‘Se ti abbraccio non aver paura’ di Fulvio Ervas

La storia toccante di un ragazzo autistico e suo padre uniti in un viaggio verso la scoperta della malattia
di Vanessa Evangelista - 1 Dicembre 2012

“Se ti abbraccio non aver paura” di Fulvio Ervas, edito da Marcos y Marcos, è la storia vera di Andrea, un ragazzo autistico che parte con papà Franco per gli Stati Uniti e l’America Latina e, prima ancora, per un mondo fatto di colori, di gesti insoliti, ripetitivi, piccoli riti rassicuranti, di parole impossibili da pronunciare, di abbracci improvvisi.

“Suo figlio probabilmente è autistico”, sono poche parole a distruggere il mondo di Franco che, di punto in bianco, si ritrova a dover fare i conti con una condanna dal volto ignoto: l’autismo. Una sindrome in parte sconosciuta da cui non si può guarire e che, inevitabilmente, colpisce tutta la famiglia. Dopo il verdetto sconvolgente, questo padre abbandona tutto per dedicarsi completamente al figlio.

Andrea cresce racchiuso in un universo tutto suo, dal quale cerca di comunicare con l’esterno senza riuscirci. Non è capace di controllare il proprio corpo e gli capita di avere reazioni involontarie. Abbraccia le persone che non conosce e gli tocca la pancia, procurando, talvolta qualche imbarazzo e qualche risata; da qui il titolo del libro: ”Se ti abbraccio non aver paura”, una frase scritta su alcune magliette, un avviso per sollecitare le persone a non spaventarsi davanti agli inconsueti comportamenti di un ragazzo che, grazie a un abbraccio, può sentirsi più sicuro: “Sento la pancia di persone per conoscere chi mi sta vicino. Mi presento alle persone toccandole e sto tranquillo… se Andrea non tocca vedo confusione”.

Laboratorio Analisi Lepetit

Capire gli umori e i sentimenti di Andrea e interpretare i suoi gesti è molto complicato, anche se si è a stretto contatto con lui ogni giorno; infatti, Andrea, non ha amici e i suoi compagni di scuola lo sottopongono a continue prese in giro, etichettandolo come diverso: “Lo spintonavano e lo prendevano in giro per le sue stranezze. Non mi veniva nemmeno di sgridarli, la diversità è punibile, se non per legge, per abitudine mentale. E’ così, per quanto avvilente possa sembrare”.

L’unico ponte che aggancia questo ragazzo al nostro mondo è la scrittura con il computer, tramite il quale riesce a comunicare ai genitori quanto la malattia lo imprigioni e lo soffochi. Sullo schermo del computer appaiono frasi quali: “Sono un uomo imprigionato nei pensieri di libertà”; “Andrea chiede aiuto a guarire mia condizione di autismo”. E Franco, un padre impotente davanti al dolore del figlio, dopo che le cure tradizionali, sperimentali e spirituali non hanno prodotto alcun risultato, decide di trovare da solo la soluzione alla “malattia-gabbia”: una vacanza senza itinerari a cui aggrapparsi come una terapia per l’anima. Un cammino per trovare un mondo comune, un viaggio che, anziché allontanare, avvicina e unisce.

Una domanda che affligge i genitori di Andrea, e anche gli altri genitori con figli portatori di handicap, è: “Che ne sarà di lui dopo di noi?”  Paura lecita, perché in Italia, nonostante i casi di autismo siano 400.000, non esistono strutture idonee a occuparsi correttamente degli autistici dopo la morte delle persone che si prendevano cura di loro. Andrea è un ragazzo vivace e, nonostante la nefandezza della vita lo abbia già provato così pesantemente, un sorriso ingenuo gli illumina spesso il viso. Franco e sua moglie non possono accettare che, dopo la loro morte, sarà sedato, imbottito di farmaci per reprimere la vita che gli nuota dentro e lasciato in una qualche struttura non consona ai suoi bisogni.

Un libro capace di avvicinarci a una realtà che può sembrare lontana, seppure per molti sia una battaglia quotidiana. Casi come quelli di Andrea non sono isolati, ciononostante, talvolta, le persone che combattono l’autismo si sentano sole e abbandonate. Una storia che arriva in profondità e scuote le coscienze per capire quanto sia importante non chiudere gli occhi sulle disgrazie che non ci toccano.  


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti