Sturmtruppen

Ettore Visibelli - 10 Gennaio 2017

Vestito da SS, in bella mostra sui social network. Accade a Biassono, comune della provincia di Monza e Brianza, dove il comandante della polizia locale ha indossato la divisa nazista, si è scattato una foto e ha deciso di pubblicarla sul proprio profilo Facebook. A chi gli chiedeva ironico se fosse la nuova divisa di servizio, Giorgio Piacentini ha replicato: “Basterebbe una compagnia di questi per sistemare alcune cose”. (Il Fatto Quotidiano)

E’ imbarazzante commentare certe notizie riportate dalla stampa, tanto appaiono inverosimili, se non con lo stereotipo commento che la madre del cretino è perennemente incinta.

Una madre che prescinde, sia chiaro, dalla latitudine e dall’impronta socio-culturale nelle quali ha portato avanti la gravidanza. Una madre che ormai ci può capitare di incontrare in qualsiasi parte dell’universo.

Dar Ciriola asporto

Toppo facile anche prendersela con i social network, da tempo al fuori delle mie simpatie, pur riconoscendo la loro utilità, se talvolta – ma sempre più di rado – usati per un’utile informazione e condivisione di opinioni di una qualche utilità.

Purtroppo, la realtà è un’altra, ossia ci si accorge sempre più spesso che il loro utilizzo è ridotto a mero strumento di stupida vanità vetrinistica, per mettere in bella mostra ostentazioni di nessun conto o addirittura provocatorie, visto  il ripescaggio di atteggiamenti improntati a rispolverare contesti storici, già bollati di esecrabile indottrinamento per i loro disumani comportamenti dittatoriali e improntati allo sterminio razzista.

Nel caso specifico, quello che desta inquietudine è anche il ruolo ricoperto dall’autore della bravata. E’ vero che si è subito affrettato a precisare che: “Non sono un nazista” aggiungendo poi: “Sono appassionato di storia e sono socio dei “The Green Liners”, l’associazione che rievoca soldati in divisa». Chissà che non si apprestasse a qualche sfilata in prossimità dell’imminente carnevale. Comunque sia, ha perso una buona occasione per risparmiarsi una figura a dir poco da gaglioffo.

Si discute sempre e molto sulla educazione da impartire alle nuove generazioni e sono persuaso che la storia non debba essere cancellata ma portata a conoscenza dei più giovani, come insegnamento per quanto di buono e di cattivo ci portiamo alle spalle. Ma se la storia deve essere anche la madre dei timori che riponiamo nel domani, certe bravate alla Piacentini è bene che vengano portate a pubblico ludibrio, affinché i giovani – che per la stragrande maggioranza ritengo intelligenti e maturi – imparino qualcosa di più formativo riguardo al passato, anziché le guittate di un cinquantacinquenne che si pavoneggia vestendo i panni militari di un periodo storico che, evidentemente, non gli è stato insegnato nella realtà e con chiarezza dai più vecchi che lo hanno preceduto. Ed è questo è un aspetto altrettanto inquietante. Quando lui è nato, negli anni ’60 del secolo scorso, le gesta criminali delle SS erano già una pagina di storia digerita, ma con tutta evidenza non ancora del tutto sepolta, insieme a tutto il biasimo che già allora meritava.


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