

Entro la fine del 2026, infatti, arriveranno i primi “occhi elettronici” della sosta. Il progetto, battezzato “Sospas”, è già entrato nel vivo grazie a una gara da 4,1 milioni di euro
Addio al girare a vuoto per trovare un posto libero? Forse non subito, ma Roma si prepara a una vera e propria rivoluzione digitale nella gestione dei parcheggi.
Entro la fine del 2026, infatti, arriveranno i primi “occhi elettronici” della sosta: sensori hi-tech in grado di rilevare in tempo reale la presenza o meno di un’auto in uno stallo.
Il progetto, battezzato “Sospas”, è già entrato nel vivo grazie a una gara da 4,1 milioni di euro. Si tratta di 7.564 sensori in totale:
7.500 saranno installati sugli stalli a pagamento, 14 destinati alle aree di carico e scarico merci, con una copertura iniziale del 5% dei posti tariffati in ognuno dei 23 ambiti di Roma. La parte più consistente – 4.411 sensori – sarà però concentrata nelle zone centrali, quelle dove trovare parcheggio è quasi una missione impossibile.
Il funzionamento è semplice ma rivoluzionario: i dispositivi, collocati direttamente sopra gli stalli, segnaleranno in tempo reale se il posto è libero o occupato.
I dati confluiranno in una piattaforma centrale, permettendo al Comune non solo di migliorare la gestione della sosta, ma anche di potenziare i controlli e, in prospettiva, di offrire ai cittadini informazioni più chiare e immediate sulla disponibilità dei parcheggi.
Se non ci saranno intoppi burocratici, i lavori cominceranno già a novembre 2025 e dureranno circa un anno. Dopo test e collaudi, i sensori entreranno ufficialmente in funzione prima della fine del 2026.
Ma non è tutto: parallelamente, l’amministrazione capitolina sta portando avanti una revisione complessiva del sistema della sosta.
In programma c’è l’aumento degli stalli blu, che passeranno da 70.000 a 100.000, e la sostituzione dei parchimetri, che saranno dimezzati entro il 2027 per lasciare spazio a strumenti di pagamento più moderni e digitali.
Un cambiamento che promette di trasformare radicalmente l’esperienza – spesso frustrante – degli automobilisti romani.
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