Roma 2020: parlano gli addetti ai lavori

Per il Photo manager di Roma09 e il responsabile dell’Ufficio stampa di Roma 2004 la capitale è pronta per le Olimpiadi
di Alessia Ciccotti - 13 Ottobre 2009

A pochi giorni dalla proclamazione di Rio de Janeiro come sede dei Giochi Olimpici del 2016 non si fermano le voci su una possibile candidatura di Roma per aggiudicarsi quelli del 2020, che verranno assegnati, come di consueto, sette anni prima, ossia nel 2013.

In molti nel mondo politico sembrano fare il tifo per la capitale, alcuni sembrano già pronti per mettersi al lavoro. A cominciare dal primo cittadino Gianni Alemanno che lo scorso 3 ottobre ha dichiarato: «Questo è il momento di essere compatti e di presentare una Città e un Paese uniti, mettendo da parte le inutili e pretestuose polemiche di questi mesi. Solo con questa unità di intenti possiamo garantire che sia Roma la candidata italiana per il 2020 e poi vincere la sfida con le altre candidature internazionali». Sì perché stavolta a contendere a Roma il posto di candidata italiana c’è anche un’altra bellissima città, ossia Venezia, anch’essa fortemente sostenuta e appoggiata dal suo sindaco, Massimo Cacciari, che dice di aver già pronto il piano di investimenti e delle opere da realizzare, tanto che mancherebbe solo la scelta dell’advisor.

Ma cosa comporterebbe veramente candidare la capitale come sede delle Olimpiadi del 2020? Quali sarebbero, o quali sono, i reali problemi da affrontare e i vantaggi che ne verrebbero fuori? Lo abbiamo chiesto a chi recentemente si è occupato di un altro grande evento sportivo che ha visto come protagonista proprio Roma, vale a dire alcuni degli addetti ai lavori dei Mondiali di nuoto che hanno acceso l’estate romana appena trascorsa.

Uno di questi è stato Piero Mei, grande firma del Messaggero, ex Responsabile dell’Ufficio Stampa sia per il Comitato Promotore di Roma 2004, anno in cui le Olimpiadi furono di Atene, sia per il Comitato Organizzatore dei Mondiali di nuoto di Roma09. Secondo lui una eventuale candidatura della capitale per i Giochi del 2020 sarebbe sicuramente «una sfida affascinante, perché Roma è affascinante e spendibile sotto tutti i punti di vista. Tuttavia – continua – candidare questa città per l’assegnazione delle Olimpiadi comporta un lavoro enorme, anche per quanto riguarda quelli che sono i cento elettori del Cio che, come abbiamo visto per l’assegnazione dei Giochi del 2016, non si sono lasciati affascinare nemmeno da Obama, affidando l’organizzazione della manifestazione a Rio de Janeiro».

Certo è che di fascino Roma ne ha da vendere, anzi da regalare. Ne è convinto anche un altro degli addetti ai lavori dei Mondiali di nuoto, ossia Giorgio Scala, General Photo manager del Comitato, che quando gli chiediamo un motivo per cui Roma dovrebbe candidarsi e poi aggiudicarsi queste Olimpiadi ci risponde: «Il motivo per cui Roma dovrebbe candidarsi è per rinnovarsi come grande polo internazionale di cultura e di sport, ma anche perché nessuno ha alle spalle quello che abbiamo noi. Indubbiamente siamo un grande magnete per tutto il mondo e – aggiunge – non ho alcun dubbio sulla capacità che ha Roma, che hanno i romani e gli italiani di portare a casa delle grandi olimpiadi».

E’ pur vero che qualche intoppo questi mondiali Fina ce l’hanno avuto, ed è altrettanto vero che di fatto le Olimpiadi del 2004 si sono svolte nella capitale greca e non in quella italiana, perciò, abbiamo chiesto ad entrambi, quali sono le problematiche principali che Roma dovrebbe e deve risolvere se vuole realmente avanzare questa candidatura; quali i nodi fondamentali da sciogliere.

A tal proposito, tutti e due sembrano avere idee molto simili. Sia Piero Mei che Giorgio Scala infatti hanno individuato nella scarsa capacità di pianificazione un marchio di fabbrica in negativo degli eventi made in Rome. «Non può più succedere – ha detto Mei – che si prevedano determinate cose e che poi si portino a compimento sempre all’ultimo minuto». «Il problema è quello della pianificazione – gli fa eco Scala – e lo abbiamo visto anche quest’estate. Sapevamo da 5 anni che avremmo avuto i Mondiali di nuoto ma come al solito ci siamo ridotti all’ultimo momento, o quasi. L’altra faccia della medaglia, però, è che fortunatamente siamo sempre stati bravi a tirar fuori il coniglio dal cilindro prima che fosse troppo tardi. La capacità di improvvisare è una caratteristica tutta italiana, ma l’Italia per fortuna non è solo quello. La cosa che preferirei in assoluto – aggiunge – è vedere coinvolti nel comitato organizzatore, anche soltanto come consulenti, proprio per la loro mentalità imprenditoriale, la piccola e media impresa italiana che è poi quello che fa camminare l’Italia e Roma».

Altro neo su cui i due esperti sembrano puntare l’attenzione, nel caso in cui si decida per una candidatura della capitale, è l’implementazione del traffico e della mobilità urbana, per il primo, e un sistema alberghiero troppo caro, per il secondo. Banditi per ambedue dovranno poi essere i cosiddetti “comitati del no”, «come accadde nel ‘97 – racconta il giornalista del Messaggero – quando la Fiat fece una campagna di opposizione a Roma. Bisogna ricordarsi che una candidatura non si fa per convincere l’opinione pubblica ma per convincere il Cio». «Ci deve essere una spinta unitaria – spiega invece Scala – non è possibile avere qualcuno che rema contro; anche perché, sotto tutti gli aspetti, una città può solamente guadagnare da un’olimpiade. Economicamente ha un indotto immenso e a livello di immagine è una cosa stupefacente».

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Per quanto riguarda la disponibilità di impianti e spazi da dedicare alle numerose discipline olimpiche, alla città eterna non mancherebbe poi gran che. Come ci spiega il Photo Manager di Roma09 infatti, «in uno spazio relativamente circoscritto, quale è quello della zona di Roma nord, noi abbiamo già buona parte di quello che serve. Gli impianti di cui al momento siamo sprovvisti sono solamente tre, vale a dire un velodromo, un palazzetto dello sport e uno spazio dove costruire il villaggio olimpico». Ma considerato che da qui al 2020 mancano 11 anni e che l’organizzazione di un’olimpiade, con la costruzione di tutti gli impianti sia di gara che di allenamento potrebbe, o potrà, avere ricadute positive su tutta la popolazione, entrambi gli intervistati sono convinti che Roma possa avere tutte le carte in regola per giocarsi ancora una volta questa partita.

Piero Mei né è convinto, tanto che quando prima di salutarlo gli abbiamo chiesto se tifasse per una nuova candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2020, ci ha risposto: «Assolutamente si! I Giochi Olimpici sono senz’altro una spinta per la città e possono essere una grande occasione di lavoro per i molti giovani italiani a cui oggi si offre così poco»!

Allora… in bocca al lupo Roma!


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