Sono case de’ borgata… a Roma est

Attilio Migliorato - 18 Febbraio 2022
«Dietro alla borgata Gordiani, in una prateria da dove si vedeva tutta la periferia con le borgate, da Centocelle a Tiburtino, in fondo ad un orto zuppo di guazza, ci stavano dei grossi bidoni arruzzoniti, abbandonati lì insieme a altri ferrivecchi, in un recinto»
(Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita)

Qualche volta ho scritto: case ad un piano o due piani negli anni intorno al 1930, case a tre o quattro piani negli anni a seguire, nelle vecchie borgate romane poi diventate quartieri.

Nelle mie lunghe camminate per le strade di Roma, cerco con gli occhi la “singolarità” o “particolarità”, quando la trovo parte l’idea nella mia mente per il possibile articolo.

Viale Palmiro Togliatti, a qualche centinaio di metri dall’Acquedotto Alessandrino, ecco una casetta a cui è stato tolto tutto l’intonaco esterno e un’altra casetta abbattuta nel suo retro, che ha dato spazio alla costruzione di una nuova palazzina, ma in cemento armato. Tutto in un recinto di rete metallica in bella vista e allineate tante pietre di tufo. Sapevo cosa fosse il tufo, ma vederlo cosi allineato è stato bello e la mia immaginazione è salita sulle nuvole per guardare indietro nel tempo.

Il tufo, roccia di origine vulcanica è molto presente nel Lazio. Quando nelle borgate romane si iniziò a costruire case da uno o due o tre piani il materiale più usato era il tufo.

Penso al piano regolatore del 1931, penso alle case autocostruite su piccoli terreni, all’epoca in campagne sterminate dell’Agro Romano, penso ai costruttori fai da te, penso agli emarginati dell’epoca che per avere un alloggio dovevano imparare a tirarlo su da soli o con l’aiuto dell’amico o paesano.

Penso a quelle case isolate, che raggruppate nell’immaginazione formavano piccoli paesi. I paesani si ritrovavano vicini, pur vivendo a Roma, più o meno. Che felicità l’incontro alla Romanina, alla Rustica, alla borgata Gordiani. Per arrivarci ci si metteva un paio d’ore; il tempo del “frecciarossa” Milano-Roma, di oggi.

Borgata Gordiani. Il braccio destro di Centocelle, che era a sua volta il braccio sinistro, diviso dal torace (pratoni sterminati ai nostri occhi). Dopo c’era, ma molto più in là, via dell’Acqua Bullicante. Io non ero nato o ero piccolo ai tempi della borgata raccontata dai grandi scrittori e vista nei film in bianco e nero, con le casette senza acqua e corrente. C’erano però i “nasoni”, le fontanelle pubbliche lungo la via sterrata e per il bagno e i bisogni corporali c’era la campagna tutt’attorno.

Ricordo bene però il dopo-borgata di cui oggi è rimasta testimone la Chiesa di Santa Maria Mediatrice alla Borgata Gordiani, le palazzine basse e i palazzi popolari e poi i palazzoni. Ci andavamo a piedi da via Tor de’ Schiavi e nei pratoni di fronte a quella che oggi è viale della Primavera. Quante partite di pallone in campi senza linee e con porte mobili e improvvisate.

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Anche nel 1960 c’era l’ora legale, ma d’inverno l’imbrunire era già notte fonda, anche per la poca illuminazione pubblica.

La partita vicino alla borgata Gordiani -ricordo – era durata più del solito, quel goal che dava la vittoria non si riusciva a segnare… e il ritorno a casa non è stato in perfetto orario, però era pomeriggio appena dopo il tramonto. In famiglia mi sgridarono ed io nella misera giustificazione risposi: ma per venire da “Roma” a casa ci vuole tanto tempo!


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