Sanitari responsabili se l’intervento al seno non riesce

E’ quanto sancito da una sentenza del Tribunale Civile di Roma
Enzo Luciani - 11 Settembre 2012

Se le protesi al seno creano problemi la responsabilità è del chirurgo estetico e della struttura sanitaria. E’ quanto sancito dal Tribunale Civile di Roma, Sezione XIII, con la sentenza n. 2050/2012, con la quale un chirurgo estetico e la clinica con cui questi collaborava sono stati condannati al risarcimento del danno a favore di una paziente che nel lontano 2004 (quindi ben prima che scoppiasse lo scandalo delle protesi “PIP (Poly Implants Prosthesis)” era stata sottoposta ad un intervento di mastoplastica additiva mammaria.

L’omesso o inadeguato consenso informato fornito al paziente comporta la responsabilità del medico e della clinica in cui l’intervento di chirurgia estetica è stato eseguito. E ciò anche nel caso in cui sia stata accertato il difetto delle protesi applicate: nell’occasione, si trattava delle famigerate protesi “PIP (Poly Implants Prosthesis)” di produzione francese che, recentemente, sono state poste all’attenzione anche della Procura della Repubblica di Roma.

Una maggiore tutela per chi si sottopone a interventi chirurgici. In questo modo i sanitari e le strutture ospedaliere assumono su di loro il rischio integrale degli esiti negativi dell’intervento. Sempre e comunque, a prescindere dalle cause e sulla base della sola omissione nella prestazione del cosiddetto “consenso informato”.

“In sostanza – precisa l’Avv. Federico Guidoni che ha patrocinato la causa – il Tribunale ha affermato il principio di una tutela “globale” del paziente anche nel caso di interventi di chirurgia estetica, ritenendo irrilevante la circostanza – emersa a seguito di una perizia medico-legale – che le protesi applicate fossero del tipo controverso targato “PIP” (Poly Implants Prosthesis)”.

La rilevanza della decisione del Tribunale Civile di Roma è rappresentata dal fatto che, nel caso di esito negativo del trattamento di chirurgia estetica, il medico e le strutture sanitarie non potranno invocare, a loro discolpa, i difetti all’epoca non conosciuti delle protesi utilizzate, ma dovranno in ogni caso dimostrare di essere stati pienamente diligenti, innanzitutto, nel fornire complete informazioni al loro paziente sui rischi del caso.


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