Farmacia Federico consegna medicine

“Sesta ’n Strada”. Il camper della solidarietà del Municipio Roma 6

Sportello sociale itinerante di pronto intervento della cooperativa sociale “Foglie d’Albero” per i senza fissa dimora ed indigenti
di Nicola Capozza - 5 Marzo 2007

Molti residenti del sesto Municipio l’avranno visto muoversi e sostare nelle strade limitrofe. E’ il camper dell’accoglienza e della solidarietà, denominato “Sesta ‘n strada”, dal nome del progetto sociale finanziato dal Municipio stesso, per essere vicino alle nuove e vecchie drammatiche condizioni della realtà (sub) umana di Roma.
Si tratta dunque di una unità di strada.
Insomma, di un vero e proprio sportello sociale itinerante che da 5 anni circa staziona (tre volte a settimana) negli angoli, nelle piazze e strade di questo territorio per offrire servizi di pronto intervento alle persone senza fissa dimora, effettuando pure visite domiciliari di emergenza sociale.
Infatti il principio ispiratore del progetto è: il servizio va all’utente e non viceversa.

A guidare il camper sono i promotori della cooperativa sociale o.n.l.u.s. “Foglie d’Albero” (presidente è Patrizia D’Annibale), costituitasi nel 1997 ai sensi della legge 381 del ’91.
La loro sede operativa è in via Argentina Altobelli. I cui locali sono stati sequestrati alla mafia.
La cooperativa eroga, tra l’altro, servizi educativi, psicologici e sociali in strutture residenziali (centri diurni, case famiglia, comunità alloggio) per i senza fissa dimora e per disabili psicofisici medio lievi e gravi.

Ma non è solo un camper che entra con le ruote negli angoli nascosti della nostra città, ove (soprav)vivono dentro baracche e dimore di fortuna migliaia di famiglie, cercando di sopperire ad una rete di servizi che spesso manca a livello istituzionale, come la consegna (anche a domicilio) di coperte, viveri, abiti; oppure la fornitura d’ assistenza sanitaria e psichica e persino il disbrigo di certificati burocratici e identitari soprattutto per gli immigrati, ecc…
E’ anche, diciamo noi, una specie di caleidoscopio che, mettendo a nudo, appunto, gli angoli più nascosti e remoti della nostra coscienza, rifrange e porta alla luce tutte le immagini e le contraddizioni sociali che non vorremmo (vogliamo) mai vedere.

Quali è presto detto.

Indigenti che non possono pagare l’ affitto di casa e che vivono all’addiaccio; immigrati alla ricerca di un lavoro e, soprattutto di un’identità e ruolo nella nostra città, che si accovacciano negli anfratti di qualche parco per riposare; persone sole abbandonate dalla famiglia (il cosiddetto fenomeno del “barbonismo in casa”, cioè la solitudine); disabili psichici o alcolisti che trascinano la loro esistenza perché non si ritrovano con la società ma spesso anche con se stessi; ragazze madri con minori senza alcun conforto.

Il camper dell’accoglienza ha così scoperto famiglie che vivono (si fa per dire) dentro catapecchie presso la stazione Prenestina.
In tuguri a via del Mandrione, oppure nel parco dell’ex Snia, vicino largo Preneste (qui fino a 2 anni fa erano accampati ben 5 mila persone). O nel casale abbandonato e diroccato (pericolante) dietro viale della Primavera, dove dormono gruppi di rumeni e in via Brancaleone (Pigneto).
Potremmo, purtroppo, continuare.

Sembra che sia ritornata la Roma frequentata da Pasolini negli anni cinquanta e sessanta.

Questo è il quadro di “ordinaria amministrazione” che ci ha comunicato Lucia Paoletti, una delle responsabili della cooperativa, durante la conferenza informativa organizzata il 2 marzo nella sala parrocchiale di S. Maria Madre della Misericordia (via Gordiani).
Solo per dare qualche numero, nel 2006 sono stati effettuati un migliaio d’interventi di questo tipo, fra quelli di segretariato sociale (per esempio anche l’aiuto a trovare lavoro), visite domiciliate mobili e visite in sede fissa.
Entrando però nel dettaglio, sempre grazie all’esauriente relazione di Lucia, scopriamo anche qualche sorpresa.
Il fenomeno dei senza fissa dimora colpisce di più il genere maschile. Per le donne, infatti, sembra più facile (sono tra l’altro meno violente rispetto agli uomini) trovare un rifugio tra conoscenze, istituti religiosi o altro.

Adotta Abitare A

Tra le nuove povertà, inoltre, la fascia d’età più a rischio è quella da 45 anni in poi, in quanto è quella in cui oggi si può facilmente perdere un lavoro o viverlo precariamente, oppure si può vivere una situazione familiare frammentata e tormentata (separazioni e abbandoni di coppie).
Non c’è bisogno poi di ricordare che una grossa percentuale dei contatti allo sportello itinerante è rappresentato da persone straniere, soprattutto proveniente dalla Romania (ben il 60%). Solo nel 2004 si sono avuti 117 rapporti conoscitivi e d’intervento nei confronti degli stranieri.
In questo senso la cooperativa si avvale di mediatori culturali che, appunto, cercano di rimuovere gli ostacoli soprattutto culturali (anche di lingua evidentemente) che ne impediscono l’integrazione. Non solo.
Gli operatori si occupano anche del disbrigo delle certificazioni per i permessi di soggiorno, per l’eventuale ricerca di lavoro, per i ricongiungimenti familiari o per l’educazione alla conoscenza dei diritti e dei doveri nella giurisprudenza del nostro Paese.

La cooperativa sociale “Foglie d’Albero”, per fare una metafora, non sembra al momento vivere la sua stagione autunnale, quella evocata per esempio dal grande poeta Ungaretti, il quale, riferendosi alla precarietà della condizione dei soldati al fronte, così scrisse: “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.
Basta, infatti, osservare la cruda realtà sociale odierna.
La quale ha bisogno invece di far fiorire la primavera della solidarietà dentro ogni nostro animo.

Per informazioni: 0621891622, cell. 3484716512. Sito: www.fogliedalbero.it ed e-mail: fda@fogliedalbero.it


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti