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Roma Capitale, è scontro totale sui nuovi poteri. Casellati gela Gualtieri: “Il Pd ha bloccato la riforma”

Volano stracci all'Eur tra la ministra e il sindaco sul fallimento dell'iter costituzionale

Quella che doveva essere una storica convergenza bipartisan per dare finalmente a Roma i poteri e lo status di una vera capitale europea si è trasformata, nel giro di poche ore, in un ring politico fatto di veti incrociati, accuse di “giravolte” e scambi di battute al veleno.

La strada verso la riforma costituzionale per lo statuto speciale di Roma Capitale è ormai rimasta orfana di una strategia condivisa.

L’ok in prima lettura alla Camera si è rivelato una vittoria di Pirro: l’astensione del Partito Democratico e il voto contrario di Avs e Movimento 5 Stelle hanno di fatto aperto una crisi profonda, allontanando l’obiettivo.

L’ultimo capitolo di questa parabola è andato in scena nella mattinata di ieri all’Eur, durante la premiazione del concorso di idee della fondazione Roma Regeneration.

Un evento pubblico trasformato nel teatro di un duro scontro a distanza tra la ministra per le Riforme costituzionali, Maria Elisabetta Casellati, e il sindaco Roberto Gualtieri, con il governatore del Lazio, Francesco Rocca, a fare da sponda alla rappresentante del governo.

L’affondo di Gualtieri: “Manca la ciccia, i partiti si parlino”

A far accendere la miccia è stato il primo cittadino. Gualtieri, pur riconoscendo alla ministra l’elaborazione di un “ottimo testo”, ha subito spostato l’accento sulla necessità di affiancare alla riforma costituzionale una legge ordinaria che ne definisca le coperture finanziarie.

“Serve una legge con le risorse e le competenze amministrative, è lì che sta la vera ciccia, si direbbe a Roma, cioè le cose importanti”, ha incalzato il sindaco.

Poi, nel tentativo di smarcarsi dalle responsabilità del naufragio politico dell’iter e blindare l’asse amministrativo con la Regione, Gualtieri ha lanciato una ricostruzione che ha indispettito non poco i vertici del centrodestra:

Io e Francesco Rocca di più non possiamo fare, abbiamo sempre collaborato, in cinque minuti ci siamo messi d’accordo sulle competenze regionali da trasferire a Roma. Noi abbiamo fatto tutto il possibile, ma né io né lui sediamo in Parlamento”.

Il sindaco ha poi ironizzato sulle dinamiche interne ai partiti, invitando la maggioranza di governo e lo stato maggiore del Nazareno a smetterla di usarlo come pontiere:

“Non venite da me a dire ‘ci parli tu con quelli?’. Parlatevi voi, vi diamo il numero di telefono. Speriamo solo che al Senato si arrivi a una maggioranza più ampia e a una legge con dentro le cose vere”.

La replica della ministra: “Una giravolta del Pd, difesa ridicola”

Una ricostruzione in chiave quasi da commedia che la ministra Casellati ha respinto al mittente con durezza, smentendo pubblicamente il sindaco a margine dell’evento. “Non è vero che il Pd si è astenuto perché mancava una legge ordinaria”, ha contrattaccato la ministra.

“Quella legge doveva essere elaborata tra la prima e la seconda lettura del testo. Non sono d’accordo con le affermazioni di Gualtieri, non corrispondono alla verità”.

Casellati ha poi puntato il dito direttamente contro il partito di Elly Schlein, definendo l’atteggiamento dei dem “una giravolta inspiegabile e deludente”, soprattutto alla luce degli enormi investimenti che la città sta affrontando.

“Noi non abbiamo bloccato questo iter virtuoso, l’ha bloccato il Partito Democratico. Al tavolo delle trattative si è sempre presentato il sindaco come rappresentante del suo partito, altrimenti avremmo scritto il testo con i capigruppo del Pd. Per questo la storia della telefonata mi sembra francamente un po’ ridicola: la telefonata a Formello o al Nazareno deve farla lui, non noi”.

A dar manforte alla ministra è intervenuto anche il governatore Francesco Rocca. Pur confermando l’ottima intesa personale con l’inquilino del Campidoglio, il presidente della Regione Lazio non ha risparmiato una stoccata politica:

“Quella del Pd è stata chiaramente una mossa di opportunità politica. Si è persa una grande occasione, il lavoro sulla legge ordinaria andava fatto nei passaggi successivi, non si doveva bloccare tutto adesso”. Il canale del dialogo tra il Campidoglio e i palazzi della politica nazionale sembra ora drasticamente interrotto.

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