Simboli e carnevalate – Lo “tsunami” indiano contro le donne – “Nova lex, sed lex”

Fatti e misfatti di gennaio 2013 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 14 Gennaio 2013

Simboli e carnevalate 

"Alla fine – ha fatto conoscere il Ministero dell’Interno – i simboli di lista presentati per le prossime politiche sono risultati ben 215".

Rispetto alle ultime politiche del 2008, dunque, un aumento del 18%. Un notevole salto di quantità, insomma, con tanti saluti ad un serio e vero sistema bipolare. Ma, anche, un altrettanto notevole salto di qualità, se si considerano simboli, alla faccia del dovuto rispetto alla democrazia, come "No Gerit Equitalia" e "Forza evasori", "Io amo l’Italia" e "Io non voto", "No chiusura ospedali" e "Staminali d’Italia", "Democrazia atea" e "Sacro romano impero", "Partito dei pirati" e "Il veliero", "Rivoluzione civile" e "Angeli della libertà" ,"Udeur di Mastella" e "Giovanni dalle Bande nere", "Il megafono" e "Partito internettiano", "Alba dorata Italia" e "Quinta stella", "Partito dei poeti in azione" e "Tutti insieme per arte, musica e cultura", "Forza Lazio" e "Forza Roma", "Democrazia, natura, amore" e – meglio del meglio – "Movimento bunga bunga". Buon Carnevale, insomma, e buone elezioni 24 e 25 febbraio.

Dar Ciriola asporto

Lo "tsunami" indiano contro le donne

"Stava viaggiando anche lei su un bus pubblico – è giunta notizia da Nuova Delhi – quando l’autista e altri sei uomini l’hanno costretta a scendere, l’hanno trascinata in una casa e l’hanno violentata".

In India, dunque, non accenna ad arrestarsi la drammatica serie delle violenze contro le donne. Incredibile, triste, intollerabile. Ma ancora più incredibile, triste, intollerabile è il fatto che il Governo indiano non sia in grado di fermare questo scempio che continua ad essere perpetrato perfino sui bus pubblici e, anche, il fatto che le pur numerose associazioni internazionali per i diritti umani non siano capaci di andare al di là, quando poi lo fanno, di una generica e svogliata condanna. Ma c’è già da ringraziare che non se ne escano alla maniera della regina di Francia Maria Antonietta. "Se il popolo non ha il pane – se ne uscì – che mangi le "brioches"". "Se le donne indiane vengono aggredite sui bus pubblici – c’ è da ringraziare non se ne siano uscite, almeno per ora, le varie associazioni internazionali – che prendano il taxi".

"Nova lex, sed lex"

"Sarebbe opportuno che il kosovaro violentatore Vilson Ramaj – ha suggerito il questore di Bergamo – cambiasse domicilio dopo la dura manifestazione sotto la sua abitazione al centro della città".

Il suggerimento è stato condiviso dal procuratore della Repubblica il quale si è detto convinto che il cambio di domicilio sia una ipotesi legittima da valutare. Disporrà dunque, alla fine, che Vilson Ramaj lasci la sua abitazione nella centrale Via Borgo Santa Caterina per una più sicura e giusta residenza, in attesa del processo, nel carcere periferico di Via Gleno? Sembrerebbe proprio di no. Intanto perché il cambiamento di domicilio – secondo norme alle volte incomprensibili alla gente – non può avvenire d’autorità, ma deve essere richiesto dall’imputato attraverso il suo legale. E poi perché, ove imputato e suo legale dovessero convenire a loro volta sull’opportunità di un cambio di domicilio, si guarderebbero bene dall’indicare, come nuova residenza, una cella nel carcere periferico di Via Gleno. "Dura lex, sed lex"? Alle volte. Altre volte, invece, "Nova lex, sed lex". Ove l’aggettivo "novus, nova, novum", oltre che nuovo e nuova, in latino significa anche strano e strana, strambo e stramba, inaudito e inaudita. Appunto.


Dicci cosa ne pensi per primo.

Commenti