Tasse: tagli sì, tagli no – Vecchio mandato, nuova spesa – Quando l’inabile lavora e prende la pensione di invalidità

Fatti e misfatti di ottobre 2012 di Mario Relandini
Enzo Luciani - 5 Ottobre 2012

Tasse: tagli sì, tagli no

"Il "premier" Monti – è stata diramata una nota, da Palazzo Chigi, appena sessanta minuti dopo una dichiarazione ricevuta dall’onorevole La Loggia – nulla ha detto su una misura taglia-tasse da adottarsi entro la fine della legislatura".

Ben tre, allora, le ipotesi. La prima: il cervello destro del "premier" non sa quello che pensa il cervello sinistro. La seconda: il "premier" ha rinunciato a candidarsi alle prossime consultazioni politiche e, quindi, nessuna necesità di straordinarie promesse. La terza: il "premier" non ha rinunciato a candidarsi alle prossime consultazioni politiche, ma qualcuno lo ha consigliato di non anticipare troppo la sua campagna elettorale. Quale, allora, delle tre ipotesi? Un po’ di pazienza. Tempo al tempo. Quel tempo, come si sa, gran galantuomo.

Vecchio mandato, nuova spesa

"La Camera spende – parola di Gerardo Bianco che presiede un’associazione di ex parlamentari – 800 mila euro l’anno per consentire ai suoi già deputati di sostare a Roma per attività politiche legate al loro vecchio mandato".

Viaggio gratis (privilegio a vita), dunque, più una media di mille euro ciascuno per questa attività politica della quale, in verità, sarebbe molto interessante conoscere la natura e la validità. Ma tant’è. E via alla "fiera della spesa inutile". Una spesa, naturalmente a carico dei cittadini , alla quale hanno oltretutto dato più volte il loro qualificato contributo, ad esempio, anche l’ex "pornostar" ed ex deputata Ilona Staller in arte Cicciolina, l’ex "no global" ed ex deputato Francesco Caruso, gli ex terroristi ed ex deputati Toni Negri, Sergio D’Elia e Massimo Abbatangelo. Tutti a Roma a sbafo per attività politica legata al loro vecchio mandato. Evviva…

Quando l’inabile lavora e prende la pensione di invalidità

"Alberto Sarra, 46 anni, ex vicepresidente del Consiglio provinciale di Reggio Calabria – ha raccontato il giornalista Gian Antonio Stella sul "Corriere della sera" – nel 2010 viene colpito da uno shock emorragico, lo supera, tre mesi dopo viene nominato sottosegretario regionale alla Presidenza del Governatore Giuseppe Scopelliti con tanto di adeguato stipendio, poi fa domanda per il riconoscimento di inabilità totale e permanente al lavoro, questa inabilità gli viene riconosciuta a tempo di record e gli viene assegnata una pensione di 7.490,33 euro mensili, ma non lascia l’incarico regionale e, così, cumula compenso di sottosegretario alla Presidenza del Governatore Giuseppe Scopelliti e pensione di inabilità totale e permanente al lavoro".

Tanta solidarietà ad Alberto Sarra, naturalmente, per avere superato, con un delicato intervento chirurgico, lo shock emorragico. Solo che però lui, ora, dovrebbe decidere se sia abile al lavoro (e, quindi, percepire il compenso regionale e rinunciare alla pensione) oppure sia inabile (e, quindi, percepire la pensione e rinunciare al compenso regionale). Perché – come logico – non si può essere contemporaneamente abili e inabili al lavoro. O l’uno o l’altro, abbia pazienza. Magari scegliendo l’inabilità, visto che la commissione che gliel’ha concessa (della quale faceva parte anche il suo cardiologo) gli ha pure assegnato una pensione mensile così d’oro che un inabile qualsiasi, anche più grave, percepisce troppo spesso in un intero anno. Alberto Sarra, coraggio, faccia la doverosa scelta. E se può, già che c’è, cerchi di spiegare perché lei percepisce una pensione di 7.490,33 euro al mese quando per esempio, a Padova, a una madre che ha dovuto lasciare il proprio lavoro, per assistere 24 ore su 24 la figlia con "insufficienza mentale medio-grave in paraparesi spastica", è stata riconosciuta una pensione – tutto compreso – di appena 757,99 euro al mese. Coraggio, Alberto Sarra, scelga e spieghi. Oltretutto ne va – creda – della sua dignità. 


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