Romania: gli italiani di Galati

Incontro con gli emigrati italiani in Romania all'Accademia di Romania il 7 settembre 2010
a cura di Federico Carabetta - 20 Settembre 2010

L’interesse destato dalla rievocazione dell’emigrazione di italiani in Romania e in particolare nella città di Galati, ci spinge a riportare quanto più possibile dell’intervento di Gheorgiu e Amabile Ionel, durante il seminario ”La storia che ci separa, le storie che ci uniscono", organizzato dall’Associazione "Spirit Romanesc” e dall’Associazione degli Italiani in Romania – RO.AS:IT e tenutosi il 7 settembre 2010, a Roma, all’Accademia di Romania.

I relatori attribuiscono il radicarsi della comunità italiana a Galati ai missionari francescani italiani ivi presenti perché la città è la “porta d’ingresso” verso la Moldavia e citano un documento pontificio del 1239 “Cum hora undecima” ed un documento di Propaganda Fide del 1682, che riporta l’esistenza di una chiesa cattolica con numerosi fedeli e luogo di riferimento “dei mercatanti cattolici di tutte le parte”. Tra le colonie straniere, nel 1833, quella italiana è rappresentata dal Consolato del Regno di Sardegna e più tardi da quello del Regno delle Due Sicilie. Nel 1883, i lavoratori italiani presenti costruttori edili, di ponti, strade e gallerie sono 1.500 e l’anno seguente 5.000 e sono apprezzatissimi. Le più importanti ditte esportatrici sono italiane. Fino al 1915, ha esercitato un servizio regolare di linea sul Danubio la Società di Navigazione italiana Florio e Rubattino,

All’epoca del Principe Cuza (1859-1866) la città di Galati riveste eccezionale importanza nei progetti rivoluzionari locali di Cavour, Mazzini e Garibaldi che visita la città danubiana più volte nei dieci anni (1824-1834) in cui navigò tra il Mediterraneo e il Mar Nero con le navi “Costanza”, “Cortese”, “Nostra Signora delle Grazie” e “Clorinda” sull’itinerario Costantinopoli-Odessa-Taranrog.
Nel 1800 c’è la bottega del “maccheronaio” Giovanni, la fonderia Armao e le case di commercio Pedemonte, Peretti, Bega, Fanciotti, Rocca, nel 1900 Cerbolini, Caravego, Del Vecchio, Delviniotti, Marchesini, Dall’Orso ed altre che con la loro presenza hanno un ruolo molto importante per lo sviluppo della città.

Gli italiani altresì contribuiscono alla vita culturale: dal 1845 fino alla metà del 1900 Mario Pietro Cugino pubblica la gazzetta commerciale bilingue “Dunarea – Il Danubio” che contiene anche poesie, racconti, e notizie politiche mentre la libreria Nebunelli diffonde letteratura italiana. Stagioni di opera lirica italiana si hanno dalla metà dell’800, organizzate prima da Victor Delmay e proseguite poi da Luigi Ademolo. Notevole è stata pure l’attività della grande attrice Fanny Tardini che esordisce nella colonia italiana locale (un teatro porta ancora il suo nome ndr).
Negli anni 40 del sec XX, mille sono le famiglie integratesi perfettamente con gli autoctoni. C’è una scuola cattolica riconosciuta dagli Stati italiano e romeno con le 4 classi elementari. In definitiva la comunità italiana ha segnato per molto tempo il progresso economico-commerciale, culturale ed anche mondano della città.

