Robert Browning e Roma di Palmira De Angelis

Un ampio saggio che disegna un viaggio tra i soggiorni romani dello scrittore inglese
Anna Maria Curci - 7 Ottobre 2022

Con l’ampio saggio Robert Browning e Roma Palmira De Angelis disegna un viaggio tra i soggiorni romani dello scrittore inglese (nel primo capitolo, nel quale, dopo il primo soggiorno romano di Robert Browning nel 1844, l’autrice ricorda che la coppia Elizabeth Barrett e Robert Browning abitò a Roma negli inverni 1853-1854, 1858-1859, 1859-1860, in via Bocca di Leone 43, in quella stessa via dove, al civico 60, avrebbe abitato dal 1966 al 1971 la scrittrice austriaca Ingeborg Bachmann) e, nei tre capitoli successivi, conduce attraverso le ‘stanze’ dei drammi in versi indissolubilmente legati alla storia della città: Il vescovo dà istruzioni per la sua tomba nella chiesa di Santa Prassede (secondo capitolo), Il giorno della Santa Croce (terzo capitolo), L’anello e il libro. Un caso di omicidio a Roma (quarto capitolo). Tutti i versi proposti sono presentati nella traduzione dell’autrice di questo studio avvincente e accurato.

L’itinerario nelle opere di Robert Browning prese in esame è arricchito da annotazioni storiche puntuali e apre orizzonti su aspetti culturali relativi alla vita in determinati rioni romani all’epoca in cui è ambientata la vicenda (lo sfondo temporale delle tre opere si colloca tra il 1500 e il 1600), sia su caratteristiche di stile e di concezione, di architettura e di visione, che sono relative al processo di creazione artistica del poeta e che ne rendono ancora oggi interessante e feconda la lettura.

Se nel 1960 David Daiches, in A Critical History of English Literature, pur riconoscendo robustezza e vivacità alla poesia di colui che può essere considerato l’inventore della versione moderna del monologo drammatico, ne sottolineava prolissità da un lato, frammentarietà dall’altro,  in un insieme in cui a stilemi superati si affiancavano solo a tratti soluzioni convincenti per il lettore contemporaneo, Palmira De Angelis, ha il merito di mettere in luce stoffa e dettato di una scrittura che sa ancora provocare uno scatto in avanti nella storia della ricezione.

In un passaggio molto significativo, De Angelis precisa come la verità storica alla quale aspira Robert Browning non coincide con la precisione documentaria, ma tende invece a cogliere, in una visione d’insieme e, dunque, in una dimensione olistica, lo spirito estetico del tempo.

Anche in questo, ribadisce l’autrice, Browning si allontanava intenzionalmente, con piglio autonomo e critico, da tanta poesia vittoriana, giacché i «racconti sono pieni di luce e ombre e contrastano, nel contesto letterario inglese, con gli accenti languidi dei vittoriani. Per questo Browning è posto in maniera acclarata alle soglie della modernità: diventerà il modello indiscusso di alcuni tra i maggiori poeti del Novecento, da T.S. Eliot a Ezra Pound e Robert Lowell» (p. 15).

Nel corso del suo primo soggiorno romano, Robert Browning aveva avuto modo di visitare, nell’ottobre 1844, la chiesa di Santa Prassede all’Esquilino. Anche dal ricordo di quella visita nacque The Bishop Orders his Tomb in Saint Praxed’s Church, componimento che fu apprezzato da John Ruskin in Modern Painters IV (che metteva in evidenza, come riportato a pagina 27 del libro,  «Its wordliness, inconsistency, pride, hypocrisy, ignorance of itself, love of art, of luxury, and of good Latin», «la sua mondanità, l’inconsistenza, l’orgoglio, l’ipocrisia, l’inconsapevolezza, l’amore per l’arte, per il lusso e il buon latino») e che apparve nella raccolta Dramatic Lyrics, pubblicata a Londra nel 1845. Nel secondo capitolo di Robert Browning e Roma, i versi dell’opera, tradotti da Palmira De Angelis, sono accompagnati da argomentate ipotesi circa i monumenti funebri, costruiti a due secoli di distanza l’uno dall’altro, che potrebbero avere ispirato il monologo del vescovo che, dal letto in cui giace morente, dà istruzioni ai figli (ovviamente illegittimi) sulla costruzione del proprio sontuoso sepolcro: il monumento funebre del cardinale Pantaléon Anchier de Troyes, attribuito ad Arnolfo di Cambio, e il monumento funebre al cardinale Alain de Coëtivy de Taillebourg.

