Tor Tre Teste e quell’epigrafe (mai) perduta, da recuperare e ricomporre

Perché non “renderla visibile, e restituire a Tor Tre Teste e al suo territorio un frammento importante della propria storia”?
Manuel Vanni - 27 Giugno 2020

Nulla è più inedito dell’edito affermava Benedetto Croce in sua famosa pagina della “Storia d’Europa”. Ed è proprio alla base di questa affermazione che mi accingo a riproporre, traendolo, con gratitudine dal Periodico dei Gruppi Archeologici d’Italia “Nuova Archeologia” (anno VII – Numero III maggio – giugno 2011 – www.gruppiarcheologici.org) un interessantissimo articolo di Manuel Vanni dal titolo “Tor Tre Teste e l’epigrafe (mai) perduta”.

“Sarebbe auspicabile  – così si augura l’autore dell’articolo – ora un passo delle autorità competenti, notoriamente latitanti in questa zona (ma questo accadeva nel 2011, non oggi in cui le autorità competenti sono sempre tese, notte e giorno, alla sua valorizzazione… n.d.r), perché l’epigrafe possa essere quanto prima recuperata e ricomposta. Affascina l’idea di poterla vedere un giorno murata, assieme ai rilievi antichi, accanto alla chiesetta lungo la via, in modo da preservarla, ma anche renderla visibile, e restituire a Tor Tre Teste e al suo territorio un frammento importante della propria storia”.

 Eccolo qui di seguito.

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Provenendo da Roma lungo la via Prenestina, poco oltre il nono chilometro, sulla sinistra si incontrano i resti di Tor Tre Teste, una torre innalzata nel XII secolo dal Capitolo dei Canonici di S. Giovanni in Laterano con funzione giurisdizionale. Nel XVII secolo una piccola chiesa dedicata a Sant’Anna, oggi sconsacrata, venne annessa alla torre sul fronte meridionale prospiciente la strada. Anche un casale, oggi scomparso, fu innalzato addossato alla torre, ma sul lato opposto alla chiesa e alla via, quello settentrionale, sfruttando fondazioni di età romana e materiale antico sparso nell’area (1) [foto 1].

 

Foto 1 – Tor Tre Teste in una fotografia di inizio ‘900 del Tomassetti. Si osservi la disposizione del complesso casale-torrechiesa, la campana sulla sommità della torre, l’epigrafe medievale posta sul lato meridionale della torre e il bassorilievo antico sul lato sinistro della chiesa presso l’angolo con la fronte

Il casale fu realizzato dai Marchesi Casali che qui erano proprietari di un fondo destinato a vigna. Questa nobile famiglia vantava altre diverse proprietà a Roma e nell’agro, un’altra vigna era sull’Appia antica, poco fuori Porta S. Sebastiano, una villa sul Celio, nell’area oggi occupata dall’Ospedale Militare (che custodiva la Collezione Casali) e un palazzo di famiglia, tuttora esistente, in via della Stelletta, che conserva l’importante Archivio di Casa Casali (2). La torre medievale, realizzata utilizzando frammenti di selce dei basoli dell’antica strada, presenta una pianta quadrata di 8,50 m di lato per un’altezza di cinque piani, circa 18 m. Originariamente merlata e provvista di campana sommitale, come si ricava dall’osservazione di vecchi disegni del Catasto, esibiva finestre rettangolari inquadrate in stipiti marmorei oltre che a mensole aggettanti cosmatesche e intagliate di cui restano esigue tracce. La vicina chiesetta di S. Anna, a navata unica, molto semplice e umile, mostra un piccolo altare centrale in prossimità del muro di fondo, mentre le pareti erano decorate da pitture di cui oggi restano soltanto scarse tracce evanescenti.

Il toponimo di “Tor Tre Teste”, che nella prima metà del Settecento aveva sostituito quello originario di “Torre di S. Giovanni”, si deve a un bassorilievo in travertino di età romana murato a sinistra della chiesetta [foto 2].

