Roma. Dopo i cinghiali, i topi, le blatte, le zecche e le pulci, ora sono arrivate le “vespe orientali”

Benvenuti (Ecoitaliasolidale): La Capitale ormai considerata una “città-giungla”. Necessaria la pulizia della città e la manutenzione del verde
Redazione - 28 Luglio 2022

Dai cinghiali ai gabbiani, dai corvi alle blatte e all’invasione dei topi, zecche e pulci nei parchi pubblici, ma ora a  far parlare della Capitale come una “città-giugla” sembrerebbe sia arrivata anche la “vespa Orientalis”. Le cause sono sempre le stesse, emergenza rifiuti e la mancanza di manutenzione e cura del verde.

È quanto dichiara in una nota Piergiorgio  Benvenuti, Presidente del Movimento Ecologista Ecoitaliasolidale .

“Zecche e pulci rappresentano un problema serio non solo per i cani a spasso nei parchi, ma anche per l’uomo, per le temibili punture delle zecche che potrebbero causare danni anche seri per la salute, ma anche questa nuova specie di vespe sarebbero molto aggressive ed una minaccia soprattutto per anziani e bambini. Parliamo di “città-giungla” ricordando come la precedente Amministrazione guidata dalla Sindaca Raggi, per la diffusione dei topi, nell’agosto del 2018, aveva annunciato di voler realizzare  un  programma per contenerne il numero, attraverso  un bando per generare idee non cruente per la  sterilizzazione. Fra le polemiche l’Amministrazione capitolina aveva citato l’esempio degli USA, dove  si stava sperimentando la soluzione cruelty free, una soluzione gentile al problema della proliferazione  con esche che contengono ormoni per accelerare la menopausa nelle femmine e rendere meno fertili i maschi. Da subito – ricorda Benvenuti – avevamo evidenziato la necessità di ricordare come oltre Oceano, al di là delle sperimentazioni, si erano messe in atto soluzioni concrete. Il sindaco di New York, Bill De Blasio, aveva a quel tempo lanciato un programma di sterilizzazione dei ratti, ma che prevedeva un piano da decine di milioni di dollari, attraverso l’installazione di centinaia di costosi bidoni ad energia solare in grado di compattare la spazzatura e di impedire ai roditori l’accesso all’immondizia nei quartieri considerati piu’ a rischio: Bushwick and Bed-Stuy a Brooklyn, The Grand Concourse nel Bronx, il Lower East Side, l’East Village e Chinatown a Manhattan.

Inoltre soluzioni hi-tech,  usando un metodo che sopprimeva i ratti  con il ghiaccio secco, ma anche la possibilità  per  grandi caseggiati di depositare la spazzatura in strada  alle prime ore dell’alba e non la sera,  con uno stanziamento di  32 milioni di dollari. Tutto ciò finalizzato a  ridurre del 70 per cento il numero di ratti e topi nella Grande Mela.

A Roma invece al di là del programma ad effetto  del 2018,  di cui non vi sono state tracce concrete, in ambito ambientale abbiamo assistito attoniti anche all’idea di  utilizzare 50.000 pecore per risolvere il problema della manutenzione del verde,  dell’utilizzo di pipistrelli per non aver risolto il problema della zanzara tigre, del coinvolgimento di api per controllare il tasso di smog. Sta di fatto che oltre alle parole a Roma non vi è stata una soluzione adeguata a tali problemi.

Ed è bene ricordare che a tutt’oggi nella Capitale  vivono  10 milioni di Topi, circa  3  ogni cittadino.  Con la nuova amministrazione Gualtieri -prosegue Benvenuti- i problemi sono gli stessi, dai topi ai cinghiali, dalle blatte alle cimici,  dalle pulci alle vespe “Orientalis” a causa dei rifiuti in strada non raccolti per giorni e la mancanza di una manutenzione adeguata del verde. Si prosegue a non trovando soluzioni adeguate ai mille problemi irrisolti –conclude Benvenuti-   non servono trovate  “innovative”, soprattutto in ambito ambientale,  bensì una adeguata programmazione fatta di competenze e soluzioni concrete.


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