Categorie: Cronaca
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Roma. Caso Orlandi-Gregori, la Commissione parlamentare d’inchiesta: ‘mai esistita la tratta delle bianche’

Con una relazione approvata all’unanimità, il 28 aprile, è stato infatti escluso che tra il 1982 e il 1983 a Roma sia esistito un fenomeno unitario di scomparse riconducibile a un’unica regia criminale

La Commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ha chiuso uno dei capitoli più controversi della cronaca nera romana legato alla cosiddetta “tratta delle bianche”.

Con una relazione approvata all’unanimità, il 28 aprile, è stato infatti escluso che tra il 1982 e il 1983 a Roma sia esistito un fenomeno unitario di scomparse riconducibile a un’unica regia criminale.

Un passaggio che segna una svolta nell’analisi storica dei casi: secondo il lavoro svolto dalla Commissione, coordinata dal presidente Andrea De Priamo e dal vicepresidente Roberto Morassut, la narrazione delle 177 ragazze scomparse in un disegno organizzato non trova riscontri oggettivi.

Il lavoro di verifica sugli archivi

Attraverso l’analisi delle banche dati e delle denunce dell’epoca, con il supporto dello SCO – Servizio Centrale Operativo e della Squadra Mobile, sono stati ricostruiti i singoli fascicoli relativi ai casi censiti.

Il risultato dell’incrocio dei dati è stato netto: su 176 episodi esaminati (uno risultato duplicato), la quasi totalità riguarda allontanamenti volontari, fughe temporanee o successivi rientri nelle famiglie. Nessun elemento, secondo la Commissione, collega questi episodi a una struttura criminale organizzata.

Resta dunque circoscritto a due soli casi il perimetro dell’indagine ancora aperta: quello di Orlandi e quello di Gregori, che rimangono le uniche scomparse mai risolte tra quelle analizzate.

Le zone d’ombra e il tema degli adescamenti

Pur escludendo l’esistenza di un sistema unitario, la relazione non chiude completamente il quadro interpretativo. In diversi fascicoli, infatti, le motivazioni degli allontanamenti risultano poco dettagliate o difficili da ricostruire a distanza di decenni.

Da qui l’ipotesi che, negli anni Ottanta, nella Capitale potessero verificarsi episodi isolati di adescamento di minorenni, mai ricondotti a un unico responsabile o a una rete strutturata.

Le altre piste: Londra e i documenti

Nel corso dell’aggiornamento, il presidente De Priamo ha anche affrontato alcuni dei filoni investigativi ancora aperti.

Tra questi, la cosiddetta “pista di Londra”, ritenuta oggi poco probabile: l’ipotesi che la giovane Orlandi possa essere stata trattenuta in un contesto religioso nella capitale britannica non troverebbe, secondo la Commissione, riscontri concreti.

Sotto esame restano invece alcuni documenti, tra cui i cosiddetti “cinque fogli” relativi a presunte spese di mantenimento all’estero, su cui proseguono gli approfondimenti.

Un voto unanime come spartiacque

Il vicepresidente Morassut ha sottolineato il valore del voto unanime, definendolo un passaggio di metodo prima ancora che di merito, basato su rigore e verifica documentale.

La Commissione proseguirà ora il lavoro concentrandosi sugli elementi residui delle indagini, con l’obiettivo di distinguere con maggiore chiarezza i fatti storicamente accertabili dalle numerose ipotesi e ricostruzioni che, negli anni, hanno alimentato una delle vicende più complesse e simboliche della storia giudiziaria italiana.

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