 

Foto 2 – Bassorilievo funerario antico murato sul fianco sinistro della chiesetta e che ha dato origine al nome “Tor Tre Teste”

Vi sono rappresentati tre busti, due virili e uno femminile, assai consunti, con legenda Po[…]a. Questo rilievo oggi è difficilmente visibile per la presenza di un arbusto. Un secondo rilievo funerario, evidentemente rinvenuto anch’esso nei paraggi, più visibile e meglio conservato del primo, che ritrae invece due personaggi femminili e uno maschile, venne affisso nel secolo scorso sul muro fiancheggiante la Prenestina a destra della chiesetta [foto 3].

 

Foto 3 – Bassorilievo funerario antico murato sul muro a destra della chiesetta lungo la via Prenestina

I due rilievi rientrano in una tipologia di sepolcri realizzati da famiglie di liberti fin dagli inizi del I sec. a.C. L’utilizzo in questo caso di travertino e marmo li collocherebbe cronologicamente tra gli ultimi decenni del I sec. a.C. e i primi del I sec. d.C.

Sul lato meridionale della torre, quello fronte strada, era invece posta un’epigrafe medievale del XII secolo, mutila almeno dall’Ottocento, come si evince da alcuni documenti dell’epoca (3); era inquadrata da quattro mensole che consentono di determinarne l’originaria lunghezza. L’iscrizione, forse metrica, resa a caratteri semigotici

 

[…]S SCI LOCVS ISTE IOHI

[…]BIT HVC ANATHEMA

FERIT

 

è di particolare importanza perché attesta l’appartenenza della torre all’Arcibasilica lateranense e chiarisce la ragione della passata denominazione di Torre di S. Giovanni. La vigna di proprietà dei Marchesi Casali è presente almeno dal 1660 (4) e il casale annesso alla torre doveva verosimilmente essere stato eretto più o meno contemporaneamente. Nel 1880 parte dei terreni appartenenti alla costituita Vigna Casali viene espropriata a vantaggio del Genio Militare per la realizzazione di un fortino che nel tempo andrà ad occupare l’intera vigna. Ancora oggi tutta l’area è di competenza militare.

Purtroppo la presenza della struttura militare portò la zona a essere sottoposta a bombardamenti durante il secondo conflitto mondiale, con inevitabili ripercussioni non determinabili anche per la vicina Tor Tre Teste su cui, nell’immediato dopoguerra, non sarà eseguito alcun intervento di consolidamento. Lo sfacelo ebbe così inizio presto, fin dal 1948 (secondo altri nel 1951) (5), quando a causa di un temporale venne giù l’intero lato settentrionale della torre e la chiesetta di S. Anna dovette allora chiudere precauzionalmente i battenti (vedi documento a fine articolo) [foto 4 e 5].

 

Foto 4 – La torre dopo il crollo del settore settentrionale avvenuto nel 1948

 

Foto 5 – Particolare della facciata meridionale della torre dopo il crollo del 1948, si può osservare ancora la presenza dell’epigrafe e della campana sommitale. Si notino le quattro mensole che incorniciavano l’epigrafe restituendoci l’idea della sua lunghezza originaria

Le immagini del crollo testimoniano tra l’altro la già avvenuta scomparsa, in un momento imprecisato, del casale. Un secondo, minore, cedimento, avvenuto nel 1966, non servirà ancora a consigliare quegli interventi di consolidamento lungamente attesi, che ormai si erano resi urgenti. Il peggio sopraggiunse nel 1972, quando si ebbe il cedimento del fendente d’angolo sudorientale di quel che rimaneva della torre. Il crollo provocò lo sfondamento del tetto della sottostante chiesa e la caduta dell’epigrafe medievale [foto 6 e 7].

Foto 6 – La torre dopo il crollo del 1972. Si notano i segni dei solai che separavano i cinque piani della torre

Foto 7 – Tor Tre Teste oggi vista dalla via Prenestina

Solo a questo punto la Sovrintendenza deciderà di intervenire, eseguendo un restauro approssimativo e rivolto alla sola torre, lasciando in questo modo la vecchia chiesetta secentesca di S. Anna in uno stato di totale rovina.

