Sdo chiuso per sempre in un cassetto?

A rischio il campus universitario e gli espropri già realizzati: di nuovo arenato il progetto che si trascina dagli anni ’50
di Giovanni Verardi - 10 Ottobre 2009

Il campus universitario di Pietralata, eredità del mastodontico e noto progetto Sdo degli anni ’50 (concepito per portare i ministeri fuori dal centro storico della Capitale), rischia di rimanere solo un progetto se entro il 2011, ovvero entro dieci anni dai decreti di esproprio, non saranno avviati i lavori. E’ questo il contenuto dell’allarme lanciato dal presidente del V Municipio Ivano Caradonna, a margine della recente presentazione del Documento di programmazione economica e finanziaria 2010-2012 effettuata dall’assessore capitolino al Bilancio Maurizio Leo.

Il Dpef ha suscitato vive contestazioni, portate avanti soprattutto dai cosiddetti “mini-sindaci” di sinistra, che hanno accusato il testo di prevedere un palese regime finanziario preferenziale per i colleghi di destra. Sandro Medici, presidente del X municipio, a tal proposito è stato decisamente chiaro: “Mi sono stufato di farmi prendere per i fondelli da questi dilettanti”. Caradonna, appunto, gli ha fatto eco, affermando; “I municipi chiuderanno, stiamo diventando un grande condominio, luoghi utilizzabili dall’amministrazione centrale. In questo modo alcune opere rischiano di non vedere mai la luce come per esempio il campus universitario di Pietralata. Incontrerò il sindaco per spiegargli che, se entro il 2011 i lavori non partiranno le aree espropriate torneranno nella disponibilità dei privati”.

L’intero progetto del campus universitario, del decentramento di alcune facoltà della Sapienza, del grande Parco Urbano dei Monti di Pietralata e del sistema di collegamenti sotterranei, sembrerebbe dunque in pericolo. Come già in precedenza da noi riportato, il presidente del V Municipio aveva definito tale scenario una vera e propria “destrutturazione di quanto il centro-sinistra ha costruito in tanti anni, per arrivare al paradossale risultato di dover riconsegnare le aree espropriate nel 2001, pagate il 40% in più del loro reale valore, ai precedenti proprietari, in quanto decadrebbero i motivi dell’esproprio per pubblica utilità”. Il presidente ha poi ricordato che per avviare la realizzazione del progetto deve essere firmato il contratto con l’università Sapienza che ha realizzato il progetto in house, occorre pubblicare le gare d’appalto per l’affidamento dei lavori e inoltre liberare le aree occupate da artigiani, non prima di aver fornito loro idonee garanzie lavorative.

Stando a quanto sostiene Ivano Caradonna, sarebbe trascorso un anno e mezzo dalle ultime comunicazioni dell’amministrazione comunale sul progetto del campus universitario. A questo punto, allora, non sembra azzardato pensare che la volontà politica di proseguire il progetto o meno possa essere desunta in via implicita, ovvero per fatti concludenti. E senza troppe difficoltà.


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