abbia deciso di non potersi più permettere un semplice quanto salutare ortaggio di molto minore spesa. E il perché è presto detto. Il Governo, che per risparmiare ha tagliato 1.125 nuovi carabinieri necessari alla sicurezza dei cittadini, ha invece messo in bilancio una spesa di ben nove miliardi per l’acquisto di sessanta aerei "F-35A" e trenta "F-35B" necessari alla sicureza di chissà chi, visto che nessuno è alle porte per invadere il nostro Paese. Per invaderlo, naturalmente, "manu militari". Ma per chi sta invadendolo – come lo sta invedendo "manu economica", beh, allora, non è che occorrano novanta nuovi aerei ultima serie: occorrono leggi e provvedimenti seri ed urgenti. Che, poi, non costerebbero niente.

Un Tassone da "rottamare"

"Se io lasciassi oggi il Parlamento – ha confidato, molto irritato, l’onorevole Mario Tassone dell’Udc – prenderei un modestissimo vitalizio di 6.800 euro mensili".

Ma l’onorevole dell’Udc Mario Tassone sa che ci sono molti italiani che 6.800 euro li prendono, di pensione, in dieci e anche dodici mesi? Sicuramente lo sa benissimo, essendo in Parlamento già da 36 anni, ma altrettanto sicuramente, pur essendo stato chiamato nell’interesse dei cittadini, se ne infischia allegramente. Il segretario dell’Udc, Pierferdinando Casini, farà finta di non avere sentito o lo "rottamerà"?

Dicci "quando, quando, quando…"

"Dalle carte sequestrate nel corso di un’inchiesta giudiziaria a carico del cosiddetto "re delle slot" Francesco Corallo – la notizia è de "L’Espresso" – è emerso che, sì, il "famoso" appartamento di Montecarlo era proprio e sicuramente di proprietà di Giancarlo Tulliani, il cognato, cioè, di Gianfranco Fini. Di quel Gianfranco Fini che, a suo tempo, negò invece tutto e arrivò a dichiarare che, semmai si fosse un giorno appurata quell’appartenenza al fratello della sua Elisabetta, lui si sarebbe dimesso dalla carica di Presidente della Camera dei deputati".

Gli italiani, magari anche quei pochi che militano ancora nel suo partito, sono adesso in attesa, dunque, di conoscere il giorno e l’ora in cui Gianfranco Fini presenterà le sue dimissioni da Presidente della Camera. A meno che Gianfranco Fini non sia onorevole soltanto perché con il tesserino di deputato nel portafogli.

La notifica del mistero

"Noi – ha fatto sapere la Suprema Corte di Cassazione – abbiamo spedito già il 28 settembre scorso, alla Procura di Milano, la notifica della sentenza di condanna nei confronti del direttore de "Il Giornale", Alessandro Sallusti". "Ma noi – ha fatto sapere, a sua volta, la Procura di Milano – non l’abbiamo ancora ricevuta".

Che dire? Che, passati già venti giorni, la Suprema Corte di Cassazione avrebbe fatto meglio ad affidare la notifica da far giungere alla Procura di Milano ad un suo "camminatore" anziché a Poste italiane: sarebbe arrivata prima e con certezza. Oppure che la notifica è puntualmente arrivata alla Procura di Milano, ma qui si è poi arenata sulla scrivania di qualche magistrato Ponzio Pilato il quale, piuttosto che essere indicato e ricordato come il "crocefissore" della libertà di stampa, sta aspettando che il direttore de "Il Giornale" possa avvalersi della nuova legge sull’informazione in lenta gestazione nelle aule parlamentari. Ma, intanto, il direttore de "Il Giornale"? Lui – secondo gli amici – ha già preparato, per precauzione, il suo fagottello con il pigiama, lo spazzolino da denti e un chilo di arance.

Un futuro per tutti

"Giovanna Melandri – è stato confermato sul sito del Ministero per i beni culturali – è la nuova presidente del Museo Maxxi di Roma".

Tutto è bene quel che finisce bene. Giovanna Melandri, in odore di "rottamazione", aveva infatti preferito correttamente annunciare di non volersi ricandidare nel Pd e, però, ha trovato subito una nuova prestigiosa collocazione. Cosa che dovrebbe incoraggiare, ora, anche altri suoi compagni parlamentari. Rosy Bindi, ad esempio, potrebbe essere chiamata a presiedere il "Museo dell’opera di Santa Chiara", Franco Marini il "Museo di paleontologia e di preistoria", Emma Bonino il "Museo egizio", Ugo Sposetti il "Museo della Zecca", Massimo D’Alema, magari in spregio a Matteo Renzi, la "Galleria degli Uffizi" a Firenze. Tanto e soltanto per, sorridendo, esemplificare. 


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