Dell’epigrafe medievale si perse ogni traccia. In Collatia, decimo volume della collana archeologica Forma Italiae, eccezionale ed essenziale fonte per ogni studio concernente il territorio in esame, l’autore Lorenzo Quilici documenta il crollo del 1972 e la «perdita dell’epigrafe medievale» (6). Diventata un punto di riferimento per gli studi successivi pertinenti Tor Tre Teste e il suo territorio, si è sempre ripresa la notizia riportata nell’opera riguardo alla perdita dell’epigrafe. In un sopralluogo effettuato tempo fa (7) ho invece verificato la sopravvivenza dell’epigrafe che, seppur spezzata in tre frammenti, giaceva all’interno della chiesetta diroccata insieme con altro materiale architettonico appartenente alla torre e si riconoscevano resti di parte degli stipiti marmorei delle finestre e delle mensole [foto 8 e 9].

Foto 8 – Interno della chiesetta seicentesca sconsacrata di S. Anna

Foto 9 – L’epigrafe medievale poggiata lungo la parete destra della chiesetta di S. Anna

È verosimile che l’epigrafe fosse stata rinvenuta, nel disinteresse generale, durante la rimozione delle macerie seguente il crollo del 1972.

Molti lavori negli ultimi quarant’anni sono stati prodotti senza la premura di compiere preventive verifiche sul complesso monumentale, ma riprendendo semplicemente notizie di lavori – seppure eccellenti – precedenti, in questo modo non si constatò mai la sopravvivenza dell’epigrafe continuando pertanto a divulgare notizie imprecise.

Sarebbe auspicabile ora un passo delle autorità competenti, notoriamente latitanti in questa zona, perché l’epigrafe possa essere quanto prima recuperata e ricomposta. Affascina l’idea di poterla vedere un giorno murata, assieme ai rilievi antichi, accanto alla chiesetta lungo la via, in modo da preservarla, ma anche renderla visibile, e restituire a Tor Tre Teste e al suo territorio un frammento importante della propria storia.

 

Note al testo.

  1. Tomassetti, III, 474 ss.
  2. In diversi momenti nel tempo, dal XVII secolo agli anni trenta del XX, dall’area della Vigna della Casali di Tor Tre Teste vennero fuori rilevanti reperti archeologici confluiti nella Collezione Casali. Tra i ritrovamenti si vogliono ricordare: una statua identificata, erroneamente, come menade cosiddetta “di Tor Tre Teste” (Roma, Palazzo Altemps), un mosaico a tessere policrome con emblema raffigurante il ratto di Europa (Copenaghen, Ny Carlsberg Glyptotek), un mosaico con raffigurazione di divinità femminile interpretata come Flora o Tellus (Roma, Palazzo Massimo), una statua di satiro recumbente (perduta, da C. Pietrangeli, Scavi e scoperte di antichità sotto il pontificato di Pio VI, 1958). I ritrovamenti maggiori avvennero durante gli interventi di scavo iniziati nel 1777 per volere del cardinale Antonio Casali e inizialmente diretti da Thomas Jenkins.
  3. Tra gli altri, Nibby, III, 249 s., che scrive nel 1834.
  4. Da un documento proprio del 1660 proveniente dall’Archivio Casali (Tomo LIII, parte II, l. 5) in cui si cita una misurazione del terreno presso la torre eseguita su richiesta di Ludovico Casali.
  5. La data del 1948 deriva da una relazione, risalente al 1950, del cappellano della borgata Tor Tre Teste (allora dipendente dalla parrocchia di Tor Sapienza) al Vicariato di Roma. La data del 1951, riportata anche dal Quilici (Collatia), potrebbe aver avuto origine da un involontario accomunamento con il crollo della Villa dei Sette Bassi avvenuto in quell’anno, anch’esso a causa di un temporale.
  6. L. Quilici, Collatia, Forma Italiae, reg. I, vol. X, n. 177u, 1974.
  7. Nel 2007 e ancora nel 2011.

 

Fonti bibliografiche.

  1. Quilici, Collatia, Forma Italiae, reg. I, vol. X, De Luca Editore, 1974.
  2. Santolini Giordani, Antichità Casali: la Collezione di Villa Casali a Roma, L’Erma di Bretschneider, 1989.
  3. Quilici, La Via Prenestina: i suoi monumenti, i suoi paesaggi, Bulzoni Editore, 1977.