Dell’opera Il giorno della Santa Croce, scritta nel 1854 e pubblicata nel 1855 all’interno della raccolta Men and Women, riferisce il terzo capitolo. Vi si narra dell’usanza di costringere gli ebrei romani, stipati nel ghetto in condizioni igieniche disumane, ad ascoltare un’omelia e dunque a prendere parte a una celebrazione cristiana più volte l’anno. La zona di Roma alla quale si fa riferimento è il Rione Sant’Angelo, vicino al Tempio (la Sinagoga): si pensi in particolare alla chiesetta di San Gregorio a Ponte Quattro Capi, detto anche Pons Judaeorum. Browning era rimasto colpito da un’iscrizione che era stata dipinta nel 1729 sulla facciata di quella chiesa e che riportava un passo del profeta Isaia. Esperienze dirette e letture si affiancano nella composizione di un’opera, nella quale fu fonte preziosa l’opuscolo di Massimo D’Azeglio, pubblicato a Firenze nel 1848 con il titolo Sull’emancipazione civile degli Israeliti, poi ristampato a Roma con il titolo Gli ebrei sono uomini! Non interamente in versi e non priva di imprecisioni storiche, l’opera rivela l’intenzione dell’autore, conoscitore e sostenitore, come sua moglie Elizabeth, del Risorgimento italiano,  di dar voce, attraverso il cantico del rabbino, al proprio auspicio di recupero dei valori del Cristianesimo, calpestati e traditi, suo parere, dai cattolici romani.

Nel giugno 1860, al mercato di San Lorenzo a Firenze, Robert Browning acquistò al prezzo di una lira un faldone dalla copertina gialla contenente atti giudiziari, documenti e lettere relativi a un caso di omicidio plurimo commesso a Roma nel 1698 dal conte Guido Franceschini di Arezzo. Quando Robert, dopo la morte della moglie Elizabeth Barrett Browning, lasciò Firenze, portò con sé il faldone. Ne nacque un poema che fu pubblicato in quattro volumi tra il 21 novembre 1868 e il 27 febbraio 1869 e che è tuttora considerato il suo capolavoro: The Ring and the Book, L’anello e il libro, al quale è dedicato il quarto e conclusivo capitolo di Robert Browning e Roma. Il “Libro giallo” (così Browning chiamava il contenitore dalla copertina gialla) diventa opera pregiata, come l’anello di un orafo, in virtù della creazione artistica del poeta. La vicenda, ambientata a Roma tra i rioni Campo Marzio e Colonna, intorno a Piazza di Spagna, gli antefatti, così come il processo e la condanna, sono narrati attraverso una serie di monologhi drammatici, dei personaggi storicamente coinvolti, il conte Franceschini, sua moglie Pompilia, il canonico Caponsacchi, così come di personaggi inventati e rappresentativi di una parte della popolazione romana. Di particolare interesse sono il monologo del papa Innocenzo XII nel Libro X e quello di un viaggiatore veneziano, testimone dell’esecuzione capitale, nel Libro XII.

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Il viaggio proposto da Palmira De Angelis con il suo Robert Browning e Roma è insieme un invito alla lettura e a ripercorrere le vie di Roma sulla scorta del poeta di lingua inglese, accompagnati dai suoi versi. È un invito che raccolgo e che a mia volta rilancio con convinzione.

 

Palmira De Angelis, Robert Browning e Roma, Edilazio 2022

 

Anna Maria Curci


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