

Il sovrintendente di Roma, Claudio Parisi Persicce, spiega al "Times" la strategia per impedire i danni alle opere più esposte ai flussi
È una battaglia silenziosa, combattuta tra il marmo bianco e l’obiettivo di una telecamera. Claudio Parisi Persicce, Sovrintendente capitolino ai Beni Culturali, ha scelto le colonne del prestigioso quotidiano britannico The Times per lanciare un messaggio chiaro: Roma non diventerà un museo a porte chiuse, ma la pazienza verso il vandalismo è finita.
L’occasione è l’ultimo sfregio all’Elefantino di Bernini a piazza della Minerva, un atto vandalico segnalato via mail da un cittadino sentinella.
Roma ospita un patrimonio che non ha eguali nel mondo: 400 fontane storiche e oltre 900 tra statue e monumenti esposti direttamente nelle piazze. «In altre città finirebbero dentro i musei», osserva il corrispondente Tom Kington, ma l’approccio romano è diverso.
«Non possiamo né vogliamo mettere barriere o cancellate», spiega Persicce. Una scelta di libertà che però espone i capolavori a rischi costanti.
La cronaca degli ultimi anni è un bollettino di guerra:
2015: Lo scempio della Barcaccia a Piazza di Spagna (erroneamente citata a Piazza Navona nel dibattito, ma ferita simbolo del 2015) per mano degli ultras del Feyenoord, appena cinque mesi dopo il restauro.
2010-2021: La pioggia di vandalismi sui busti del Pincio a Villa Borghese, che ha costretto i Beni Culturali a “incappucciare” le sculture per lunghi periodi.
Oggi: Il danno alla proboscide dell’Elefantino della Minerva, l’ultimo della lista.
Non potendo ingabbiare la bellezza, la Sovrintendenza punta su una strategia a doppio binario:
La Carota (Sensibilizzazione): «Al Colosseo, contro chi incideva il proprio nome, la persuasione sta funzionando», ammette Persicce. L’obiettivo è trasformare il turista e il romano in custodi consapevoli, riducendo l’impulso al gesto sconsiderato attraverso l’educazione al valore del bene.
Il Bastone (Tecnologia e Sanzioni): Per chi non risponde alla cultura, risponde la sorveglianza. Sono ben 2.500 le telecamere ad alta definizione installate per monitorare h24 monumenti e fontane. Un piano di controllo capillare che ha subito un’accelerazione decennale proprio dopo i fatti del 2015.
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