Roma, i nuovi tram rischiano di restare nei depositi: sottostazioni troppo vecchie per farli partire

Il Comune per fronteggiare il problema ha deciso di estendere la procedura accelerata anche alle sottostazioni più in difficoltà

Sembravano il simbolo del cambiamento, i 121 nuovi tram Urbos acquistati dal Comune di Roma. Moderni, silenziosi, capienti. Una promessa di mobilità efficiente, degna di una Capitale europea. Ma oggi rischiano di rimanere solo questo: una promessa. Il motivo? Le sottostazioni elettriche di Roma non sono abbastanza potenti per alimentarli.

È un paradosso tutto romano: si comprano i convogli di ultima generazione – gli Urbos prodotti dalla spagnola CAF – ma manca l’infrastruttura per farli viaggiare. E il tempo stringe.

Già qualche segnale d’allarme era scattato quando la linea del tram 8 era tornata in funzione dopo mesi di stop. I tram si sono fermati quasi subito, non per guasto tecnico, ma per problemi di approvvigionamento elettrico. Le sottostazioni, i veri “cuori elettrici” della rete, sono troppo datate per reggere il passo della modernizzazione.

L’ultima mossa del Campidoglio

Il commissario straordinario per il Giubileo, Roberto Gualtieri, ha firmato una nuova ordinanza – la quarantesima del 2025 – per accelerare i lavori sulla sottostazione di San Paolo, una delle più critiche. Basta iter lunghi e gare tradizionali: si va dritti con una procedura negoziata senza bando. Un taglio netto a sei o sette mesi di attese burocratiche.

Ma il problema non riguarda solo San Paolo. Anche le sottostazioni di Nomentana, Trastevere e piazza d’Armi sono al limite. Qui i progetti arrancano, i fornitori tardano, e l’Atac, incaricata dei lavori, segnala ritardi “non prevedibili” legati anche a una simulazione sui carichi elettrici affidata all’Università La Sapienza. Un ingorgo tecnico-burocratico che rischia di mandare in tilt l’intero piano.

Il rischio? Avere tram senza binari (e corrente)

Gli Urbos sono mezzi potenti, moderni, ma anche più esigenti: consumano più energia e sono più pesanti. Il loro arrivo richiede una rete in grado di sopportarli. “L’armamento deve garantire condizioni adeguate al maggior carico dinamico”, si legge nero su bianco nell’ordinanza. Tradotto: se le centrali non vengono potenziate, i tram non potranno nemmeno accendersi.

Un salto nel futuro… con i piedi ancora nel passato

Per evitare un disastro annunciato – nuovi tram fermi, fondi europei persi, e cittadini delusi – il Comune ha deciso di estendere la procedura accelerata anche alle sottostazioni più in difficoltà. Con l’ok dell’assessorato alla Mobilità, si spera ora di recuperare terreno.


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