

Nel procedimento si contestano, a seconda delle posizioni, i reati di associazione per delinquere, corruzione, turbata libertà degli incanti, frode nelle pubbliche forniture, trasferimento fraudolento di valori e bancarotta fraudolenta
Per anni hanno asfaltato le strade della Capitale come se fosse un terreno di conquista privata. Oggi quel sistema finisce sotto i riflettori di un’aula di giustizia.
La Procura di Roma ha formalizzato la richiesta di rinvio a giudizio per 37 persone e società coinvolte nell’inchiesta sulla cosiddetta “Mafia delle buche”: un’associazione per delinquere che, secondo gli inquirenti, avrebbe pilotato appalti milionari per la manutenzione delle strade romane attraverso mazzette, società di comodo e un’operatività coordinata.
Al centro dell’inchiesta c’è lui: Mirko Pellegrini, l’imprenditore conosciuto nei palazzi e nei cantieri come “Mister Asfalto”.
Per la Procura, Pellegrini non è stato un semplice protagonista del mercato degli appalti, ma il regista di una rete che ha condizionato per anni la manutenzione stradale della Capitale.
Secondo gli investigatori, il gruppo non operava come una semplice compagine di ditte concorrenti, ma come un unico centro decisionale mascherato da imprese autonome. Dietro a decine di società formalmente distinte ci sarebbe stata, di fatto, una sola regia: quella di Pellegrini.
Attraverso questa rete, si sarebbero aggiudicati appalti per la manutenzione di arterie chiave della città, dai bandi di grande viabilità ai lavori indetti da Roma Capitale e Astral.
Secondo la Procura, il sistema consentiva di ottenere vantaggi competitivi illeciti grazie a accordi sotto banco e a una gestione opaca delle gare.
Le accuse formulate nel rinvio a giudizio sono pesanti e svariano dalla associazione per delinquere alla corruzione, dalla turbata libertà degli incanti alla frode nelle pubbliche forniture, fino al trasferimento fraudolento di valori e alla bancarotta fraudolenta per alcune società collegate.

Tra i lavori finiti sotto la lente della Procura ci sono interventi di grande rilievo per la viabilità cittadina.
Tra questi spiccano:
La manutenzione straordinaria di viale Palmiro Togliatti, nel tratto tra via Tiburtina e l’autostrada A24;
I lavori sulla viabilità per la Ryder Cup, l’evento internazionale di golf che attirerà migliaia di visitatori;
Una serie di gare di ambito A, B, C e D, che coprono la grande viabilità in tutti i municipi di Roma.
Secondo la Procura, queste opere non sarebbero state solo appaltate in modo irregolare, ma anche eseguite con materiali e procedure al di sotto degli standard contrattuali, a vantaggio economico dei soggetti coinvolti.
Non è solo la competizione tra imprese ad essere al centro delle accuse. A Pellegrini viene contestato anche il finanziamento illecito ai partiti, in relazione ad ammissioni rese dallo stesso imprenditore durante gli interrogatori con gli inquirenti.
Nel procedimento le parti offese individuate dalla Procura sono istituzioni di primo piano: oltre a Roma Capitale, figurano Banca d’Italia e la stessa Polizia, che in alcuni casi ha visto finire sotto accusa anche agenti ritenuti infedeli.
Nel maggio del 2025, la Guardia di Finanza aveva già eseguito una vasta operazione che portò all’arresto di Pellegrini e di altre quattro persone, facendo emergere quella che il gip definì un’organizzazione “stabile e organizzata” capace di alterare la libera concorrenza nelle gare pubbliche per i lavori stradali.
Oggi, con la richiesta di rinvio a giudizio, la palla passa al giudice dell’udienza preliminare: sarà lui a decidere se mandare a processo l’imprenditore e i suoi presunti complici.
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