Tor Sapienza, intervista al presidente del Comitato di Quartiere

Roberto Torre: la zona, un tempo una delle migliori periferie romane, sprofonda lentamente nel degrado
di Romilda Salvati - 27 Dicembre 2015

Roberto Torre, presidente del Comitato di Quartiere di Tor Sapienza da circa tre mesi, abitante del quartiere dal 1969 osserva che la zona, un tempo una delle migliori periferie romane, sprofonda lentamente nel degrado.

E’ stato per quindici anni presidente del Comitato Ambientale Territoriale Romano, ma la situazione in cui versa il nostro quartiere lo ha richiamato insistentemente ai problemi specifici della zona. “Se consideriamo che il centro storico costituisce solo un 20% della città” afferma, “non è ammissibile che tutto il resto sia etichettato con la definizione ormai dispregiativa e rassegnata di ‘periferia’: siamo cittadini e contribuenti eppure ormai il declino e l’incapacità di mantenere in buono stato ciò che è pubblico sono trend accettati, quasi dati per scontati”.

I temi toccati da Torre sono moltissimi, ma la problematica di fondo è sempre la stessa: tutte le falle sembrano legate dall’inaffidabilità e l’incuranza della pubblica amministrazione. Torre definisce questa la peggiore amministrazione municipale degli ultimi trent’anni e, riferendosi qua e là soprattutto a membri del Movimento Cinque Stelle, afferma rassegnato che purtroppo l’onestà non basta, che occorrerebbe un minimo di capacità tecnica, magari da verificarsi con una sorta di esame, prima di prendere posto nella pubblica amministrazione. Contro questo andazzo, il comitato – composto da quindici membri eletti di cui cinque nel direttivo-, tentando sempre di non condurre battaglie di partito, prova quotidianamente a smuovere qualcosa segnalando, protestando, proponendo soluzioni costruttive.

I problemi però sono molti, troppi. Il Comitato non ha una sede: circa un anno e mezzo fa sembrava che potesse sistemarsi in uno spazio condiviso con un’altra realtà territoriale su viale Giorgio De Chirico; per evitare confusione tra le due associazioni i consiglieri del Comitato chiesero che i tempi e gli spazi fossero divisi chiaramente e l’accordo fosse messo su carta, ma da allora non si è concluso più nulla.

Inoltre manca totalmente l’interesse dell’amministrazione cittadina per le realtà territoriali: Torre ci fa un esempio. Una settimana prima che scoppiasse il conflitto con i minori rifugiati a viale Giorgio Morandi, proprio lui si era recato da un consigliere comunale per avvertirlo di porre attenzione all’aria tesa che penetrava sempre di più nel quartiere. Gli hanno dato dell’allarmista, del polemico, ma aveva ragione. Mentre parla, lui stesso usa una parola chiave per descrivere la sua percezione del territorio: realismo. Reale anche il caos che è evidente nella gestione di tante realtà che nomina.

roghiPrimo fra tutti, il problema dei roghi tossici che si innalzano da dieci anni per interi giorni dal campo nomadi di via Salviati. Colonne di diossina e anidride carbonica dovute alla combustione dei materiali portati nel campo insieme agli oggetti trafugati qua e là ma poi reputati inutili, da scartare. “Intanto facciamo le giornate a targhe alterne e ci prestiamo ai controlli dei bollini blu delle caldaie”, dice ironicamente Torre; ci invita poi a osservare quanto sia stupido pretendere che i cittadini facciano la raccolta differenziata dei rifiuti se poi tutte le sere un manipolo di nomadi saccheggia i secchioni rompendo le buste e mescolando i rifiuti sul ciglio della strada.

Il campo è il risultato dell’unione di due gruppi etnici diversi: ai nomadi che sono lì da decenni si sono unite, alla fine degli anni novanta, parecchie famiglie bosniache provenienti dall’ex Casilino Settecento. Da ciò che dicono i nomadi con cui Torre tenta spesso di istaurare un dialogo, sembra che il problema siano proprio gli ultimi arrivati; mi riporta le parole di uno dei nomadi così: “se tu accendi il barbecue su un balcone del secondo piano e l’inquilino di sopra ne è infastidito potrebbe venire a bussarti, potrebbe chiamare le forze dell’ordine o al massimo insultarti. Se io –abitante del campo nomadi- andassi da quelle tre o quattro famiglie bosniache che gestiscono i roghi a lamentarmi – perché anche i miei figli respirano il fumo-, quello mi darebbe una coltellata”.

La situazione è assurda, penosa: le forze dell’ordine (e con ciò intendiamo soltanto una delle uniche due volanti che pattugliano il territorio di Tor Sapienza) non possono entrare nel campo, quasi fosse uno stato nello stato; chiunque si avvicini viene scacciato in maniera vendicativa e violenta: di recente due operatori dell’AMA, recatisi al campo per tentare di prelevare ciò che i nomadi non volevano più per evitare che lo bruciassero in giornata, sono dovuti fuggire, il loro mezzo in fiamme, pericolosamente vicino a un’autocisterna contenente materiale infiammabile.

