

Libro a cura di Stefano Ciavatta e Luca Galofaro, edito da Humboldt Books, 136 pagine, foto di Enrico Blasi - ICCD - Archivio A. Cederna
“Un tempo Roma era ancora tutta raggiungibile in auto, come se la città fosse una immensa distesa lasciata aperta, disponibile. Si poteva parcheggiare ovunque e le piazze non erano solo scenografie, ma spazi d’uso quotidiano, luoghi attraversati, occupati e vissuti. Raggiungere il cuore della città era un diritto, un bisogno, una faccenda naturale e familiare, mai una colpa”.
ROMA VIETATA, viaggio nella città raggiungibile (Humboldt Books) è un viaggio fotografico nella città anni 70, la Roma raggiungibile ovunque in auto, prima della Ztl, dei parcometri, degli anelli ferroviari, dell’utopia della smart city e dei 30kmh.
Le piazze usate per raggiungere una città ancora viva, necessaria e disponibile, e non vuota e arresa ai turisti.
Foto, archivi, cartoline, grafici, tabelle, ritagli di giornale, annuari: ROMA VIETATA racconta la massima confidenza del cittadino moderno con la città storica, da Roma antica a quella medievale, dalla polis rinascimentale a quella barocca, dalla Roma settecentesca a quella umbertina, fino a salire per tutto il Novecento.
Da piazza del Campidoglio a piazza San Pietro, Roma era aperta e disponibile, non ancora impaurita dal proprio splendore, non ancora chiusa nelle maglie delle tutele e dei Beni Culturali.
Questa accessibilità al massimo grado era mancanza di pudore, incoscienza, o fiducia eccessiva nella città che ha resistito a tutto? Una cosa è certa: da qualsiasi latitudine della mappa cittadina era possibile arrivare a ridosso della pietra dell’Urbe, e questa disponibilità era vissuta come un’estensione dello spazio della vita quotidiana a Roma.
Questo libro non è un’operazione nostalgica: sognare una restaurazione sarebbe anacronistico. Non è nemmeno una denuncia per l’horribile visu delle macchine parcheggiate. Oggi Roma è altrettanto ingolfata e nascosta dai pedoni del turismo, sempre più convinti di muoversi in un fondale sterilizzato, sradicato dalla comunità degli abitanti. Piuttosto, è un libro su un cortocircuito ancora attivo.
Pur tra tutte quelle lamiere, ti veniva incontro una città più vissuta che consumata, impossibile da esaurire in 15 minuti, o da ridurre negli scenari perfetti ma irreali dei percorsi prestabiliti. Arrivare, sostare, ma anche andarsene era un diritto concreto.
Oggi sei solo un visitatore in transito, obbligato a muoverti dove la città decide. Anche la casualità del parcheggio conteneva una caccia al tesoro: ogni piazza, vicolo o via secondaria, diventava un’occasione per scoprire la città, non per questo minore.
Cosa resta della Roma mobile e confidenziale, immortalata nelle foto di Enrico Blasi? Come è possibile preservare un’attitudine simile, legata allo sviluppo stesso della città metropolitana? Per paradosso, questo libro guarda al futuro di Roma attraverso quello che le è stato vietato.
Stefano Ciavatta è giornalista. Scrive di cose e gente di Roma: articoli, recensioni, inchieste, reportage, ritratti e interviste. Collabora con Artribune e la Repubblica Roma, ha scritto per Esquire e Il Foglio. Ha svolto una consulenza per L’Archivio Storico Luce – Cinecittà sulle periferie storiche ed extra GRA di Roma. Nel 2016 ha realizzato ‘Tom Tom Roma: mappe e confini di Roma. Da Piranesi a Jeeg robot’, una lecture visuale sulle mappe istituzionali e alternative della città moderna.
Luca Galofaro si occupa del progetto di architettura e di pratica curatoriale come strumento di ricerca. Ha curato due edizioni della Biennale di Architettura di Orléans al Frac Centre-Val de Loire. Nel 2015 ha fondato la piattaforma di ricerca CAMPO www.campo.space e lo studio LGSMA.
Tra le sue pubblicazioni: An Atlas of Imagination (DAMDI, 2015), Marcher dans le rêve d’un autre (Les presses du réel, 2017), Years of Solitude (Les presses du réel, 2019), Architettura e Arte: negli archivi di BBPR, Dardi, Monaco e Luccichenti, Moretti (LetteraVentidue 2024).
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