Sud del Mondo: povertà e disuguaglianze. Il valore della solidarietà

I risultati di un'indagine del Censis e le riflessioni del Simposio del 21 novembre 2018 per i 30 anni del Magis
Redazione - 22 novembre 2018

Nelle intenzioni, gli italiani dichiarano di voler sostenere i popoli più poveri del Sud del Mondo, ma poi nella pratica non si impegnano in prima persona. È quanto emerso dall’indagine Censis «Missione, solidarietà internazionale e stili di vita degli italiani» illustrata ieri, 21 novembre 2018, in occasione del Simposio «Quale futuro per la solidarietà? Osare lo spirito missionario nella contemporaneità» organizzato alla Pontificia Università Gregoriana di Roma per celebrare i primi 30 anni del Magis (Movimento e Azione dei Gesuiti Italiani per lo Sviluppo).

Per il 44% “chi è più ricco deve aiutare i più poveri”

Dall’indagine, che ha coinvolto uomini e donne dai 18 anni agli over 64, è emerso che per il 77% degli italiani è giusto aiutare i paesi del Sud del mondo. Tra questi, il 44% ritiene giusto farlo perché «è dovere di chi è più ricco aiutare i più poveri» e per il 32%, va fatto per favorirne lo sviluppo nei loro territori d’origine rappresentando, con questa risposta, la vera essenza delle missioni.

Circa il 30% degli italiani pensa, però, di non poter fare nulla per aiutare i Paesi poveri, verosimilmente quello stesso 30% che non si sente assolutamente responsabile per quello che succede in quelle regioni.

Solo il 20% è disposto a impegnarsi

Lo spirito solidaristico rischia, poi, di rimanere un proposito mai realizzato in quanto appena il 20% degli intervistati è disposto a dare un proprio contributo economico e a impegnarsi in prima persona e solo il 15% sostiene di poter modificare il proprio stile di vita.

Quando si parla di quali comportamenti quotidiani potrebbero realmente influire sui problemi che affliggono i popoli più disagiati, infatti, la risposta è chiara: per il 76% non c’è nessuna correlazione tra lo stile di vita occidentale e la povertà del Sud del mondo.

Non solo, per il 19% è sbagliato occuparsi dei Paesi in maggiore difficoltà, convinzione diffusa soprattutto nel Nord Italia (20%), tra i non occupati (32%) e tra le persone con bassa scolarizzazione (20%).

Per il 47% dei giovani “è giusto aiutare il Sud del mondo”

A dimostrare uno spiccato spirito umanitario sono invece i giovani che nel 47% dei casi ritengono giusto essere al fianco dei Paesi del Sud del mondo (tra i pensionati, tale risposta scende al 31%).

Ma i giovani credono soprattutto nell’impegno delle Agenzie delle Nazioni Unitecome la FAO e l’UNICEF (58% di fiducia tra gli under 34) piuttosto che all’operato svolto dalle chiese cattoliche e non (27%), in cui credono maggiormente gli anziani (41%), seguite dalle ONG laiche (23% fiducia riposta in media che sale al 37% per i giovani, soprattutto se studenti, e scende al 17% tra gli anziani).

Per il 48% degli intervistati di tutte le età, però, la missione più importante a cui dovrebbe dedicarsi la Chiesa è proprio quella sociale.

Alcuni interventi

Giulio De Rita del Censis«L’indagine dimostra come gli italiani da un lato avvertano il bisogno se non addirittura il desiderio di mettere in pratica azioni di solidarietà internazionale, ma dall’altro, non sappiano come fare. Del resto – ha spiegato Giulio De Rita del Censis presentando la ricerca – si conferma una tendenza in atto da diversi anni: le istituzioni tutte, e non solo la Chiesa, hanno perso di fiducia. E questo pesa anche nelle azioni di solidarietà internazionale. Tutte le realtà devono riconquistare credibilità cosicché l’impegno etico possa tornare a esprimersi completamente. Soprattutto perché parliamo di un desiderio che esiste nell’animo e nelle intenzioni degli italiani, ma che deve essere incanalato nella giusta direzione».

Il Provinciale dei gesuiti di Italia, Malta, Albania e Romania, padre Gianfranco Matarazzo, parla proprio di questo lungo cammino per orientare e ravvivare un desiderio e un’istanza etica presente nel cuore degli italiani. «Arrivare a questo trentennale non è stato certo un cammino facile: è stato necessario un grande sforzo di “uscita” da strutture e approcci tradizionali, segnati da assistenzialismo ed europocentrismo,  per arrivare ad un MAGIS oggi credibile, che aiuti noi gesuiti ad aprirci alla sfida della cooperazione internazionale fra Nord e Sud del Mondo, in stretto legame con la missione universale della Compagnia di Gesù a favore dei paesi dove guerra e povertà segnano la vita di tante persone, comunità e chiese locali».

Da qui il richiamo di padre Renato Colizzi, Presidente Fondazione Magis a riscoprire la solidarietà: «Questo è un valore che, come dimostrato dall’indagine del Censis, è tutt’ora presente tra gli italiani anche se in alcune situazioni tende ad affievolirsi. La nostra è sia una sfida culturale, visto che ha a che fare con il futuro delle nostre comunità, sia una sfida religiosa. Un messaggio che dobbiamo ascoltare e fare nostro, imparando anche ad adottare nuove modalità di comunicazione. Il Magis ha già 30 anni di esperienza alle spalle e molti altri ne ha davanti. Continueremo a lavorare per un mondo-casa comune in cui celebrare la vita oltre la povertà, la violenza e la corruzione, aiutando le comunità locali a diventare attori di cambiamento sociale per uno sviluppo umano integrale e sostenibile».

Testimonianze

Nel corso del simposio ci sono state anche testimonianze ed esperienze dedicate a far conoscere i diversi volti della missione oggi con gli interventi a cura della Prof.ssa Shahrzad Housmand Zadeh – Teologa Pontificia Università Gregoriana, di Fratel Jihad Youssef Comunità Monastica Deir Mar Musa, di Padre Giulio Albanese – Missionario comboniano, Comitato per gli interventi caritativi a favore del Terzo Mondo della CEIe di Paolo Ruffini – Prefetto del Dicastero della Comunicazione del Vaticano.

Il Magis (Movimento e Azione dei Gesuiti Italiani per lo Sviluppo) è la fondazione che coordina le attività missionarie e di cooperazione internazionale della Provincia Euro-Mediterranea dei gesuiti. Nata nel 1988, la Fondazione Magis promuove la missione dei gesuiti nel mondo aiutando le comunità locali a diventare attori di cambiamento sociale per uno sviluppo umano integrale e sostenibile. Attualmente sostiene 38 progetti in 21 Paesi operando nei settori educazione, diritti fondamentali, pace e cultura.

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