Robe da matti – Se mettono agli atti anche la nota della spesa…

I Fatti e i Misfatti di giugno 2011 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 27 Giugno 2011

Robe da matti

"I provvedimenti che tanto vorrebbe prendere il Ministro Giulio Tremonti per concedere qualche diminuzione del peso fiscale senza incidere sul debito pubblico – si è infuriato il Sottosegretario alla difesa, Guido Crosetto – sono da manuale di psichiatria".

Il Sottosegretario Crosetto, purtroppo, ha ragione: giusto un matto, ancora oggi, avrebbe potuto ipotizzare di dare una mano agli italiani senza aggravare le spese dello Stato con il tagliare i fondi e i rimborsi alla "lobby" dei partiti, con l’equiparare i compensi dei "servitori della Repubblica" ai corrispondenti livelli europei, con l’eliminare vitalizi e "benefits" una volta si siano lasciati gli incarichi che li prevedono, con l’azzerare il doppio stipendio a quei consiglieri regionali che siano stati eletti anche in Parlamento, con il ridurre il numero e la cilindrata dell’immensa flotta delle "auto blu" sempre più in dotazione anche a porci e cani. E sì, onorevole Crosetto, roba da matti. Veramente roba da matti. Questo Guuido Tremonti andrebbe proprio internato. O, perlomeno, estromesso dal Ministero. E che diamine!…

Se mettono agli atti anche la nota della spesa…

"Facendo la spesa – si legge nelle intercettazioni telefoniche fatte al faccendiere Luigi Bisignani, messe agli atti del processo sulla P4 e regolarmente pubblicate sui giornali – ho trovato il pane, la verdura e anche la carta igienica".

Ora sarebbe davvero interessante conoscere, dai giudici che hanno deciso di mettere agli atti e di rendere nota questa intercettazione -come tante altre dello steso tipo e della stessa natura – quale contributo penalmente utile possa esserne scaturito per le indagini in atto sull’attività indagata di Luigi Bisignani. Viene perlomeno da indignarsi. E – beninteso – non perché di Luigi Bisignani si tratti. L’ndignazione sarebbe stata la stessa, se i giudici avessero inserito nei loro fascicoli processuali e fatto conoscere alla stampa intercettazioni a carico di qualsiasi altro indagato – di destra, di centro o di sinistra – durante le quali questo indagato fosse stato sorpreso a confidare, a sua moglie o alla sua collaboratrice domestica, di aver fatto un salto al supermercato per rifornirsi – puta caso – di fette biscottate, di rape, di cavoletti di Bruxelles e anche di pannolini per il pupo. Tutta materia di nessun interesse perfino per un giornale di "gossip" e figurarsi, dunque, per un fascicolo giudiziario. Non solo. Tutta materia che un giornale di "gossip" non pagherebbe neppure un euro, ma che certi giudici, per averla, non hanno esitato invece a spendere centinaia di migliaia di euro. Non in nome – c’è da sperare – del popolo italiano.


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