

Sequestri e arresti tra viale Marconi, Cassia e il parco di Tor Tre Teste. A Nettuno madre e figlia gestivano il business in casa
Dalle transazioni rapide e fulminee dello street dealing all’ombra dei parchi e delle stazioni della metropolitana, fino ai mercati strutturati all’interno di appartamenti insospettabili, protetti da reti di fiancheggiatori.
Le ultime operazioni condotte capillarmente dagli agenti della Polizia di Stato a Roma e provincia descrivono una geografia criminale variegata, colpita duramente con una raffica di arresti che va dal centro cittadino fino al litorale di Anzio e Nettuno.
I canali logistici dello spaccio itinerante continuano a sfruttare veicoli privati come vere e proprie basi mobili, attrezzate per il trasporto e il confezionamento immediato delle sostanze per eludere i controlli stradali.
Il primo intervento, coordinato dagli investigatori dell’XI Distretto San Paolo, è scattato nel quadrante di viale Marconi.
Un giovane cittadino romano è stato intercettato a bordo della propria auto con un vero e proprio “kit da laboratorio” racchiuso in un marsupio: all’interno sono state rinvenute dosi di metanfetamina ed eroina già ripartite, coltelli e materiali idonei al taglio della sostanza.
La successiva perquisizione domiciliare ha portato al sequestro di diverse cartucce per arma da fuoco, facendo scattare le manette per detenzione ai fini di spaccio e una denuncia per porto abusivo di armi e omessa custodia di munizioni.
Poco più a nord, lungo la via Cassia, le Volanti hanno intercettato una seconda centrale mobile. In questo caso un uomo di cinquantasei anni è stato trovato in possesso di numerosi involucri preconfezionati di crack e cocaina, occultati nell’abitacolo insieme a circa 3.000 euro in contanti, considerati l’incasso parziale della giornata.
Le attività di contrasto si sono poi concentrate nei quadranti orientali della Capitale, tra l’Alessandrino e Porta Maggiore, dove i presidi di polizia hanno scardinato i tradizionali mercati all’aperto.
Nel parco di Tor Tre Teste, due complici avevano organizzato un sistema gerarchico: uno fungeva da vedetta per segnalare l’arrivo delle pattuglie, mentre l’altro recuperava la merce (crack e cocaina) nascosta tra i cespugli per consegnarla agli acquirenti.
A Porta Maggiore, invece, un terzo spacciatore ha tentato di sfuggire al controllo delle pattuglie correndo all’interno di un forno di quartiere. Il movimento non è sfuggito agli agenti che, dopo averlo bloccato, hanno scoperto che l’uomo custodiva nel cavo orale ben 36 involucri termosaldati di eroina.
L’ultimo capitolo dell’offensiva investigativa è stato scritto sul litorale a sud di Roma.
Gli uomini del Commissariato di Anzio-Nettuno hanno fatto irruzione in un appartamento del centro storico nettunense, scoprendo una gestione familiare dedita allo stoccaggio e alla vendita di cocaina, guidata da madre e figlia. All’interno dell’immobile sono stati rinvenuti bilancini e altri 3.000 euro in contanti.
Durante il blitz, un uomo ha tentato di presentarsi al citofono utilizzando frasi in codice per allertare le donne della presenza della polizia. Bloccato dagli agenti, l’uomo ha opposto una violenta resistenza fisica per favorire la fuga delle occupanti, venendo di conseguenza arrestato per resistenza a pubblico ufficiale e deferito per favoreggiamento personale. Tutti i fermi sono stati convalidati dall’autorità giudiziaria competente.
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