Saldi in cassetta. Paga sempre Pantalone

Ettore Visibelli - 16 Giugno 2019

Un riccone avaro e vecchio dice: ahimè così non va

vedo nero nello specchio chissà come finirà…

“ah la crisi…mmh”

Ma cos’è questa crisi…

ma cos’è questa crisi…

Cavi fuori il portafogli

metta in giro i grossi fogli e vedrà… (para, para, para, para, parapà!)

che la crisi finiràà!! ………………………….(parapà, parapà, parapà!)

 

Non so se recentemente il Ministro Salvini, in cerca di ispirazione su come raschiare il fondo del barile, abbia rivisitato la canzone umoristica che Rodolfo De Angelis cantava nel 1933. Ma no, è una supposizione troppo logica, per essere vera. Oggi tutto ciò che è logico, stenta ad essere credibile. Semmai diventa vero ciò che appare palesemente falso.

Sembra davvero che l’idea di andare a rovistare nelle cassette di sicurezza alla ricerca del contante in tagli da 500 €, ma forse anche da meno, sia la conseguenza del motivetto che allora, in Italia, si canticchiava un po’ dovunque.

Il fatto è che chi ha lavorato (davvero) fino ai limiti imposti dalla legge, per godere della pensione, pagando le ritenute alla fonte – sempre per imposizione della legge – osservando intorno a sé una libera evasione fiscale senza soluzione di continuità, mai perseguita dalla legge (evidentemente un‘altra, diversa da quella citata prima), non ha potuto, e ancora non può, tollerare che a sostenere le spese dei servizi necessari al Paese, per sopravvivere in qualche modo, le abbia pagate solo lui, insieme ai pochi – o tanti, al momento una percentuale mi sfugge – lavoratori (onesti) che hanno sempre timbrato il cartellino (in prima persona, non dal collega) per andare a produrre qualcosa, di cui c’era bisogno, sia per fornire servizi al cittadino, sia per produrre valore che aiutasse la crescita dell’economia interna.

Chiariamoci: il manipolo di sostenitori (stavo per scrivere followers, poi mi sono trattenuto per un senso di nausea) dei bisogni primari della Patria, non è che debbano essere medagliati al Valore Civile. Nessuno di loro ha evaso il fisco, così come non evade il detenuto in un carcere di massima sicurezza, in quanto entrambi ingabbiati in un sistema dal quale non si scappa, In alternativa, mettendomi in gioco anch’io (coatto e perciò onesto lavoratore dipendente), scatta un legittimo dubbio: se avessi potuto, avrei evaso anch’io, come gli altri, come tutti? Ma come si dice dalle mia parti: il se è il patrimonio dei coglioni. Perciò… lasciamo perdere. Anche se può permanere il dubbio, è scontato che chi si trova in carcere, con la porta aperta, tenterebbe la fuga .

Chi è senza peccato scagli la prima pietra e vien voglia di scagliarla, perché è difficile trattenersi dal farlo quando vedi il permissivismo, sì – se preferite, la tolleranza, ma la sostanza cambia poco – con il quale finora lo Stato non ha mosso un dito contro chi ha evaso e continua ad evadere, facendo davvero insorgere il dubbio: ma non è che evadere, da noi, è lecito, e io non ne ero stato informato, approfittandone?

Comunque si voglia leggere lo stato dei fatti, è immorale che un governo, dichiarato a suo dire giustizialista, vada a raschiare il fondo, prendendo di mira proprio coloro che, volenti o nolenti, hanno sempre pagato alla fonte quanto lo stesso governo ha loro imposto. I così detti Pensionati d’Oro, quelli del cartellino, timbrato in prima persona, hanno pagato il dovuto imposto dallo Stato. Colpirli ancora una volta, escludendoli dagli aumenti stabiliti dall’ISTAT, in base ai calcoli sul costo della vita, significa che il giustizialismo è soltanto un’affermazione, nei fatti senza alcun riscontro. Equivale a dire a un condannato, al termine della pena: scusa, sai, ma c’è ancora un quid che devi alla giustizia. Non è che ci eravamo sbagliati, è che oggi bisogna chiedertelo, perché ne abbiamo bisogno e qualcuno lo deve. E chi, se non tu?

 

Ettore Visibelli

 


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