

Arrestato un 28enne marocchino, colpiva i grandi alberghi del centro con pistole giocattolo e volti travisati
Si muoveva tra i velluti e i marmi delle reception con la sicurezza di chi in quegli spazi ci è nato e cresciuto. Un passo troppo deciso, una padronanza dei corridoi quasi familiare che, alla fine, è diventata la sua firma e la sua condanna.
Si è conclusa nel carcere di Regina Coeli la scia di colpi del “rapinatore seriale degli hotel”, un 28enne di origini marocchine che per mesi ha tenuto sotto scacco i presidi dell’accoglienza di lusso nel cuore della Capitale.
L’indagine, coordinata dai magistrati della Procura di Roma (Dipartimento criminalità diffusa), è il frutto di un lavoro corale tra Polizia di Stato e Arma dei Carabinieri. Il giovane è accusato di una serie di rapine a mano armata messe a segno tra l’agosto dello scorso anno e i primi vagiti del 2026.
Il modus operandi era consolidato: volto coperto, minacce serrate ai receptionist e armi spianate — coltelli fantasma o pistole che solo in seguito si sarebbero rivelate innocue repliche soft-air.
Dagli uffici del Commissariato Viminale e del Distretto Trevi-Campo Marzio, fino alla Stazione Carabinieri Quirinale, gli inquirenti hanno intrecciato i fili di fascicoli inizialmente autonomi, confluendo in un’unica, massiccia attività investigativa.
A orientare i sospetti verso il 28enne è stata proprio la sua “disinvoltura”. Le vittime, ascoltate dagli agenti, avevano riportato un dettaglio inquietante: l’aggressore sembrava conoscere ogni angolo delle strutture, ogni procedura, ogni varco.
Un sospetto diventato certezza all’inizio di febbraio, dopo un colpo in un hotel di Ostia. Gli accertamenti hanno confermato il passato lavorativo del giovane proprio in alcune delle strutture finite nel suo mirino: conosceva il “nemico” perché, un tempo, ne aveva indossato la divisa.
Il quadro probatorio si è cristallizzato su due episodi chiave tra novembre e gennaio nel centro storico. In entrambi i casi, la tentata rapina era sfumata grazie alla reazione dei dipendenti, che non si erano lasciati intimidire dalle minacce.
Ma il lavoro certosino degli investigatori — tra l’analisi di migliaia di ore di filmati di videosorveglianza e l’incrocio delle celle telefoniche — non ha lasciato scampo al sospettato.
L’epilogo della vicenda ha un sapore quasi ironico: quando gli uomini della Polizia e dell’Arma lo hanno rintracciato per eseguire l’ordinanza di custodia cautelare, il giovane era tornato a “vestire i panni” del dipendente modello, impiegato presso l’ennesima struttura ricettiva del centro.
Ora, per il “rapinatore gentiluomo” (ma non troppo), si sono aperte le porte della cella a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.
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