

L'Assessore chiarisce: "Accordo quadro valido fino al 2027 e contratti conformi al Codice degli Appalti. Garantiti sicurezza e ripari per il personale"
La controreplica del Campidoglio arriva nel giro di poche ore. L’assessore alla Cultura di Roma Capitale, Massimiliano Smeriglio, interviene per smentire punto su punto le accuse sollevate dalla Cgil sulla gestione del personale impiegato nell’area della Fontana di Trevi.
Al centro della polemica, secondo il sindacato, ci sarebbero presunte irregolarità contrattuali e condizioni logistiche inadeguate per gli operatori. Una ricostruzione che l’assessorato respinge con fermezza.
“In merito alla segnalazione della Cgil sul personale impiegato alla Fontana di Trevi, è necessario chiarire alcuni punti per noi fondamentali – chiarisce l’assessore -. Innanzitutto, il servizio di accoglienza e biglietteria è attivo nell’ambito di un accordo quadro frutto di una gara europea e pienamente vigente fino al 2027, quindi non scaduto. Mentre tutti gli operatori impiegati sono regolarmente assunti a tempo determinato, con applicazione del contratto collettivo nazionale del lavoro, come previsto dall’articolo 11 del Codice dei contratti pubblici, quindi con condizioni assolutamente conformi alla normativa”.
E poi: “Non ci risultano, dunque, dipendenti precari riferibili a H501 presso la Fontana. Sono state inoltre adottate tutte le misure organizzative per garantire sicurezza e dignità del lavoro, con dotazioni adeguate, servizi dedicati e strutture di copertura”.
Il sindacato infatti aveva denunciato che i lavoratori sarebbero stati assunti con “H501, una società esterna con cui Zètema ha un accordo quadro scaduto nel 2024, che contrariamente a quanto previsto dal contratto di servizio dell’azienda municipalizzata ricorre in modo massiccio a contratti precari e applica un contratto collettivo nazionale di lavoro diverso da quello di Zètema”.
Pur difendendo l’operato dell’amministrazione, Smeriglio ribadisce la disponibilità al dialogo. Il Comune, fa sapere, continuerà a monitorare la situazione per verificare che gli standard restino coerenti con il protocollo sottoscritto nel novembre 2025.
Resta aperta, dunque, la possibilità di un confronto con la Cgil per approfondire eventuali criticità e chiarire ogni dubbio.

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