Tor Tre Teste, dalla cementificazione uno sfregio al paesaggio firmato Campidoglio

In compenso il cementificatore privato esalta l'"assetto paesaggistico e storico-archeologico di indubbia importanza" non tutelato dal Comune
di Anna Candelotti - 24 Ottobre 2012
Ho letto su AbitareA che l’iter della cementificazione adiacente il Parco Alessandrino sta proseguendo senza intoppi, con l’avallo di quasi tutti i consiglieri comunali sia di maggioranza che di opposizione. (Ma si poteva sperare di meglio, visto che all’epoca dell’accordo di programma – 2005 – le parti erano invertite e le votazioni sono state più o meno identiche?).   Pare che sia stata data un’occhiata alle osservazioni dei comitati dei cittadini, in gran parte respinte, ma è sfuggito, o non si è voluto dare importanza, che, il CdQ L’Acquedotto Alessandrino, tra le osservazioni inviate al VII Dipartimento scriveva al punto 3:   ”Quattro grandi edifici di sei piani disposti a L agli angoli della zona interessata, più un quinto di otto piani occulterebbero la vista del panorama bellissimo dei Castelli Romani, dei Monti Prenestini e dei Monti Lucretili, che costituisce uno dei grandi pregi del parco, apprezzato non solo dagli abitanti dei quartieri Alessandrino e Tor Tre Teste, ma da tutti i cittadini che lo frequentano. Sembrerebbero progettati apposta per chiudere la vista del verde, dell’arte e della natura a tutti gli attuali abitanti. Inoltre, costruzioni di tale altezza male si armonizzano con il paesaggio e deturperebbero la bella vista degli archi dell’Acquedotto e del bel laghetto adiacente, dove vivono specie di piante e di uccelli di notevole pregio. La chiesa del III Millennio, di recente costruzione, e visitata da migliaia di turisti ogni settimana per il suo valore artistico, verrebbe a trovarsi racchiusa da ogni lato da enormi costruzioni. Il tutto costituirebbe una colata di cemento in mezzo al parco, data la contiguità con lo stesso e la vicinanza con i resti archeologici. Da una attenta analisi condotta da professionisti sulla convenzione edificatoria in questione, l’area interessata mal si presta a ricevere il trasferimento di altre volumetrie residenziali. È più adatta, a tal proposito, una tipologia di costruzioni molto più basse (due o tre piani al massimo) che possano accordarsi con il paesaggio e rispettare il verde pubblico e la zona archeologica.“   Si è preferito, “armonizzare” le altezze delle costruzioni con quelle del Comprensorio Tor Tre Teste, che sta dall’altro lato dell’acquedotto Alessandrino. E così il muro di cemento che occulta il panorama, la vista dal parco Palatucci verso i Monti Prenestini e Lucretili e dei Castelli Romani, e allo splendore dei resti dell’acquedotto è completato.   Mi vengono in mente le parole di un consigliere del PD, allora, nel 2006, nella giunta comunale attualmente in quella provinciale, quando appellava, con un certo sprezzo, i cittadini che cercavano di difendere il paesaggio, “movimento di abitanti di vicinato”. Già, signor consigliere, gli abitanti di vicinato (ed oltre seimila cittadini che hanno aderito alla protesta contro lo scempio) non possono difendere il paesaggio, ma la ditta costruttrice, per vendere appartamenti in fabbricati di dubbio gusto architettonico, può scrivere nel suo sito di propaganda che: “Il compendio residenziale è integrato in un contesto urbano che coniuga i servizi di un quartiere recentemente edificato ed in via di sviluppo, con un assetto paesaggistico e storico-archeologico di indubbia importanza.”   Come dire che il paesaggio – bene pubblico sancito dalla Costituzione – non può essere difeso e goduto dalla cittadinanza, ma può essere venduto dai privati.

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