Il problema secondo Torre è la concezione stessa di campo, una sorta di ghetto in cui, in situazione di precarietà, è ovvio che l’arte dell’arrangiarsi sia più forte della legalità; non serve assolutamente a nulla sgomberare i campi se non esistono progetti concreti per l’integrazione: il nomade si sposterà di poco, ma se continua a non cambiare stile di vita sarà sempre un soggetto “da campo rom”, ovviamente inadatto a qualsiasi altra collocazione sociale.

A questo proposito cita l’idea di Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, una onlus che si batte per la chiusura dei campi nomadi sul territorio capitolino: “i recinti sono per le bestie, i container per le merci. Le persone non dovrebbero mai essere chiuse in un ghetto”, dice Torre.

La Procura, interrogata, informa che non può fare altri tentativi: ora si spera che sia la politica a prendersi la faccenda in carico. Intanto la giunta Marino colloca ai confini del V Municipio altri due campi rom.

palazzooccupatocollatinaLo scenario di degrado però vanta altri punti focali: in via Raffaele Costi due edifici in cui si diceva sarebbero stati collocati uffici dell’Agenzia delle Entrate restano abbandonati e depredati; nello stesso stato versa la Stazione ferroviaria e a ciò si aggiunge la pericolosità sempre crescente del parcheggio retrostante: un senzatetto ucciso, due ragazzi rapinati da due nomadi con un coltello puntato alla gola.

Non troppo chiara nemmeno la questione legata all’infrastruttura costruita sotto Rutelli per la TAV: “il problema non è la TAV” dice Torre, “è che non mi spiego perché abbiano eretto muri di tredici metri a tre metri dalle finestre. L’ho chiesto a Veltroni quando è venuto a vedere l’opera, ma a quanto pare non c’è una risposta”. E ancora: la ex Fiorucci, ora occupata dai membri dell’associazione culturale Metropolis è diventato un altro stato nello stato di cui non si hanno più notizie certe e in cui è impossibile entrare, carabinieri compresi.

Intanto i rifugiati politici prevalentemente etiopi e somali di via Collatina convivono o hanno almeno convissuto con casi di scabbia; la Asl conferma, le autorità negano di saperne qualcosa, singoli assessori sembrano non sapere nemmeno che esista un centro per rifugiati; il tutto si conclude con un generico e terrificante “cercheremo di tenere la situazione sotto controllo”. Di fronte a tale disinformazione sui problemi locali Torre commenta, anche riferendosi al sindaco, che sarebbe gradito che chi governa avesse un minimo di conoscenza della città.  Marino risponde con un video all’accusa pubblica di Torre, ma intanto, dopo essere stato a casa di amici in viale Giorgio Morandi, parla della zona dimostrando palesemente di non sapere nemmeno che Tor Sapienza è il nome di una porzione di territorio ben più vasta e variegata.

Il Prefetto Gabrielli dichiara il suo fallimento riguardo la periferia romana; “perché ancora non si è dimesso?”, chiede Torre allibito.

Lo scenario descritto è tristissimo, non ci illude minimamente che la soluzione di certi problemi possa arrivare celermente; intanto i roghi si innalzano dalla mattina alla sera, l’aria puzza di plastica bruciata, la gola pizzica, e la cosa viene ormai percepita in maniera così inevitabile che gli abitanti di Tor Sapienza e Colli Aniene non si arrabbiano nemmeno più a difesa della loro salute. L’unica soluzione possibile sembra essere quella di fingere di non sapere che a via Collatina ci sia la scabbia, a via Salviati la tubercolosi.

Si aggiunge a tutto questo una riflessione di Roberto Torre molto più generale: mi parla di sua figlia ventiseienne, della preoccupazione riguardo al suo futuro, alla sua stabilità. Una classe di politici incapaci si affianca alla lista di problemi nazionali ben più grandi e a lungo termine.

A parlare chiaramente di tutto questo chiunque tra noi sarebbe assalito dallo sconforto e forse è proprio per questo che Torre vuole concludere con una frase di suo nonno: “non smettere mai di fare la formica, ma non permettere mai alla cicala di cantare due volte”. Aggiunge che troppe cicale hanno già cantato due volte sulle spalle dei cittadini. Sembra d’obbligo almeno un po’ di rabbia per tale mancanza di rispetto del bene comune.

Il link della pagina facebook che Torre definisce solo una vetrina dietro la quale deve esserci un’attività reale: https://www.facebook.com/groups/aderiscialcomitato/?fref=ts

Il link del canale YouTube di Roberto Torre su cui troverete numerose denunce, soprattutto relative all’inferno di via Salviati: https://l.facebook.com/l.php?u=https%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fchannel%2FUCn80a81BvlBKbEOQPv3k5VA&h=bAQECDvq2

Il link del sito internet del Comitato di quartiere: https://l.facebook.com/l.php?u=http%3A%2F%2Fcdqtorsapienza.altervista.org%2Findex.html&h=gAQH9NyB7

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  2. Belle parole ed anche importanti,tutto vero! ma l’unica verità,è purtroppo che per mesi-hanno scambiato via Morandi per Tor Sapienza senza “capire” che il quartiere, era altra cosa,con il silenzio di quasi tutte le componenti politice ,associazioni e realtà sociali che da anni “vivono” nel quartiere.

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