

Il capo della Procura di Roma dal Villaggio dell'Arma a Villa Borghese svela la nuova strategia dei clan
Le mafie cambiano volto, si adattano ai territori e affinano le proprie strategie. Ma il risultato, secondo il procuratore capo di Roma Francesco Lo Voi, resta lo stesso: infiltrarsi nelle istituzioni e conquistare spazi sempre più ampi nell’economia legale. Un fenomeno che nel Lazio presenta caratteristiche ormai molto simili a quelle osservate per decenni in regioni come Sicilia e Calabria.
L’allarme arriva da Villa Borghese, durante il “Dialogo sulla criminalità” ospitato nel Villaggio dell’Arma. Un confronto ad alta intensità istituzionale che ha riunito magistrati e vertici delle forze dell’ordine per fare il punto sulle nuove frontiere della lotta alla criminalità organizzata.
«Quando partecipo alle riunioni in prefettura dedicate al rischio di infiltrazioni mafiose nei Comuni del Lazio – ha spiegato Lo Voi – mi trovo spesso davanti a situazioni che ricordano molto da vicino quelle che ho conosciuto durante la mia esperienza in Sicilia». Un paragone che pesa e che fotografa la crescente capacità delle organizzazioni criminali di radicarsi anche lontano dai territori tradizionalmente considerati roccaforti mafiose.
Se un tempo il rapporto privilegiato era quello con il politico di riferimento, oggi gli equilibri sembrano essere cambiati. Le organizzazioni criminali guardano sempre più agli uffici amministrativi, ai settori tecnici, ai funzionari che materialmente gestiscono procedure, autorizzazioni e appalti.
«In alcuni casi non si parla più soltanto di infiltrazione, ma di una vera e propria occupazione degli spazi amministrativi», ha osservato il procuratore. Un passaggio che, nelle valutazioni degli investigatori, rende il fenomeno ancora più difficile da intercettare e contrastare.
L’obiettivo non sarebbe necessariamente influenzare il sindaco o l’assessore di turno, ma costruire relazioni all’interno della macchina burocratica, là dove vengono prese le decisioni operative e dove passano pratiche, affidamenti e autorizzazioni.
La criminalità organizzata non cerca più soltanto le grandi opere o gli investimenti milionari. Le nuove strategie puntano anche ai servizi quotidiani, quelli che sembrano meno appariscenti ma che garantiscono flussi economici costanti e una presenza stabile sul territorio.
Dalla gestione delle mense scolastiche alla manutenzione delle strade e dei marciapiedi, fino ai servizi affidati dai piccoli Comuni, ogni attività può trasformarsi in un’opportunità per reinvestire capitali illeciti e consolidare relazioni economiche e imprenditoriali.
Un modello che si ripete tanto nei centri più piccoli quanto nelle grandi realtà urbane e che consente alle organizzazioni criminali di mimetizzarsi sempre meglio nel tessuto produttivo.
Il Lazio osservato speciale
Le parole di Lo Voi confermano un quadro che da anni emerge nelle indagini della magistratura e delle forze dell’ordine: il Lazio rappresenta uno dei territori più appetibili per le mafie italiane, grazie alla sua posizione strategica, alla concentrazione di attività economiche e alla presenza della Capitale.
Non più soltanto una terra di passaggio o di investimento, ma un contesto nel quale le organizzazioni criminali cercano di costruire relazioni stabili, influenzare segmenti dell’economia e inserirsi nei meccanismi della pubblica amministrazione.
L’allarme lanciato dal procuratore capo di Roma non riguarda quindi soltanto la repressione dei reati, ma chiama in causa la capacità delle istituzioni di presidiare i territori, rafforzare i controlli e difendere la trasparenza amministrativa.
Perché la sfida, oggi, si gioca soprattutto lontano dai riflettori: negli uffici, nelle procedure e nei servizi che scandiscono la vita quotidiana delle comunità.
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