La fine della Seconda Guerra Mondiale mette le numerose famiglie italiane di fronte ad una scelta drammatica: rinunciare alla propria nazionalità oppure tornarsene per sempre in Italia. Iniziano così anni di isolamento e repressione totalitaria; inizia il processo di dispersione della comunità, con confische, minacce ed espulsioni. Tutte le attività vengono interdette, gli archivi, i documenti, la biblioteca. Molti italiani rimpatriarono e gli altri dovettero accettare la cittadinanza romena con il ritiro dei passaporti. Si interruppero tutti i rapporti con la madrepatria e tutti i legami con la cultura italiana e la stessa lingua

Oggi i giovani rappresentano discendenti di terza e quarta generazione, figli e nipoti che si sentono italiani nell’animo, sensibili, creativi e capaci di lottare per superare le difficoltà per vivere una vita dignitosa. Per loro l’Italia è la terra dei loro eroi, immortalati nella storia e nell’arte, delle bellezze naturali, degli uomini capaci di accogliere qualunque straniero, infondendogli conforto spirituale e forza d’animo.

“Noi tutti – conclude la relazione – riscopriamo le nostre radici e guardiamo a questa eredità di professionalità, cultura, arte, umanità e sentiamo che la nostra vita è parte di un passato che chiede grande rispetto e ammirazione. Cerchiamo ora un recupero del tempo perduto dalla Romania e l’integrazione nella cultura europea e latina e riscoprire i valori dell’umanesimo, ritrovare la lingua e la propria identità.”

Ndr: Galati è un municipio della Romania situato nella parte meridionale della regione storica della Moldavia; è città moderna, centro dell’industria siderurgica, sede universitaria e porto importante sul Danubio. Nel 2007 contava 293.523 abitanti.
Gheorgiu e Amabile Ionel, sono i rappresentanti locali della comunità italiana a Galati e in particolare membri della Ro.As.It., Associazione degli Italiani in Romania, e loro stessi discendenti di immigrati italiani.


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  1. Gli italo-romeni hanno costruito la Romania, prima del loro arrivo non c’era nulla: ponti, strade, ferrovie, l’ateneo romeno, il palazzo Cotroceni, il castello Pelas di Sinaia e molti altri. Durante la dittatura comunista hanno molto sofferto gli italo-romeni sono stati deportati nei campi di concentramento romeni in zone più inospitali di tutta la Romania poi quando sono stati liberati gli è stato imposto nel 1954 la pulizia etnica come punizione esemplare (così come pure le altre minoranze etniche magiara, tedesca ebraica, rom ) I loro documenti di identità i romeni li avevano stracciati e per 60 lunghi anni a loro gli è stato negato di parlare italiano dovevano parlare solo romeno di fatto molti non sanno più parlare l’italoano, gli è stato imposto con la forza di cambiare snaturando i loro nomi italiani con nomi romeni perché i romeni sono dei razzisti i nomi italiani non avevano sonorità romene, ed è per questo che molti di loro è molto difficile dimostrare la loro origine, per riavere la cittadinanza italiana…comunque il nostro governo che è molto più democratico del governo romeno ha concesso loro ugualmente la cittadinanza italiana anche se hanno nomi stranieri romeni. Gli italo-romeni sono stati emarginati e i loro villaggi isolati perché durante il regime c’è stato da parte dei romeni una forte discriminazione per il fatto che gli italo-romeni erano cattolici e di conseguenza con la chiusura di tutte le chiese cattoliche. Con la rivoluzione nel 1989 e la caduta della dittatura comunista in Romania hanno ottenuto la riapertura delle loro chiese cattoliche la cittadinanza italiana la possibilità di non essere più emarginati ma a essere a contatto con la civiltà di ascoltare la televisione italiana permettendo loro di essere a contatto dopo 60 anni con la cultura e la lingua italiana e per chi non la sa parlare l’italiano di apprendere la lingua, oggi in Romania sono rimasti solo gli anziani di fatto hanno bisogno di molta assistenza mentre i giovani per motivi di lavoro sono ritornati in Italia ed è meglio così in fondo è la loro patria di origine. (un mio modesto parere mi piacerebbe far pagare la stessa moneta ai romeni per ciò che hanno fatto a noi italiani ). Distinti saluti


  2. A proposito secondo i messaggi via internet con dei romeni la storia triste degli italo-romeni è una storia inventata e che non è vera…hanno una bella faccia tosta sono ipocriti e bugiardi insomma non c’è da fidarsi di loro.

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