Sono 345 mila gli stranieri a Roma, nel Lazio 542 mila

Secondo i dati del 'Dossier statistico immigrazione 2011' di Caritas e Fondazione Migrantes
Enzo Luciani - 28 Ottobre 2011

Secondo i dati del ‘Dossier statistico immigrazione 2011’ di Caritas e Fondazione Migrantes, Roma "Con oltre 345 mila stranieri iscritti all’anagrafe e 183 nazioni rappresentate, è il comune italiano che ospita il maggior numero di presenze, con un’incidenza di stranieri pari al 12 per cento sul totale dei residenti. Roma con i comuni confinanti di Guidonia Montecelio, Fiumicino, Ladispoli e Pomezia – e che ha visto crescere il numero di stranieri di quasi 13 mila unità nell’ultimo anno nonostante la crisi economica":
Un terzo proviene da Paesi dell’Unione europea. La comunità più numerosa è quella romena, con 74.500 persone (21,6 per cento)

Alla fine del 2010 i cittadini stranieri residenti nel Lazio sono 542.688, ma considerando anche gli immigrati che, pur regolarmente presenti, non sono iscritti nelle anagrafi comunali, il loro numero raggiunge i 590 mila. Anche considerando solo i residenti, rileva il Rapporto, il Lazio si conferma comunque al secondo posto per numero di immigrati (dopo la Lombardia) e si colloca ad un livello superiore al mezzo milione di presenze (insieme al Veneto e all’Emilia Romagna), con un incremento annuale del 9%, superiore quindi alla media nazionale (7,9%). In Italia l’11,9% degli immigrati ha scelto il Lazio come luogo di residenza.

Tra tutte le nazionalità prevale quella romena, alla quale appartiene il 38,7% degli iscritti stranieri. Seguono le collettività filippina (6,1%), albanese (5,9%), polacca (3,7%), peruviana (3,5%), moldava (3,1%), cinese, ucraina e marocchina (tutte col 2,8%), ecuadoregna (2,6%) ed altre con percentuali più basse.

A livello provinciale si riscontrano alcune tendenze particolari a Latina, in cui è notevole la presenza degli studenti indiani (seconda nazionalità, dopo quella romena), a Roma, dove i filippini sono quasi 4.000, mentre a Rieti i macedoni sono il 10,4%.

In tutto il Paese ci sono quasi 5 milioni di stranieri: nel 1861, anno dell’Unità, gli immigrati in Italia, erano 88.639 (0,4% sulla popolazione residente), oggi quelli regolari sono 4.570.317 su 60.650.000 residenti, circa 50 volte in più (incidenza del 7,5%). Nonostante la crisi, l’aumento è stato di 335.258 residenti nel 2010. Se si tiene conto di circa altri 400 mila cittadini stranieri, regolarmente presenti ma non ancora registrati in anagrafe, si arriva allo stesso numero di persone dello scorso anno. Nel frattempo, però, centinaia di migliaia di persone hanno perso l’autorizzazione a rimanere in Italia, perché sono scaduti ben 684.413 permessi di lavoro (2/3 per lavoro e 1/3 per famiglia).

Dal Rapporto emerge anche la presenza di circa mezzo milione di persone in posizione irregolare. I rimpatri forzati (16.086 nel 2010) arrivano a costare, nel complesso, fino a 10 mila euro l’uno. I costi dei rimpatri, dei Cie e delle carceri e l’impossibilità di avere frontiere ermetiche (ogni giorno entrano in Italia 200 mila persone) inducono a incentivare i flussi regolari.


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