 

Manuel Vanni

 

Stralcio della relazione del cappellano di Tor Tre Teste al Vicariato di Roma (1950).

«Via Prenestina, VI chilometro. A sinistra, incolonnate su quattro vie dai nomi zootecnici più familiari (via della farfalla, della formica, della cicala, della salamandra), gruppi di case modestissime (quante arrivano al secondo piano?) nelle quali vivono 130 famiglie. Per lo più operai. Di edifici pubblici c’è la scuola, l’ufficio tasse e la cellula comunista. La chiesa no. Fino al maggio 1948 per l’assistenza religiosa della borgata ci si serviva di una cappella dedicata a S. Anna costruita nel ‘700 a cura del Capitolo dei Canonici di S. Giovanni in Laterano che ne è ancora il possessore. I Canonici lateranensi curavano l’assistenza spirituale di quella parte dell’Agro Romano fino a quando nel 1912 per volere del papa Pio X fu istituita la parrocchia dell’Immacolata a Tor Cervara e data al clero diocesano. La chiesa di S. Anna fu addossata ad una vecchia torre medievale, da cui la borgata prende il nome, situata a 500 metri dall’abitato. Il nome veramente Tor Tre Teste non dev’essere davvero il nome originale. Questo nome alla torre, e quindi alla località borgata gliel’ha dato il popolo, quando ha scorto tra i pezzi di marmo e di travertino legati alla selce della torre tre teste scolpite nel marmo, rose e levigate dal tempo. Si tratta nient’altro che della “noce” d’un antico sarcofago riutilizzato come materiale di riporto nella costruzione della torre. Ma tanto è bastato al linguaggio popolare per denominarne la torre, costruendovi inoltre una leggenda di prigionie e di sangue, di tradimenti e di grida, di sospiri e di assassinii e di morte. Quella torre sarebbe stata nientemeno che un’antica prigione in cui sarebbero accaduti fatti di sangue; altri dicono che fu un luogo di ristoro dei pellegrini dove bambini venivano uccisi e dati in pasto agli avventori; e dove ancora ci si sente aleggiare una sorta di maledizione. Ma oggi non ci si sente più davvero. Nel maggio 1948 la torre, indebolita dagli anni si accasciò e crollò per tre quarti. Restò in piedi il lato prospiciente la via, al quale è appoggiata la cappella, la quale però, per misure precauzionali dovette chiudere le porte. L’attiguo stabilimento militare massacrato dai bombardamenti, imprestò allora un locale dei meno massacrati, per la celebrazione della Messa festiva. Tutta l’assistenza religiosa della borgata si ridusse a questa unica messa festiva domenicale e alla scuola di catechismo che seguiva alla Messa, scuola molto rudimentale per la deficienza di locali e di mezzi».


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  1. Annarita Pellegrini


    Approvo l’idea di recuperare, ricomporre e ricollocare l’epigrafe, che un tempo appariva sulla torre di Tor Tre Teste, di cui oggi rimane solo uno spigolo superstite, costruita nel XII secolo dal Capitolo dei Canonici di S. Giovanni in Laterano, al nono chilometro della via Prenestina, ma non è il solo intervento necessario, per portare alla luce gli inestimabili tesori, che il territorio conserva. L’inevitabile ricorso al Tar e al Consiglio di Stato, le autorizzazioni non ancora rilasciate ritardano la realizzazione del progetto, già condiviso dalla Sovrintendenza, del gruppo Cremonini, proprietario dell’ area, ex concessionaria Colaneri, per un’ ambiziosa musealizzazione del lastricato dell’ antica via Prenestina, dei mausolei, delle basiliche e delle sepolture con scheletri ancora ben conservati, presenti nel territorio, compreso tra via Prenestina e via di Tor Tre Teste ( angolo ), accompagnata da un servizio di ristorazione a minimo impatto ambientale. Il sito archeologico, che comprende manufatti e una necropoli di grande pregio, in superficie è coperto di stoppie, sui resti che affiorano sono distesi dei teli, sui quali si raccoglie l’acqua piovana, che vi impasta la terra, imbrattandoli. Un’ immagine che deturpa l’ ambiente e non connota in positivo l’ amministrazione competente a rilasciare le autorizzazioni mancanti.

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